
La vita è piena di fatti straordinari: ogni storia è un miracolo, se la si guarda dalla parte giusta. Il bene e il male si distinguono così: credere o non credere, stupirsi o non stupirsi. Hai fatto di me una meraviglia stupenda, dice il salmo.

di Giorgio Galli
L’ironia e la leggerezza non devono far pensare a una poesia priva di passione. Al contrario, Il sistema solare di Diego Caiazzo (Diogene Edizioni, 2020) raccoglie limpide dichiarazioni d’amore e ustionanti riflessioni sulla malattia e la morte, snoda l’epica di un campione di scacchi degli anni Venti e dipinge scenari della Seconda guerra mondiale, quando il padre del poeta serviva in Marina. La pace che emana da questa poesia è la pace della sua forma. Una forma che si realizza in un’apparente rinuncia alla musica del verso che in realtà è scelta di una musica discreta, misurata eppure infallibile -si provi a cambiare qualcosa nella versificazione di queste poesie: si avvertirà subito qualcosa di stonato, la magia andrà subito persa- e poi scelta di un linguaggio privo di attriti, che smussa le punte espressive. È una scrittura per sedimentazione questa, una scrittura corallina, che se deve far ricorso a un termine insolito lo cerca nel lessico scientifico piuttosto che in quello letterario; che se deve trovare un’immagine la cerca nel mondo degli scacchi, grande passione dell’autore, o in quello della musica, altra sua passione, o la attinge dalla vita quotidiana, ma mai ricorre a topoi letterari. Una scrittura lavorata per sottrazione e per straniamento, che parla la cosa piuttosto che la parola e che al tempo stesso colpisce per la pacatezza della sua parola.
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Ciò che è buono, viene da Dio, ciò che non lo è, viene da noi: è la convinzione migliore per coltivare l’umiltà. È anche un buon sistema per non svalutarsi: a questo pensano gli altri. Mi viene in mente una scena di Marcellino pane e vino: i frati dicono che sono cattivo, confida il protagonista; ma Gesù gli risponde: Emmanuel che dice? La verità è nelle parole di chi ama.

Il sole triste della nomenklatura
Io non so più – diceva – che questo tempo
grigio dove tutto è spento, banale, senza senso.
E non vorrei morire come sciogliendomi al vento, senza che alcuno veda.
Eppure ricordo un giorno c’era l’odore dell’erba tagliata ed il campo per noi di calcio e qualcuno che viveva e pensava stava nell’aria che respiravamo.
E il pallido sole nel cielo argentato non era triste più di tanto.
–
Continua a leggeredi Kika Bohr

Wunderkammer Sherazade, 2019
Daniele, in quanto semiologo, hai un approccio molto particolare alla poesia. Nei tuoi versi emergono spesso parole-iceberg che si ripetono, si ricombinano, spostando di volta in volta il senso, in una specie di nastro di Möbius. Si ha l’impressione di una variazione sul tema. Vorrei che tu ti soffermassi su due aspetti che, a mio parere, sono fondamentali nella tua scrittura: il ritmo e la ricorrenza.
“Variazione sul tema” mi sembra un’espressione azzeccata. Anche se non sempre si tratta esattamente di quello, l’espressione riporta comunque a un ambito di procedimenti musicali, e quello è invece in qualche modo sempre in gioco nel mio lavoro. In musica si lavora molto sulla ripetizione variata, e una delle principali competenze del compositore è proprio quella di essere in grado di gestire le modalità di questa variazione. Il motivo, quando proprio non il tema stesso, è l’elemento che ritorna, garantendo l’identità, l’unitarietà della situazione; ma questo ritorno deve essere ogni volta diverso, ovvero variato attraverso spostamenti secondo parametri musicali diversi. Per esempio, la medesima sequenza di note, spostata negli accenti o nelle durate, costituisce un motivo nuovo, ma al tempo stesso richiama quello di partenza. A volte, persino la ripetizione identica di un motivo, se arriva dopo sviluppi che hanno nel frattempo condotto la musica molto lontano, può produrre effetti emotivi diversissimi. Continua a leggere


Arcipelaghi
Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.
All’orlo della pioggia, una vela.
Lenta la vela perderà di vista le isole;
in una foschia se ne andrà la fede nei porti
di un’intera razza.
La guerra dei dieci anni è finita,
La chioma di Elena, una nuvola grigia.
Troia, un bianco accumulo di cenere
vicino al gocciolar del mare.
Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.
Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia
e pizzica il primo verso dell’Odissea.
Certe poesie bisogna lasciarle scorrere così come sono: posseggono una bellezza intrinseca, che affascina senza troppi distinguo. Detto questo, i versi di Derek Walcott – premio Nobel per la letteratura, definito l’Omero dei Caraibi – hanno una ricchezza di contenuti sorprendente. I temi di natura e cultura, autenticità e alienazione, accoglienza e violenza, possono essere colti anche in questo brano che scorre veloce come la pioggia o la corrente del mare.