Archivi categoria: Roberto Rossi Testa

Provocazione in forma d’apologo 284

Nella mia trafelata routine oggi c’è un motivo d’affanno in più: devo correre a casa perché aspetto Marco, mio amico e vecchio compagno di scuola, bricoleur esperto e attrezzatissimo, che deve farmi una riparazione delicata. Ricorro sempre a lui quando non si tratta di ordinaria amministrazione, anche se il suo intervento mi costerà una cena in un ristorante di grido ben più cara della parcella dell’artigiano o del tecnico più esosi; ma in certi casi non lesino, perché solo con lui ho la certezza di lavori fatti a regola d’arte.
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Provocazione in forma di apologo 283

Da quanti anni non passavo in questa via! Ma le chiavi del portone e dell’appartamento, chissà perché, non le lo ho mai gettate, sono rimaste nell’anello di ferro insieme alle altre, a quelle nuove.
Molto è cambiato nella via, si stenta quasi a riconoscerla. La vecchia casa invece no, è sempre lei, o almeno al primo sguardo così sembra.
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Provocazione in forma d’apologo 281

C’è stato un tempo in cui ci si metteva di fronte allo specchio, si valutavano disarmonie e imperfezioni e si decideva magari di ricorrete al sarto per mitigarle almeno alla vista, in un gesto di civiltà verso gli altri e di carità verso se stessi (la vanità, per favore, è un’altra cosa). E ciò comportava una sequela infinita di atti faticosi e dispendiosi in termini di denaro e di tempo: prima le molteplici prove, poi le continue attenzioni, la costanza nella manutenzione ordinaria e in quella straordinaria.
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Provocazione in forma d’apologo 280

Da ragazzo Umberto abitava in una cittadina dove proprio dietro la sua casa c’era una montagnola. Tutti i ragazzi del luogo, come prova di valore, dovevano salire fino in cima di corsa, senza fermarsi neppure per un attimo. Chi non ci riusciva veniva poi per sempre dileggiato, o peggio ancora ignorato come una perfetta nullità.
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Provocazione in forma d’apologo 278

Un potente aveva dei nemici personali e alcuni di essi, venuti a conoscenza dell’antica usanza di darsi la morte sulla soglia di colui dal quale si ritenesse di aver ricevuto gravi torti, presero a superare nottetempo le sbarre della sua cancellata ed a suicidarsi nel suo ameno giardino, sotto il suo bel portico. Il potente, sbuffando, aveva dato ordine di portar via quei corpi prima di giorno, di modo che quasi nessuno si accorgeva della cosa, o si poteva fare le viste che fosse così.
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Provocazione in forma d’apologo 277

Nella saletta della lungodegenza dove sto dando da mangiare a mia madre ci sono altri malati in carrozzella e altri parenti; un unico malato mangia da solo, nel tavolino accanto. Ha le mani che tremano e sembra che le muova a casaccio, versandosi più pappa in viso e sul bavagliolone che in bocca; ma ha un’espressione che senza affatto essere idiota si può tranquillamente dire beata.
Però a un tratto s’adombra, posa il cucchiaio, si avvicina biro e taccuino che stavano in un angolo del vassoio e comincia a scrivere, certo a fatica, ma con gesto che in lui pare più naturale di quello di cibarsi.
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Provocazione in forma d’apologo 276

Che il piccolo condominio dove sono venuto ad abitare avesse qualcosa di strano l’ho capito un paio di giorni dopo il trasloco, quando, nell’- e dall’appartamento che sul campanello recava scritto “Don Franco R…”, ho visto entrare e uscire più volte una bella giovane dall’abbigliamento disinvolto che ogni volta scambiava con un uomo la cui voce proveniva dall’interno battute dal contenuto decisamente intimo.
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provocazione in forma d’apologo 274

Pochi istanti prima di morire, stringendomi più forte la mano, la mia cara compagna ha mormorato: “Adesso devo andare, se posso ti scrivo, a presto”, parole che mi hanno stupito visto che fino ad allora era stata lucida, ma che subito dopo si sono un po’ perse nel vortice di dolore e di incombenze di quei giorni tremendi.
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Provocazione in forma d’apologo 270

Dovendomi recare nella piccola città dove risiede il maestro di un tempo, ora vecchio, spero di non incontrarlo e a tal fine pongo in atto qualche trucco innocente; e invece, come capita, la prima persona che incontro è proprio lui, con orecchino e stracci variopinti, certo per confondere la nuova compagna che subito scambio per sua nipote.
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Frammento

Ieri sera in bancarella ho comperato per due soldi una vecchia edizione delle “Aventures de Télémaque” del Fénelon. Ritiratomi a casa la stavo esaminando con comodo quando dalle sue pagine polverose e tarlate è uscito un foglio ancor più polveroso e tarlato che portava alcuni versi scritti in una grafia incerta, evidente frammento di una composizione più ampia.
A una prima lettura non mi sembravano appartenere ad alcuna poesia nota, così li ho tradotti alla brava ed ho salvato la traduzione nella memoria del computer, eccola:
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Provocazione in forma d’apologo 269

A un vecchio dalla vista lunga venne presentato un giovane bello e intelligente, forte e generoso; tutti ne esaltavano i meriti e gli pronosticavano una grande riuscita nella vita. “È vero” disse il vecchio “questo ragazzo ha molti meriti e certamente può riuscire bene. Ma, non saprei come esprimermi, lo vedo ancora incompleto, è come se gli mancasse qualcosa.”
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