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Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Lo sguardo obliquo sulla realtà: Wu Ming 2

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Wu Ming 2, uno dei componenti del collettivo Wu Ming, autori di romanzi e racconti sia collettivi che individuali, ma anche di una molteplicità di altre produzioni, iniziative, articoli, interventi, imprese, attività di diffusione e di guerrilla mediatica volte a mettere in evidenza le forzature e le contraddizioni del potere: il materiale è tale e tanto che, per la prima volta da quando è iniziato questo ciclo d’interviste, mi trovo in difficoltà a sintetizzare in dieci domande quello che vorrei chiedere.

1) Forse la cosa migliore è partire dal vostro romanzo d’esordio, Q, prima opera pubblicata da una grande casa editrice italiana con formula Creative Commons (ai tempi si trattava di qualcosa d’impensabile) e che quando uscì suscitò un vespaio di reazioni. Q contiene già in nuce, e al tempo stesso straordinariamente chiari nelle loro potenzialità, tutti gli elementi della vostra poetica. Una storia dalla parte dei reietti, insieme colta e popolare, raccontata con una scrittura quasi fiamminga, attenta al dettaglio ma con innumerevoli dinamiche interne. È una cosa che mi sono sempre chiesto: perché iniziare tutto così, con Q, con una travolgente avventura dietro le quinte della Riforma Protestante?

Il perché non lo sappiamo nemmeno noi, e se provassimo a ricostruirlo, sarebbe una spiegazione imposta a forza su una catena di eventi fatta di istinto, coincidenze, incoscienza e amicizia. All’epoca – era la metà degli anni Novanta – collaboravamo in vari progetti, dalla radio al teatro di strada. Pubblicavamo una rivista, scrivevamo racconti individuali, ci venne in mente di provare a concepirne uno collettivo, e per non rischiare di auto-limitarci cominciammo a parlare addirittura di un romanzo. Letture comuni – in particolare il saggio di Raoul Vaneigem, Il movimento del Libero Spirito – ci portarono a scegliere l’età della Controriforma come scenario condiviso nel quale animare l’intera vicenda.

2) Q era firmato Luther Blisset (pseudonimo collettivo utilizzato da un numero imprecisato di, cito Wikipedia, “destabilizzatori del senso comune”) mentre tutti i romanzi successivi portano la firma Wu Ming. C’è una ragione per questa sorta di passaggio di consegne?

La ragione è che Continua a leggere→

Due o tre cose che (forse) non sapevate su Babbo Natale (replay)

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E’ cosa risaputa che i post non si debbano mai ripetere… eppure i libri vengono ristampati, i film e le serie televisive vengono ritrasmesse e, soprattutto sotto Natale, c’è una generale tendenza alla ricerca di qualcosa che abbia fatto parte dell’anno precedente. Per chi allora l’anno scorso l’avesse perso, o per chi vorrebbe che anche quest’anno gli fosse ricordato, vi ripropongo “due o tre cose che (forse) non sapevate su Babbo Natale“, augurandovi una buona lettura, delle serene vacanze e ovviamente tanti ma tanti regali da Babbo Natale (o da chi per lui)…

Tutto è cominciato con la mia compagna che mi chiedeva se mi ricordavo i nomi delle renne di Babbo Natale. “Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet…” ha detto, “e poi?”
Avevo appena finito di cucinare. Erano le 9.30 di sera. Fuori pioveva. La mia compagna era riuscita ad addormentare nostro figlio dopo due lunghe ore di discussioni, trattative, letture e domande su Babbo Natale.
“I nomi delle renne?” ho ripetuto assumendo quella cognizione di causa che tutti i padri devono avere quando si tratta di questioni riguardanti i propri figli.
‘Perché’, stavo pensando, ‘hanno dei nomi?’
Mi ha guardato. La mia Continua a leggere→

Ci devi pensare tu

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Sei un bianco occidentale di circa trent’anni nel corpo di un nero di dodici che vive a Mogadiscio. La Storia ti è stata riassunta nel briefing iniziale: colonialismo, dittatura, guerra civile, pirati, carestie, condizioni socio-economiche, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli, le tue sorelle, la tua istruzione, le tue prospettive, il tuo presente, ora, adesso, quando tutto questo comincia. Poi, se vorrai, potrai approfondire il resto con calma, nel tempo – e di tempo ne hai – perché in Africa non ci sei nato e non ci sei cresciuto, non l’hai neppure mai vista, l’Africa. Ma non è questo il punto.
Il punto è che la Storia è una storia vera, e che il bambino è un bambino vero, e che la sua famiglia, i suoi amici, i suoi Continua a leggere→

Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Riuscire a trasmettere la voce dell’autore: Silvia Pareschi

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Silvia Pareschi, traduttrice dall’inglese all’italiano di grandissimi autori – da Jonathan Frazen a Zadie Smith, da Junot Díaz a Julie Otsuka, da Nancy Mitford a Don DeLillo (e molti altri ancora) – …… Ciao Silvia, innanzitutto complimenti per il tuo lavoro di traduttrice e per aver dato la possibilità a moltissimi italiani di conoscere le opere di alcuni dei migliori autori degli ultimi anni. Comincerei con un paio di domande alle quali hai già risposto probabilmente molte volte, ma che possono aiutarci a capire chi sei.

1) Come sei arrivata a fare la traduttrice?

Grazie a una buona dose di fortuna. Mi sono laureata in lingue con una vaga idea di voler tradurre letteratura, quella russa, però. Dopo la laurea e una serie di lavoretti per sbarcare il lunario, mi sono iscritta al master in tecniche della narrazione alla scuola Holden di Torino, sempre con una vaga idea di voler lavorare nel mondo dell’editoria. Durante il master, mentre seguivo un seminario sulla traduzione, venni notata dalla docente, Anna Nadotti, che mi segnalò alla casa editrice Einaudi. La mia prima traduzione pubblicata fu Le correzioni di Jonathan Franzen. Non potevo sperare in un esordio migliore.

2) Parliamo, appunto, dei tuoi esordi nel difficile mondo della traduzione. Te lo chiedo soprattutto a nome di quanti non conoscono certe dinamiche dell’editoria. Come funziona? Scegli tu chi tradurre? Vieni scelta? E cosa succede se non riesci a sviluppare un feeling con l’autore e col testo?
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Da dove nasce un buon pugile.

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Amato da scrittori di grande fama quali ad esempio Ernest Hemingway ed Elmore Leonard, W.C. Heinz è in Italia ancora relativamente poco conosciuto.
Eppure fu Hemingway stesso, all’indomani dell’uscita del primo romanzo di Heinz, Il Professionista, che non esitò a definire questa storia l’unico bel romanzo sulla boxe che avesse mai letto e il suo autore uno dei più bravi e promettenti dell’epoca.
Heinz e Hemingway in realtà si erano già conosciuti anni prima dell’uscita de Il Professionista, in Germania, durante il secondo conflitto mondiale, quando Heinz lavorava come inviato di guerra del New York Sun ed Hemingway del Collier’s.
Heinz però impiegò molto tempo prima di riuscire a pubblicare il suo primo romanzo (Il Professionista è del 1958) e la sua fama restò per lunghi anni legata più alla sua attività di giornalista sportivo (insieme a Tom Wolfe, Jimmy Breslin e Gay Talese gettò le basi di quel “New Journalism” destinato a cambiare la nostra maniera di leggere i quotidiani e di Continua a leggere→

Dieci domande a dieci scrittori-traduttori: Nicola Lagioia

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Nicola Lagioia, autore di romanzi, racconti e saggi, editor di nichel, la collana di letteratura italiana di minimum fax, e personalità molto attiva nel panorama culturale italiano, uno degli scrittori di cui, negli ultimi tempi, si è parlato (e si sta parlando) maggiormente…

1) Da Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi), pubblicato nel 2001 da Minimum Fax e vincitore del premio Lo Straniero, a La ferocia, 2015, pubblicato con Einaudi e vincitore del Premio Strega. E nel mezzo due altri romanzi Occidente per principianti, 2004, Einaudi, vincitore del premio Scanno e Riportando tutto a casa, 2009, vincitore del Premio Viareggio, senza contare le opere a più mani, i saggi e i racconti: com’è cambiata (se è cambiata) la tua maniera di raccontare storie e di rapportarsi al mondo?

