Archivi autore: fabrizio centofanti

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Le radio che fanno poesia

Per un sistema della radiopoesia italiana
di Max Ponte

Quando Marinetti scrisse nel 1933 il manifesto intitolato La Radia (nome che i futuristi danno alle “grandi manifestazioni della radio”) aveva in mente le enormi potenzialità espressive ed estetiche dell’invenzione di Guglielmo Marconi. Il poeta aveva fatto irrompere nei programmi la sua voce, creando scompiglio e attirandosi l’ostilità di chi non poteva tollerare quel linguaggio onomatopeico. La radia era vista come un superamento del teatro, del cinema e del libro, mezzi ormai troppo fossilizzati. In particolare veniva realizzato il sogno futurista nella sua forma più completa e bergsoniana che vedeva l’annullamento dello spazio e del tempo nella simultaneità sonora. Continua a leggere→

79. Stella di giorno

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Dicono che venerdì torni l’inverno. Che ne sarà del campo? Già così, con l’autunno che incalza, sembra affondare nella fanghiglia appiccicosa che si attacca alle scarpe e poi ci vogliono ore per tirarla via. Ti pare di affondare: nel ricordo dei giorni in cui avevi ancora un punto di riferimento; nell’impressione che tutto stia sfaldandosi, come un terreno violentato dalla pioggia. Continua a leggere→

Shechinàh, di Francesco Randazzo

Shechinàh, di Francesco Randazzo, é un poemetto straordinario, che trascina in un vortice di santi e puttane, carabinieri e migranti, situazioni quotidiane trasfigurate da un’ironia sottile, che a volte si trasforma in sarcasmo, a volte si scioglie in commozione che non puoi controllare. Una denuncia garbata e spietata, nello stesso tempo, delle contraddizioni che infarciscono la vita, sempre esposta al pericolo della rovina e al bagliore inaspettato della grazia. Continua a leggere→

78. Un po’ più in là

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Non riesci ad aprire neanche gli occhi; di quanto anestetico t’hanno imbottito per l’operazione? In quale punto sarà entrato il proiettile? Ma soprattutto: perché ti hanno sparato? Di motivi ce ne sono da vendere: hai cambiato tutto, in pochi giorni; hai cancellato i segni del potere, i titoli onorifici, le vesti preziose, le auto blu; hai mandato a casa il corpo delle guardie svizzere e, ciliegina sulla torta, hai trasferito la sede pontificia in un campo nomadi di periferia. Continua a leggere→

77. In carne e ossa

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Sei diviso tra l’ospedale e questa stanza, senza sapere cosa sia più utile: se vegliare tra la selva di tubi e medici che vanno e vengono, come nuvole di notizie tristi, o piegarti sui tasti, alla ricerca di un filo che ti appare ogni giorno più improbabile, fantasie che sono solo tue, lontane dall’intenzione originaria. Continua a leggere→

Beatles 2012 e nove libri

di Guido Michelone

Esattamente mezzo secolo fa, nell’ottobre 1962, un oscuro quartetto musicale di Liverpool inaspettatamente piazza un disco a 45 giri, Love Me Do, ai primi posti delle classifiche inglesi: è l’inizio di una strepitosa escalation chiamata Beatles. La storia è nota a tutti – un solo dato: oltre un miliardo di dischi finora venduti su ogni angolo del Pianeta – e per celebrare i cinquant’anni della nascita di un successo che continua a persistere, nonostante i cosiddetti ‘Scarafaggi’ o Fab Four restino uniti per meno di nove anni (ufficialmente fino agli inizi del 1970), anche in Italia non si contano le iniziative dalla vendita in edicola dei CD rimasterizzati della discografia ufficiale completa fino ai nove libri (nove appunto come gli anni di unione beatlesiana) che differenti editori pubblicano da qualche mese in qua con diverse finalità e anche con esiti obiettivamente lontani gli uni dagli altri. Continua a leggere→

