Archivi categoria: Roberto Rossi Testa

Provocazione in forma d’apologo 230

Quand’era bambino una zia aprì un cassetto e gli porse un vecchio binocolo, spalancandogli un mondo. Da allora raccolse stereoscopi, microscopi, lenti, tutti gli strumenti per la visione su cui riuscì a mettere le mani, nelle più varie fasi di vetustà e malfunzionamento.
Quella vera e propria mania con l’adolescenza gli passò, ma volle tenere con sé, premio per un bel voto, un caleidoscopio d’ottone.
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Provocazione in forma d’apologo 228

Ieri è venuto da me mio nipote e mi ha sottoposto, come talvolta accade, un suo problema scolastico:
“Nonno, oggi è arrivato in classe il nuovo professore di francese, uno vecchio quasi quanto te, e ci ha lanciato una sfida. Ha cominciato a pronunciare in fretta delle frasi insensate, assicurandoci però che un senso ce l’avevano, anche se nessuno di noi ci capiva niente. Alla fine, impietosito, le ha pronunciate lentamente due o tre volte, permettendoci di trascriverle come le capivamo. Leggi qua: Sciavirò, …”.
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Realismo e simbolismo…

[…]”Voglio citare dei ricordi recenti, alcuni incontri che ho avuto la fortuna di avere nell’ottobre del 1971 a Persepoli, in occasione delle celebrazioni del XXV centenario della fondazione dell’impero persiano, e durante il congresso internazionale d’iranistica che si tenne nello stesso periodo a Shiraz. Il mese precedente, all’inizio di settembre, si era tenuto quello che oggi si chiama il festival annuale di Shiraz, ma che di fatto si svolge tra le grandiose rovine di Persepoli. Vi si era rappresentata un’opera di Xenakis, che metteva allusivamente in scena, nella cornice delle vicine montagne che circondano le rovine, il mito di Prometeo.
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Provocazione in forma d’apologo 227

Giovanni non doveva partire, avendo già tre fratelli al fronte. Ma per tentare di far rispettare un diritto bisogna conoscerlo, così Giovanni partì, uno degli ultimi della sua leva, il ’99. Tornò dopo pochissimo, sfigurato a vita: una granata gli aveva tolto un occhio, fatto volare via mezza testa. Poco male però: Giovanni sapeva leggere a stento, per mezza paginetta impiegava ore senza capirci niente: a che gli sarebbe servita una testa intiera, e specialmente la sua? E per i lavori pesanti, gli unici ai quali la sua nascita lo destinavano e il suo torpore mentale lo rendevano adatto, l’occhio sano rimasto bastava e avanzava.
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Provocazione in forma d’apologo 226

Rimasto solo in casa per pochi minuti, Gigino vede sul tavolo di cucina un gran cartoccio di ciliegie che la Mamma tornata dalla spesa ha dimenticato di mettere in frigo. Senza farsi pregare Gigino afferra il cartoccio, se lo porta nell’angolo più tranquillo del cortile e in cinque minuti si spazzola quelle buone ciliegie: complete di noccioli, per far prima e non lasciare prove.
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Provocazione in forma d’apologo 225

Chissà da dove era piovuta nella borgata quella ragazza.
Una ragazza bella e sveglia (il padrone del bar-trattoria che l’aveva assunta come cameriera non ebbe a pentirsene), ma pure con grandi stranezze: calzava sempre stivali di gomma alti al ginocchio e portava l’ombrello anche quando il sole spaccava le pietre; inoltre, se le si chiedeva qualsiasi cosa al di fuori del suo lavoro, rispondeva invariabilmente con un trisillabo tronco: “Pioverà”. E Pioverà era diventato il suo nome.
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Provocazione in forma d’apologo 223

Tempo fa una scampanellata imperiosa a un’ora insolita mi ha fatto correre alla porta. Avendo ricevuto come risposta al mio “Chi è?” un bofonchio incomprensibile ho comunque aperto, e senza chiedere permesso è entrato un tale che, come conoscesse già l’appartamento, è subito andato in salotto dove si è sprofondato sul divano, guardando poi verso di me con un sorriso furbo.
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Provocazione in forma d’apologo 222

Sono quasi le sette di sera, la giornata di lavoro sta finendo. Ma come al solito nel Gabinetto il telefono suonerà e il Direttore si farà passare qualcuno: Tizio, per chiedergli conto dell’operato di Caio; o Caio, per chiedergli un parere sull’operato di Sempronio; o Sempronio, per licenziarlo in tronco non avendo raggiunto gli obiettivi assegnati a Tizio, a Caio e chissà a quanti altri.
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Provocazione in forma d’apologo 216

Quando sei ancora giovane il pessimismo cosmico si scontra buffamente con le grandi aspettative che tuttavia conservi intorno alle tue riuscite. Così se sei un ipocondriaco, cioè se le tue contraddizioni, allo scopo di tenerti occupato, hanno scelto l’ipocondria per svelarsi un attimo e subito nuovamente velarsi, non puoi che imbatterti in un medico come quello in cui s’imbatté un mio compagno di scuola.
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Provocazione in forma d’apologo 214

Su uno dei miei balconi, a un metro di distanza una dall’altra, si trovano due piante: un olivo alto e sottile, che sebbene stento riesce sempre a dar qualche oliva, ed un’aucuba bassa ma tanto rigogliosa che non si direbbe quanti tagli ha dovuto subire per rimanere in vita. Le due piante, ho detto, son separate da un metro; ma ognuna di esse è dono di persona a me carissima un tempo o al presente, e quel metro vale mille chilometri.
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