Mi sembra di poter dire che, dal primo romanzo alla Ferocia, sono andato sempre più verso la costruzione di una storia. Verso romanzi, cioè, che avevano un impianto narrativo sempre più pronunciato e complesso. Credo di essermi reso conto, andando avanti, che il Continua a leggere→

Milioni di nocche che bussano alla porta… e una classe politica non all’altezza del compito storico che le è stato affidato

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Si fa un gran parlare, e a ragione, dell’articolo scritto da Mario Calabresi e comparso sulla prima pagina de La Stampa ieri mattina. E non solo per la foto di Alan, il bimbo siriano di tre anni annegato insieme alla madre e al fratello più grande mentre cercava di raggiungere Kos, la Grecia, l’Europa, la salvezza.
Chissà se qualcuno gli aveva spiegato che quell’Europa che tanto disperatamente stavano cercando di raggiungere era, insieme al resto dell’Occidente, in larga parte corresponsabile del dramma che da anni si sta consumando sul suolo siriano.
Quando sui libri di Storia, a scuola e poi all’Università, mi fecero studiare la presa di potere del nazismo e la sua avanzata in Europa, il punto fondamentale dal quale ogni studente doveva partire era l’immobilità degli stati europei e la loro impotenza, il loro essere troppo deboli, troppo divisi, troppo distanti, nelle loro differenti e personali posizioni per riuscire ad affrontare con successo quell’ombra che si stava lentamente allungando su di loro e che li minacciava tutti, nessuno escluso.
L’Europa unita, questo Leviatano voluto da quegli stessi Stati che avevano giurato che non sarebbero mai più stati deboli, impotenti, immobili, divisi e distanti, nelle loro differenti e personali posizioni, al cospetto di chi ne avesse minacciato i Continua a leggere→

E vedrai che un giorno ti servirà

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“La stellina e la luna”, “La quercia grande e i suoi visitatori”, “Le sette menestrelle” e a seguire “L’apetta golosetta”, “La signora Bisbetica e le sue ancelle Scarpa e Ciabatta”, “Lina la lucertolina”, “La scimmietta Pilù e la Savana”: sono solo alcune delle storie contenute nei volumi Le fiabe di Ambretta (Edilcolors, Joy Division, 2015) e I racconti fantasiosi di Ambretta (Edizioni Il Villaggio Ribelle, 2015) illustrati rispettivamente da Liliana Carone e Valentina Virdis.
Nelle parole dell’autrice, le storie contenute nelle sue opere sono “un inno al Creato e alle sue Creature e hanno tanti insegnamenti e valori che oramai, in questa nostra amata Italia, sono un po’ annebbiati. Nei miei scritti”, prosegue, “il rispetto per la Natura e i suoi abitanti è ricorrente, insieme a piccoli riferimenti religiosi”.
Ambretta Centofanti vive in un Continua a leggere→

La sfida più stimolante

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Ne avevo già parlato, della necessità e del dovere e della bellezza di un ‘leggere’ liberato da quell’alone d’intellettuale elitarismo che soprattutto dalle nostre parti è diventato col tempo allergia nazionale e cronica disabitudine alla lettura.
Poi, nel supplemento domenicale del Corriere della Sera, ecco alcune pagine dedicate a #ioleggoperché, un’iniziativa nazionale per la promozione del libro e della lettura organizzata dall’Aie (Associazione Italiana Editori) con la partnership del Corriere, di Repubblica, di Mondadori e di Raitre.
Veniamo così a conoscere i Summer readings statunitensi e la filosofia open source di Peter Brantley – per cui occorre “leggere dappertutto, qualunque cosa e su qualunque supporto” – per poi andare in Sudafrica a confrontarsi con programmi e progetti educativi portati avanti da Neville Alexander (compagno di lotta di Nelson Mandela) fino a tornare in Continua a leggere→

