La poesia, in fondo, in tutte le forme in cui è stata, e può essere, concepita, è un modo di orientare il linguaggio e, parallelamente, un modo di pensare, di vedere le cose. E, ancora, è un’occasione per esprimere, o per ricreare, un’esperienza del mondo. La mia prima presa di contatto con questa forma di scrittura avvenne molto presto, a scuola, durante le lezioni di seconda elementare. Si trattò di un’esperienza assai significativa e già capace di agire in profondità, di formare e di trasformare la mia idea relativa alle possibilità di espressione. La mia maestra, Eda Vanni, che si merita, pur a distanza di parecchi anni, un grande grazie, dopo averci insegnato le basi della grammatica, della scrittura e della lettura, l’anno successivo, in seconda elementare, ci fece leggere diverse poesie di Giuseppe Ungaretti, di Salvatore Quasimodo, di Giovanni Pascoli e di altri poeti del ‘900. Continua a leggere
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Luca Vaglio, Il vuoto, recensione-intervista di Franz Krauspenhaar
Il vuoto di Luca Vaglio, Morellini Editore, pag.179
di Franz Krauspenhaar
Una storia creata da più storie di minimalismo urbano. Con un protagonista assoluto, un giovane giornalista milanese in cassa integrazione, che non si lascia spaventare dall’inattività, ma che anzi ne approfitta per scandagliare il suo tempo ormai completamente libero, le strade del suo quartiere, i locali, i barman, le amicizie volanti, tutto il rito della giornata passata perlopiù in solitaria con la partecipazione di pochi comprimari. “Il vuoto” è il racconto di una solitudine lungo un certo periodo di tempo, costellato dal mistero dell’auto del protagonista rientrata nel garage dove è custodita con una gomma sgonfia, per cui qualcuno l’ha presa e il nostro io narrante cerca di indagare soprattutto presso i garagisti notturni e diurni. Un rapporto a distanza con i genitori, domiciliati al lago, che lui sente ancora in parte, nonostante la distanza, un po’ opprimente.
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