76. Color arcobaleno

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Non sai che fare: premono perché torni tutto come prima, perché sia ripristinata la ragione, dopo la follia. Cosa pensare? Chi può avergli sparato a bruciapelo? Un povero che pretendeva più delle altre volte? Un sicario armato da un politico? Continua a leggere→

74. Dita

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Lo cerchi dappertutto, nei cassetti ammuffiti, sul ripiano dell’armadio, tra la rete del letto e il materasso. Ti sembra impossibile che non sia qui, da qualche parte. Il computer l’hanno sequestrato, come avviene spesso, in questi casi. Continua a leggere→

Pronta in bilico, di Natalia Paci

Storia di tragicomiche precarietà

Nota di Anna Elisa De Gregorio su Pronta in bilico di Natalia Paci, edizioni Sigismundus 2012.

Una faccia di clown divisa in due da un trucco sapiente (di parole): una mezza bocca rivolta all’insù ride da un lato, dall’altro una lacrima scende sulla gota. Ecco come riassumere in un’immagine vagamente romantica la “leggerezza che pesa” di Natalia Paci: entriamo in un mondo di inusuali filastrocche, limerick, calembours, nonsense, che ci costringono a pensare, fra una rima e l’altra, fra un’assonanza e l’altra, fra un sorriso e l’altro, al disagio del vivere, ai problemi del nostro tempo. È infatti una giovane figlia del nostro tempo l’autrice (alla sua prima prova) di questo snello volume di poesie dal titolo significativo Pronta in bilico, che ben ne anticipa il percorso. Scrive giustamente Renata Morresi nella divertita prefazione, scritta in perfetto sin-patos con lo stile dell’autrice: ‹‹La disarmante semplicità di Pronta in bilico porta il linguaggio della comunicazione alle sue conseguenze estreme: lo tira fino all’osso, fino al contrario di se stesso››. Continua a leggere→

73. Evento estremo

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Dicono che oggi ci sarà un evento estremo: un temporale come se ne vedono una volta ogni cent’anni. Hanno messo i sacchetti di sabbia intorno al Colosseo, molti si chiudono in casa, per prudenza. Solo qui, nel campo battuto dal vento, c’è un viavai senza fine di questuanti provenienti dalle vicinanze, ma anche da Ciampino, o dalle baracche fatiscenti in riva al Tevere. Continua a leggere→

72. Nulla al mondo

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Anita non si è fatta più sentire: aveva promesso mari e monti, sarebbe stata lei l’editrice di ogni scritto, avresti potuto startene tranquillo, a lavorare. Invece ti ha chiesto di trovarle una sede per l’impresa: un eremo, una fabbrica in disuso, un posto abbastanza capiente da ospitare i macchinari e gli uffici per il personale. Non sei arrabbiato: ti sembra tutto in linea con un mondo ormai incapace di donarsi. Continua a leggere→

71. Hai capito

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E’ tornata la pioggia. Prima, il giornalaio era di fronte: ti faceva uno squillo quando avevano portato i quotidiani e tu uscivi nel cortile; incontravi Zaccaria che ti chiedeva i soldi per la colazione, la donna che accompagnava i figli a scuola, l’imprenditore dell’industria di carote che parlava della Lazio. Continua a leggere→

La commedia dei cantautori italiani


Sarà l’autore Guido Michelone – martedì 16 ottobre, ore 18.00 alla Libreria Sant’Andrea di Vercelli – a parlare del suo libro La commedia dei cantautori italiani (Edizioni Effequ di Grosseto) introdotto da Claudio Cagnoni giornalista e direttore diRadio City Vercelli e da Guido Ferraro docente di Semiotica e di Tecniche della nararzione all’Università Torino. I discorsi saranno intervallati da interventi di Diego Petrucci a proporre brevi estratti da alcuni classici di Francesco Guccini, Luigi Tenco, Lucio Battisti, Francesco De Gregori e Fabrizio De André. Continua a leggere→

70. Alta marea

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Sei nel tratto dove la vegetazione sembra invadere la strada: una muraglia a destra e a sinistra, come le acque del Mar delle Canne; c’è un collegamento con l’itinerario dove torni sempre, in cerca di qualcosa, di un errore da evitare, di un gioco di luci da distinguere in fretta, prima che sia tardi? Continua a leggere→