Ditemi la verità

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Stuff I’ve been reading di Nick Hornby, pubblicato da Penguin per il mercato in lingua inglese (e in Italia uscito insieme ad altri volumi con Guanda – vd bibliografia in fondo a questo articolo) è stato definito dalla critica d’oltreoceano in varie maniere: un resoconto, un’antologia, un diario, una sorta di reportage, un’invito alla lettura, un divertissement. Il testo è, in primis, una raccolta degli articoli usciti tra il 2006 e il 2011 sulla rivista americana The Believer, dove l’autore britannico teneva una rubrica dedicata ai libri che di mese in mese leggeva. Questa sorta di resoconti della propria esperienza di lettore prima ancora che di scrittore, esperienza di chi compra libri, legge libri, ama parlare di libri o prendersi di tanto in tanto una vacanza dai libri (o coi libri) ci dice molto sullo scrittore inglese ma ci dice ancora di più, e in maniera ben più importante, sul ruolo che i libri hanno nelle vite di chi li legge. Si va dall’intramontabile e amatissimo Dickens Continua a leggere→

E’ triste, papa. Ma è bellissimo.

Alle volte ci sono storie e autori senza i quali la nostra vita perderebbe una parte importante di quel senso che tanto a fatica siamo riusciti negli anni a scovare, proteggere e nutrire.
Spesso la maniera in cui queste storie ci raggiungono ha a che vedere col caso: la copertina di un libro su cui il nostro sguardo si è impigliato mentre camminavamo in una libreria, o un programma televisivo che non avevamo intenzione di guardare, o, infine, (è raro che accada ma alle volte può accadere) la combinazione di queste cose unite a un’infinità d’altre simili, appena differenti o distantissime.
L’autore è, in questo caso, Continua a leggere→

Due o tre cose che (forse) non sapevate su Babbo Natale

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Tutto è cominciato con la mia compagna che mi chiedeva se mi ricordavo i nomi delle renne di Babbo Natale. “Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet…” ha detto, “e poi?”
Avevo appena finito di cucinare. Erano le 9.30 di sera. Fuori pioveva. La mia compagna era riuscita ad addormentare nostro figlio dopo due lunghe ore di discussioni, trattative, letture e domande su Babbo Natale.
“I nomi delle renne?” ho ripetuto assumendo quella cognizione di causa che tutti i padri devono avere quando si tratta di questioni riguardanti i propri figli.
‘Perché’, stavo pensando, ‘hanno dei nomi?’
Mi ha guardato. La mia Continua a leggere→

Non respiro

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Viviamo in un mondo in lotta tra diritti e soprusi, povertà crescente e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Viviamo in una società basata sempre più sui conflitti, di razza, di genere, di religione e non ultimo, appunto, di ricchezza, che poi è divenuta l’attuale scala di valori su cui giudicare gli altri, dopo la scomparsa di quel concetto di ‘classe’ che tanto a lungo aveva caratterizzato il secolo scorso.
Dagli Stati Uniti, nazione che fino a non molti anni fa veniva indicata come luogo simbolo delle lotte per i diritti civili, e che all’indomani dell’elezione di Barack Obama sembrava aver definitivamente superato i fantasmi della discriminazione razziale, arrivano ogni giorno storie di violenze e ingiustizie operate dalle forze dell’ordine nei confronti di persone di colore. In Italia più che il colore sembrano contare (come spesso accade dalle nostre parti) le conoscenze. E così, per un’escort appena maggiorenne che fa la vita della milionaria tra il Messico e Dubai, ci sono i vari Giuseppe Uva, i Federico Aldovardi, gli Stefano Cucchi, entrati Continua a leggere→

Forever

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La sveglia a sensori mi dà l’ultimo avvertimento che è arrivata l’ora di scendere dal letto. In realtà io lo so già da un po’, o meglio, una parte del mio corpo ha cominciato a saperlo già da un pezzo che quell’ora stava per arrivare. La sveglia è stata programmata per rilasciare avvisi sonori a frequenze bassissime, in maniera da assicurarsi che il mio risveglio sia piacevole e il più possibile privo di traumi. Il. Più. Possibile. Tre parole che troverete scritte ovunque. Non c’è azienda che possa assicurare una riuscita del 100% in questo genere di faccende: troppi elementi non prevedibili, e un fronte illimitato di avvocati pronti a tirar giù pezzo dopo pezzo anche la più costosa sede della Continua a leggere→

Fatti.

