Archivi tag: Wolfgang Amadeus Mozart

90. Naufragio

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Hai avuto paura: bastava un nulla per farle una carezza, spogliarla, accompagnarla fino al letto sospeso come i progetti e i sogni, insomma rovinare tutto, anche il romanzo che ti costa più fatica, ora che il lavoro è aumentato e le ore per dormire si sono ridotte quasi a zero. Continua a leggere→

Piermario Morosini

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Un po’ di decoro, un po’ di decoro,
dice qualcuno che stende la mano per nascondere
lo spettacolo delle urla disperate.
Come, ti chiedi, la fame dei contatti,
lo scoop della morte in diretta,
possa trionfare sul senso del pudore.
Un po’ di decoro,
sussurra una voce d’oltretomba
a tutti i morti con le telecamere
che riprendono la fine della storia, un mondo venduto
al mercato delle vacche, al campionato degli orrori.
Perché, ti chiedi, non ci alziamo in piedi,
non diciamo basta a questo scempio, non rifiutiamo
il nostro clic per sempre
a chi ha dimenticato che il battito del cuore
e il suo fermarsi improvviso è più importante
della corsa all’oro.
Alziamoci in piedi, urliamoglielo in faccia:
un po’ di decoro, stendiamo la mano contro il dio denaro,
contro loro.

62. Una favola

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Selma, dicevo, ancora Selma. Fu Johnson a cambiare musica, come se a un certo punto cominciasse un concerto finalmente armonico, vogliamo dire Mozart?
Mi sentivo felice – ti è mai capitato? Sai, quando ti prende dentro, ti lasci invadere da qualcosa di più grande: vogliamo usare il termine miracolo?
C’è chi lustra le scarpe agli altri, per tirare avanti. Hai mai conosciuto un lustrascarpe? Persino il suo mestiere si può fare con il cuore.
Parlò contro la violenza, a favore della democrazia e dell’uguaglianza. Continua a leggere→

48. Tutto

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Mi ero abituato a tutto: sapevo che la profezia è ostacolata e il nuovo ha poche probabilità di farla franca.
Dove mi sono interrotto… Alla fine del Recordare. Allora siamo al Confutatis.
Questa volta, tuttavia, avevamo degli appoggi – Kennedy, ci pensi? – e fu un vantaggio e uno svantaggio.
Confutatis maledictis, flammis acribus addictis. Lei come lo tradurrebbe? Condannati all’eterno tormento.
Il vantaggio era ovvio: l’istituzione bianca dalla nostra parte. Continua a leggere→

36. Riflessi

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Tutti capirono che intorno alla questione degli autobus si giocava la battaglia più importante.
Le immagini violente sono monotone, come quelle pornografiche.
Sull’acqua, i riflessi hanno forme inafferrabili; cerchi d’inseguirle, di fissare un simbolo plausibile: un cane che insegue la preda con la lingua penzoloni, un serpente che striscia in un canale, un fumo che si alza all’improvviso dall’ombra di una città senza parole.
Non si poteva più tornare indietro, anche se i razzisti cercarono di compattarsi e di mostrare la faccia più cattiva, di arginare il movimento prima che fosse troppo tardi. Continua a leggere→

119. L’occhio stanco di Dio

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Difficile descrivere uno sparo. E’ come un lavandino che si stappa, un applauso troppo forte, l’ultimo colpo dei fuochi d’artificio.
Da qui si vede tutta la città, una striscia di colori che cerca di baciare il cielo.
Il problema è che esplode quando meno te lo aspetti: non riesci a coglierlo nell’ampiezza originaria, registri brandelli di rumore, un’eco sorda che attira l’attenzione, ma in ritardo. Continua a leggere→

48. L’orto

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La terra è secca; Yehochoua prende nelle mani alcuni sassolini, li gira e rigira, li accarezza, pensa alle creature del mondo, al punto in cui tutto era compresso ed è esploso in un ventaglio di colori, quando ogni cosa insegue il suo destino, facendosi largo tra possibilità infinite, di forma e spessore, di bene e male, di slancio o di aggressione, Continua a leggere→

46. Beati

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Il monte cala a strapiombo sullo specchio d’acqua, cercando refrigerio o inseguendo una conferma della propria potenza, della forza sprigionata dal composto verdegrigio, grovigli di piante e di pareti liscie che digradano in lastroni affiancati come panche di un cinema all’aperto. La gente ascolta, ciascuna sul suo masso, come statue di cera, o sentinelle che attendono un’epifania improvvisa all’orizzonte. Continua a leggere→

45. Golfo

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Se Ismail dovesse raccontare ciò che gli è successo, non sarebbe sicuro di riuscirci. Ricorda le palme, i tavolini, gli ombrelloni in fila davanti al lungomare, una sera chiara come i cristalli di Murano, il velluto blu del mare sul quale si posavano le macchie colorate delle barche. A sinistra, palazzi imponenti dominavano il golfo come vecchi imprenditori col panciotto, mentre i monti, in fondo, si godevano folate di vento che arrivavano a intervalli regolari. Continua a leggere→

24. Vino

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La sala è grande e addobbata: festoni colorati calano dai muri come stelle comete, fili guarniti di fiori di cartone corrono da una parte all’altra tracciando ponti di allegria. La gente mangia, parla, infila stuzzicadenti nella bocca, alza la voce, mormora pettegolezzi, qualcuno si alza per tornare a riempire il piatto di contorni. Lo sposo e la sposa si guardano incantati: lui ha dentoni da coniglio e capelli spettinati, lei una testa piena di fiori variopinti, come un vaso da terrazzo. Continua a leggere→