69. Fuoco

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Sei di nuovo incantato in una sala; pensi alla rivalità tra i due pittori: Raffaello, in gara perenne con il Buonarroti, produce ormai talmente tanto da affidare quasi tutto il lavoro ai suoi aiutanti. Ma sei sicuro che ci sia la sua mano nell’incendio che semina il panico nelle vie della città, con la gente che scavalca i muri, invoca soccorso a braccia alzate, cerca rifugio dai crolli e dal fumo che avanza inesorabile. Il segretario è entrato silenziosamente, si ferma alle tue spalle. Continua a leggere→

Rasulanne, di Marcello Marciani

Poesia che nessuno può mangiarla più dolce e più furiosa
Appunti di Anna Elisa De Gregorio su Rasulanne di Marcello Marciani, edizioni Cofine 2012, premio Città di Ischitella-Pietro Giannone 2012.

È una maledetta sorpresa quella che per prima ci arriva, come una rasoiata sulla faccia, durante la lettura di Rasulanne (rasoiate), raccolta poetica di Marcello Mariani nella lingua “rasposa” e ben poco accattivante di Lanciano. Per la forza realistica, erotica, carnale, e allo stesso tempo visionaria (al limite dello sragionare) dei versi, la novità dei temi, l’originalità selvaggia dell’uso della lingua. In questo caso il dialetto rappresenta una marcia in più, che apre strapiombi e cieli. Senza limiti. Ci vengono scaraventati addosso suoni di arancio, di rosa, angustie e sangue. Continua a leggere→

68. Una formica

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E’ impressionante la vista della piazza: uomini e donne sono formiche colorate, non sai come possano vederti, se riescano a sentirti. La tua è una voce anonima, quasi fuori campo; un grido che dovrebbe entusiasmarli, spingerli a credere in un mondo migliore. Continua a leggere→

Vico ultimo alla Sorgente

A proposito di…
Vico ultimo alla Sorgente di Floriana Coppola

di Gloria Gaetano

Ci vogliono veramente doti narrative fuori dal comune per scrivere di un fatto di cronaca, non in uno stile di crudo realismo, ma in maniera densa, asciutta, compatta, forte, che dà voce a un silenzio domestico omertoso, ai maltrattamenti subiti nella rassegnazione accettata, di un amore molesto feroce, impietoso del maschio predatore.
Tutto viene visto e raccontato come vicenda “consueta” in una comunità che rispetta i canoni patriarcali e che si rassegna facilmente a una sopravvivenza abituata alle asprezze, alle paure e all’aggressività maschile.
E’ questo il tema dell’ultimo romanzo, Vico Ultimo alla Sorgente, edito a Napoli da Homo scrivens di Floriana Coppola, scrittrice, poetessa, collagista napoletana che va a fondo, nell’animo della sua città, di cui conosce il ventre, il buio dei vicoli, le improvvise apparizioni di chiese stupende, di palazzo Filomarino, e di tutto lo splendore oggi un po’ degradato di vie palazzi e chiese.
Con Anna, la protagonista del romanzo, si corre per Spaccanapoli, con i suoi figli, si corre senza meta, per la città oscura che si aggroviglia in strettoie, bottegucce artigiane, si tenta di fuggire dalle angosce, dalle paure, in cerca di una liberazione che vive nella sua fantasia, disposta a correre ogni rischio. Continua a leggere→

67. Questo è certo

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Il cielo di ottobre, a Roma, è una specie di miracolo: un azzurro irreale, fuori tempo, che vorresti bere, come acqua. Ma non puoi bere nulla; puoi solo sperare di sentirtene avvolto, che la sua leggerezza ti contagi. Sei davanti al computer, cerchi invano di salvarlo dalla polvere. Scrivi poche parole: cielo, Roma, ottobre. Senti che c’è qualcuno, alle tue spalle: è giunta l’ora? Continua a leggere→