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1) Il Carrione è un torrente che corre per 20 chilometri scarsi dalle Alpi Apuane all’alto Tirreno, attraversando Carrara, Avenza e Marina di Carrara. Un torrente: non il Danubio, il Tamigi o l’Arno.
2) Il Carrione è esondato nei seguenti anni: 1936, 1952, 1982, 1985, 1992, 1996, 2003, 2009, 2010 (due volte), 2012 (tre volte), 2013 e 2014. È esondato sempre a cavallo dei mesi di ottobre, novembre e dicembre.
3) Dopo l’esondazione del 2003 (la più grave) vennero indagati per omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio due sindaci, dieci dirigenti comunali, due dirigenti del Genio civile e 32 industriali del marmo. La prima udienza del processo cominciò a venti giorni di distanza dalla prescrizione dei reati e di conseguenza tutti gli indagati vennero prosciolti senza neppure essere giudicati.
4) 5 novembre 2014, nuova esondazione, crolla un argine messo in sicurezza pochi anni fa e che, malgrado gli allarmi lanciati da molti cittadini a partire dal 2013, era stato ritenuto ‘sicuro’. Attualmente a Marina di Carrara ci sono migliaia di sfollati, commercianti e liberi professionisti che hanno perso la loro attività e privati che hanno perso casa e macchina. Gran parte degli ‘indagati’ del 2003 sono tutt’ora ai vertici dell’amministrazione comunale e del settore del marmo. Stessi nomi, medesimo capo d’accusa: arriveremo questa volta a un processo?

Quando il troppo è troppo

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Una storia che ha commosso gli Stati Uniti e il resto del mondo.
Brittany Maynard aveva da poco sposato l’uomo che amava e con cui aveva intenzione di metter su famiglia, ma dopo aver scoperto di essere stata colpita da un tumore al cervello che le avrebbe permesso di andare avanti tra atroci dolori per un massimo di sei mesi, ha deciso di esercitare il proprio diritto alla dolce morte.
In un messaggio rilasciato ai media e poi pubblicato sul web, Brittany ha spiegato le ragioni di una donna giovane e ancora nel pieno delle proprie facoltà mentali, che lungi dall’essere mossa da un istinto suicida (“io non voglio morire, ma sto morendo, e voglio farlo con dignità”) si è trovata davanti all’evidenza di una fine inevitabile e si è presa la responsabilità di deciderne le condizioni (“la mia domanda è: chi ha il diritto di decidere per me, e decidere che merito di soffrire enormemente per settimane o per mesi?”).
La morte con dignità è uno dei principi basilari su cui si fonda la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e non per nulla privare della Continua a leggere→

Fantasia è tra noi…

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C’è qualcosa di più di un semplice interagire tra uomo e macchine (oltre che di un affascinante spettacolo visivo) nel cortometraggio Sparked: a live interaction between humans and autonomous flying machine realizzato poche settimane fa dal Cirque du Soleil in collaborazione col Politecnico Federale di Zurigo.
Lo spettacolo, al momento solo in video ma destinato a entrare presto nel repertorio del celebre circo di Montreal, vede dieci droni, ognuno dotato di una sorta di ‘personalità’ differente, dare vita a una coreografia interattiva nella quale uomo e macchine si muovono in sincronia.
L’inevitabile presenza sempre più invadente dei droni nella nostra quotidianità è cosa risaputa. Numerose compagnie (una su tutte Amazon) hanno già da tempo iniziato, per ora solo in via sperimentale, un servizio di consegna porta a porta che si avvale dell’utilizzo di droni, mentre in molti sport, uno su tutti il surf da onda, la possibilità di effettuare riprese in movimento dall’alto, a distanza ravvicinata e a basso prezzo, sembra aver rivoluzionato una volta per tutte la maniera di realizzare video. Quando l’utilizzo dei droni diverrà anche parte del gigantesco mondo della Fifa saranno in milioni ad assistere a una partita di calcio come in precedenza non avrebbero mai neppure saputo immaginare. L’utilizzo militare dei droni (come spesso accade si tratta di una tecnologia sviluppata inizialmente per fini bellici) ha nel giro di pochi anni reso concreto lo scenario fino a non molto tempo fa solo ipotizzabile di uno scontro tra robot ed esseri umani. Che ci piaccia o meno, un futuro considerato ‘fantascientifico’ è oggi Continua a leggere→

