Archivi categoria: Roberto Rossi Testa

Provocazione in forma d’apologo 268

L’uomo, ultimo discendente di una grande famiglia in rovina e indagatore del mistero, leggeva fumando nello studiolo della sua casa nei caruggi della città vecchia. La stanza, oltre il breve cerchio di luce della lampada, era nell’ombra. A un tratto, l’uomo provò a una gamba una sensazione nota, che non dipendeva da un formicolio interno, da una corrente d’aria o dal tocco di un essere vivo.
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Provocazione in forma d’apologo 266

Il soldato che per sfuggire alla morte scappò a Samarcanda non vi giunse che vecchio, dopo peripezie a stento immaginabili.
Appena giunto, poiché gli occhi erano rimasti quelli di una volta, vide di lontano una vecchina grinzosa e tutta bianca; anche lei lo vide, e come poterono i due si corsero incontro e si abbracciarono.
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Provocazione in forma d’apologo 265

Da bambino, un giorno che vagabondava con il suo cane, s’imbatté in un piccolo incendio. Subito spedì Fido, un botolo di provata intelligenza, a cercare soccorsi, e lui si diede a versare sulle fiamme acqua attinta da un vicino rivo col secchiello che portava sempre con sé, insieme a tutto l’armamentario “per le emergenze”.
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Provocazione in forma d’apologo 264

Un vegetariano, appartenente a una famiglia di vegetariani, nondimeno sognò di andare a pescare e di prendere una grossa trota, la quale, non appena tratta dall’acqua, subito si mise a dirgli:
“Ti prego di non pescarmi, e soprattutto non mi mangiare, perché sembro una trota ma non lo sono”.
Ma l’uomo, sempre nel sogno, pensò a un espediente di quella per evitare la cattura, sicché la pose nel paniere e la portò a casa, dove la moglie la cucinò e la servì in tavola. Tutti la trovarono ottima, meno l’uomo, cui parve non cattiva ma strana, assai strana.
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Provocazione in forma d’apologo 262

È ufficiale: il male è sconfitto da secoli, il bene trionfa dovunque, salvo che in questa porzioncella d’universo dove il quadro è confuso per meri problemi di comunicazione, e dove peraltro molti prosperano, i più s’adattano e solo un piccolo resto dura in una resistenza a dire il vero piuttosto risentita e verbosa.
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Provocazione in forma d’apologo 261

Un tempo, quando avevo tempo per queste cose, me ne andavo a leggere in un parco cittadino sufficientemente tranquillo e silenzioso. Un giorno che stavo appunto leggendo (un poeta, qui non importa quale) su una panchina, la sola occupata da me fra molte deserte, comparve un uomo e mi si sedette accanto. Era un barbone, peraltro dall’aspetto abbastanza pulito e in ordine, come appurai sbirciandolo con la coda dell’occhio, anche se non mandava un buon odore. Sedeva dritto, guardando avanti, come se non mi avesse visto, come se io non esistessi. Trascorsero alcuni minuti di silenzio durante i quali cercai di proseguire la lettura. Alla fine l’uomo, sempre guardando avanti, sempre all’apparenza ignorandomi, aprì la bocca e incominciò a parlare:
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Provocazione in forma d’apologo 257

E. era un giovane ufficiale di carriera non proprio monarchico e certo non fascista. Quando venne l’8 settembre si sputò sulle mani e da buon piemontese si disse: “È ora”. Ma subito il diavolo ci mise la coda. Nella primissima azione – ma già quest’espressione è eccessiva, meglio diremo nella prima uscita di trasferimento – si trovò di fronte ad una situazione davvero particolare, con appena un secondo per decidere il da farsi. Lui decise senza sparare e far morti, e adoperandosi poi affinché l’episodio si chiudesse senza danni; eppure da quella decisione scaturì una rappresaglia che si ricorda ancor oggi, come a volte è stato ricordato lui, spesso senza nominarlo, come la testa calda che era caduta nella trappola, che aveva creato il pretesto per quel terribile gesto dimostrativo.
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Provocazione in forma d’apologo 256

Benché avesse una bella famiglia, una bella casa e un buon lavoro, l’uomo non era felice. Anzi, si può dire che per quanto all’indietro si spingesse coi ricordi, felice non era stato mai. Gli era sempre bastato posare lo sguardo o anche solo il pensiero sul suo piede sinistro per essere invaso dalla furia.
Eccolo lì l’estraneo, il nemico! Beninteso, quel piede non aveva nulla di speciale, ed era sanissimo. Bella forza, si diceva l’uomo, quell’escrescenza aliena viveva e prosperava a dispetto ed a spese di lui, del corpo che sentiva suo. Nondimeno, immaginando ciò che gli avrebbero risposto e come lo avrebbero poi trattato, della questione non aveva mai fatto parola con nessuno, in particolar modo con i medici. Sentiva che la cosa doveva risolverla lui stesso, quando l’esasperazione fosse giunta al colmo, quando avesse trovato i mezzi giusti e l’occasione buona si fosse presentata. Finalmente le tre condizioni si verificarono insieme, e lui non si lasciò sfuggire il momento propizio.
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Provocazione in forma d’apologo 255

Suona la campanella, è mezzogiorno: inizia l’ultima ora della vita lavorativa del bidello Antonio. Il cambio dell’ora avviene rapidamente, il bidello Antonio percorre per l’ultima volta i corridoi quasi deserti della scuola. Ma una porta si apre, un professore convocato d’urgenza dal preside lascia l’aula e subito nella classe si scatena la solita gazzarra.
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Provocazione in forma d’apologo 254

Un apprendista muratore ricevette il permesso di erigere nelle pause del lavoro un suo muretto di prova, ed i compagni che lì intorno mangiavano e riposavano lo tenevano d’occhio muovendogli critiche e dandogli buoni consigli. Alla fine della giornata il muretto veniva abbattuto, e l’indomani si ricominciava. L’apprendista era molto felice di questo, e pareva migliorare ogni giorno. Ma un giorno passò lungo il cantiere un tale che scrutata la scena gli si avvicinò e gli disse:
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Provocazione in forma d’apologo 252

Proprio in vista della sua terra promessa i piedi cominciarono a bloccarsi. Gonfi torpidi e dolenti lo costringevano ogni giorno ad alzarsi sempre prima per riuscire a trovare le forze sufficienti a rimettersi in marcia. I dottori a cui si rivolse suggerirono esami che diedero responsi sibillini e prescrissero rimedi che non rimediarono a nulla. Altri gli dissero spicci di non fare storie e andare avanti, e così fece.
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Gente di mondo

Al Direttore che gli faceva osservare che, non avendo raggiunto gli obiettivi fissatigli dall’Azienda, purtroppo per quell’anno non avrebbe ricevuto la gratifica, e l’anno seguente, ripetendosi la cosa, purtroppo rischiava la rimozione, un Funzionario faceva osservare a sua volta che il di lui figlio (il figlio, cioè, del Direttore), già promosso quell’anno per il rotto della cuffia, l’anno seguente non ce l’avrebbe proprio fatta, rimanendo purtroppo bocciato.
I due si squadrarono, si soppesarono e infine si sorrisero, addivenendo poi a un accordo soddisfacente per entrambi, che teneva giusto conto delle relazioni e dell’influenze di ciascuno.
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