Archivi categoria: Roberto Rossi Testa

Provocazione in forma d’apologo 247

Il primo regalo, se così possiamo chiamarlo, che feci a Lidia poco dopo averla conosciuta fu un gran sacco di pan secco per i randagi di cui aveva (ed ha) cura. Restai oltremodo stupito quando mi confessò che rincasando in auto di quel pane, poiché soffriva (come soffre) di languori di stomaco, ne aveva rosicchiato parecchio, pescandolo direttamente dal sacco. Niente è mai come si presenta al primo sguardo, mi dissi.
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Provocazione in forma d’apologo 245

Un occhio liquido senza palpebre e cigli perennemente puntato verso la luna madre.
Ce lo ricordiamo perfettamente entrambi, ormai vent’anni fa, il figlio della padrona con quel suo pozzo stretto e profondo dalle pareti di eternit, nel quale aveva messo delle carpe che indossata la maschera si tuffava a recuperare per levarle al cielo in una specie di sacrificio alimentare, fanciullo invecchiato in solitaria farandola su di un greto miserrimo.
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Provocazione in forma d’apologo 244

E’ sera, sto rincasando. Alla svolta mi trovo in coda a una colonna di auto che malgrado il verde non si muovono. Che fanno, dormono? Sbuffo. Ma dall’altra parte dell’incrocio un agente (di certo mi conosce se sa dove debbo andare, a me però non sembra di conoscere lui) fa segno proprio a me di superarli, attraversare l’incrocio e svoltare; non erano loro a dormire, ero io ad essermi posto sulla corsia sbagliata. Così faccio. Quando mi trovo all’altezza dell’agente mi affaccio e gli dico:
“Grazie e scusi, sa, è sera e ho lavorato tutto il giorno, sono stanco”.
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“Il vaso delle spezie” di Joris-Karl Huysmans

Joris-Karl Huysmans non è solo l’autore di À rebours, manifesto del Decadentismo, e di Sac au dos, uno dei testi-chiave del Naturalismo. A più di un secolo dalla morte la sua fama, a dispetto di certe previsioni affrettate, non solo non diminuisce ma addirittura cresce, e mentre le sue opere più conosciute continuano ad essere ristampate, le altre vengono via via tradotte e proposte al grande pubblico.
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Provocazione in forma d’apologo 240

Livia non ama uscire di casa, così è Alberto a fare la spesa al supermercato tornando dall’ufficio, di fretta, appena prima che chiudano. Ma è da un po’ di tempo che i due sono sempre più insoddisfatti di quelle compere: i vecchi marchi cui erano abituati, e che per loro erano legati a certe qualità della merce, stanno diventando introvabili, sostituiti da altri che si differenziano solo per le forme e i colori delle confezioni, mentre i prodotti contenuti in esse sono del tutto indistinguibili nella loro desolante mediocrità.
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Provocazione in forma d’apologo 239

La perturbazione artica più volte annunciata questa volta è arrivata sul serio. Infatti Orfeo si sveglia, nonostante le spesse coperte, con una sensazione di gelo, mentre sente gli uccelli degli alberi del viale che proclamano: “Ho-fred-do, ho-fred-do”.
Eccezionali questi uccelli, un vero portento, anzi un por-ten-to. Col loro verso trisillabo, un o-e-o con rare variazioni, quante cose comunicano o addirittura anticipano. Un guaio non capirne il linguaggio, e ancor peggio capendolo fare finta di niente.
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Provocazione in forma d’apologo 238

Un moderno alchimista cercava l’oro filosofico nello schermo del suo computer, tentando mediante la simulazione di individuare gli elementi scatenanti di certi fenomeni di Borsa.
Quando lo conobbi era alto alto, secco secco e con gli occhi febbricitanti di quelli che lo avevano preceduto: di sicuro non mangiava e non dormiva abbastanza, tutto dedito alla ricerca di sempre, anche se applicata a un oggetto all’apparenza diverso.
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Provocazione in forma d’apologo 237

Giovanni aveva un fratello, molto povero, col quale non andava d’accordo e che pertanto non frequentava. Idolatrava invece Alberto, cugino d’entrambi, noto personaggio pubblico. Giovanni aveva una moglie gran donna di casa, esperta sopraffina di ogni arte domestica, e sovente le faceva confezionare manicaretti squisiti o indumenti di gran pregio che poi faceva avere ad Alberto con un biglietto ossequioso. Alberto ringraziava sempre di suo pugno, e non mancava mai, rimanendo nel lecito, di fare a Giovanni i piccoli favori che costui di tanto in tanto gli chiedeva.
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Provocazione in forma d’apologo 236

Quando compì quarant’anni e per l’occasione invitò a cena qualche amico alzò leggermente il gomito. Non una vera sbronza, solo un’euforia moderata ma per lui comunque insolita. Quando lasciò la compagnia, non tardi ma tardi per le sue abitudini, s’incamminò verso casa da solo. Incrociava poche persone sotto i portici ben illuminati dalle luci dei lampioni e delle vetrine ancora accese, e a un certo punto fece un incontro per quell’ora abbastanza strano.
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NORTHUMBRIAN SEQUENCE di KATHLEEN RAINE

Kathleen Raine da noi è conosciuta soprattutto per i suoi studi all’insegna del misticismo e del neoplatonismo, per i suoi scritti su W. Blake e W. B. Yeats, per la curatela delle opere di Shelley, Coleridge e T. Taylor, e per il suo impegno nella rivista Temenos, “dedicata alle arti dell’Immaginazione”.
Ma è stata anche una prolifica e più che notevole poetessa in proprio, anche se, a quanto mi risulta, in traduzione italiana finora c’era solo qualche poesia nelle versioni di R. Sanesi in Aria, edizione d’arte con litografia (Cernusco sul Naviglio, 1987) e di B. Garavelli in L’anno di poesia 1990-1991 della Jaca Book.
Così ho deciso di offrire al pubblico italofono un ulteriore saggio della poesia della Raine, il poemetto NORTHUMBRIAN SEQUENCE in questi giorni in uscita per “alla chiara fonte” di Lugano (www.allachiarafonte.com), e di cui presento agli amici di LPELS una breve anticipazione.
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Provocazione in forma d’apologo 234

Pino era sempre stato il primo della classe, e quando entrò in seminario presto fu il primo anche lì.
Ma i padri che vegliavano sulla formazione culturale e spirituale dei seminaristi, se non avevano la sua intelligenza (cosa di cui Pino era certo), erano più vecchi di lui, avevano maggiore esperienza, vedevano più lontano. Così un giorno un professore davanti a tutti i suoi compagni gli disse: “Nella lezione di domani dovrai rispondere a questa domanda, Perché credo?”.
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