Avrei ricordato tutto quello che avevo visto

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Sono passati quasi venticinque anni dal giorno in cui la moglie di Jerzy Kosinski lo trovò nella vasca da bagno del loro appartamento di Manhattan col capo chiuso in un sacchetto di plastica.
Lo scrittore polacco naturalizzato statunitense era saltato agli onori della cronaca letteraria nel 1966 con The Painted Bird (L’uccello dipinto, 1967) il libro che lo avrebbe reso famoso nel mondo fino a fargli valere il National Book Award nel 1969.
Da quel momento in poi Kosinski fu indicato come uno dei più promettenti scrittori americani del dopoguerra e due dei suoi libri successivi, Steps (Passi, 1969) e Being There (Presenze 1973) divennero dei veri e propri classici (da Being There venne anche tratto un film di grande successo con Peter Sellers): l’autore comparve spesso in televisione, partecipando anche a The Tonight Show di Johnny Carson, recitò nel film Reds di Warren Beatty, presentò un Oscar per la miglior sceneggiatura e venne più volte messo sulla copertina del New York Times Magazine.
Ma la sua reputazione di grande Continua a leggere→

Nella Culla della Civiltà

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Due notizie, uscite negli ultimi giorni, che sembrano restituire meglio di tante statistiche la distanza che ancora ci separa dal Paese che vorremmo e che potremmo essere.
Da una parte l’orsa Daniza, uccisa per via di un dosaggio eccessivo di anestesia dovuto al tentativo di catturarla (per farne che?) dopo che aveva aggredito un cercatore di funghi diverse settimane fa: l’orsa in questione, adottando un comportamento perfettamente in linea con la natura che la contraddistingue, aveva inseguito e ferito il fungaiolo che si era avvicinato troppo (involontariamente, va detto) ai suoi due cuccioli.
L’altra notizia ha a che vedere con l’attacco mortale da parte di uno squalo bianco ai danni di un surfista di circa 50 anni a Byron Bay, nella Sunshine Coast australiana. La vittima si trovava a pochi metri di distanza dalla popolare spiaggia a nord di Sydney e malgrado l’intervento di un coraggioso bagnante (che rischiando la propria vita ha raggiunto il surfista a nuoto e l’ha trascinato fuori dall’acqua) è deceduta prima di raggiungere la riva. Una volta individuato dai bagnini e dalla guardia costiera, lo squalo è stato spinto nuovamente verso il largo con l’utilizzo di un elicottero e di alcuni jet ski: il grande squalo bianco è una specie protetta e la sua uccisione non è autorizzata.
Il resto è realtà. Legge della natura.
Le due notizie, messe l’una di fianco all’altra, si commentano da sole. Lo strascico di polemiche seguito al ferimento del cercatore di funghi, con conseguente campagna da una parte a interrompere il ripopolamento dei nostri boschi e dall’altra a sostenerne le ragioni (insieme alla difesa della vita di Daniza che, inspiegabilmente, è apparsa fin da subito in pericolo) ha avuto il tragico e inspiegabile epilogo che tutti temevano: l’orsa è stata uccisa, del futuro dei suoi due cuccioli poco o nulla si sa, il fungaiolo si sta rimettendo e nessuno si è preoccupato di avvertire gli altri orsi presenti nei nostri boschi che venire reintrodotti nel proprio territorio è una cosa, comportarsi secondo la propria natura è un’altra. In fin dei conti, diciamo o no d’essere la culla della Civiltà?

Il mio nome è Jimi Hendrix

Il mio nome è Jimi Hendrix, Edizioni Arianna, Geraci Siculo (PA) 2014 € 13

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Ha tutto quello che ci si aspetterebbe da un romanzo generazionale questo Il mio nome è Jimi Hendrix di Mauro Baldrati, pubblicato dall’editore indipendente Edizioni Arianna di Palermo: una gioventù inquieta e diversificata, ai cui sogni di riscatto si contrappone una disarmante pochezza di prospettive; genitori spesso distanti, che non capiscono o che non vogliono ricordare cosa significasse essere giovani; i primi amori, consumati nelle sale fumose di qualche discoteca o di qualche casa affittata; l’Italia alla vigilia dei ’70 e infine una colonna sonora vibrante e portentosa, che però, e questo è un particolare da non sottovalutare, proviene Continua a leggere→