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“La scrittrice obesa”, di Marisa Salabelle

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marisa Salabelle, La scrittrice obesa, Arkadia Editore, 2002

Di Marisa Salabelle ho letto diversi romanzi, e ne ho sempre apprezzato l’ironia e la leggerezza perfino nel parlare di vicende fosche. Così, in particolare, è stato nel penultimo libro, Il ferro da calza, edito da Tarka l’anno scorso, ma anche nel precedente giallo di ambientazione appenninica L’ultimo dei santi, dello stesso editore. Per Arkadia, invece, aveva già pubblicato un romanzo dai tratti molto più seri, gravidi di storia (della Resistenza) e di drammi familiari, Gli ingranaggi dei ricordi. Ora per la casa editrice sarda esce un nuovo romanzo, La scrittrice obesa, che sembra unire queste due “vene” dell’autrice. Sì, perché in apparenza si tratta di un romanzo dai tempi e dalle situazioni “comici”, ma in realtà la storia e il personaggio che racconta sono decisamente tragici.

La protagonista, Susanna, è una donna obesa, vittima della solitudine e della tristezza, oltre che, probabilmente, di un caratteraccio in gran parte indipendente dalla sua condizione fisica. Tratta male mamma (finché ce l’ha), vicini e conoscenti, e anche la sua migliore amica, Lorella, quando le prendono i proverbiali cinque minuti. Il suo tormento segreto – ma nemmeno che più di tanto – è il tentativo, continuamente frustrato dalle circostanze, di essere riconosciuta come scrittrice a livello editoriale. Vince concorsi di poco conto, ma non riesce mai a pubblicare, nonostante abbia un grandissimo (e reale) talento, per lo più misconosciuto dai suoi contatti personali e decisamente ignorato dalle case editrici, che subissa di proposte e messaggi pieni di rimostranze. Continua a leggere

A cosa (non) serve l’omeopatia

Tutti dicono che il proprio gatto sia intelligentissimo, che gli manchi solo la parola, che capisca tutto. Ma il mio è una spanna sopra la media. Decisamente. Perché lui ?pensate? vede che io prendo un tubetto di granuli omeopatici, ne estraggo tre, li lascio sciogliere nell’acqua della sua ciotola (che non vede, perché è nel lavello di cucina, ma insomma) lui la beve e guarisce dai suoi disturbi. Perché? Ma come perché, per l’effetto placebo, suvvia, è noto. Questo è l’unico effetto dell’omeopatia, no? Continua a leggere

La Piùpausa

menopausaNon ho avuto inizi facili. I miei primi vent’anni sono stati un urlo trattenuto e rappreso, scivolato via nel gorgo della morte di mia madre e di mia nonna. Non ho avuto spazio emotivo per vivere il mio menarca, o la mia sessualità, o la mia bellezza. I successivi venticinque ho cercato di riprendermi da quello spavento, come un gatto sfuggito alle fauci di un cane se ne sta arrampicato sul muro a leccarsi una zampa. E neanche in quegli anni ho potuto vivere le emozioni collegate ai cambiamenti fondamentali del mio corpo ? gestazione e maternità ? perché ero sterile.
Mi ricordo che fino a poco tempo fa ogni tanto facevo qualche battuta sull’avere le caldane, nei giorni più torridi d’estate, con quel filo di disprezzo impaurito che si prova per un tempo brutto da cui si pensa irrazionalmente di essere esenti. Continua a leggere

Donna, non mestruare con dolore

Endometriosi[Una premessa: vorrei ringraziare di cuore Fabrizio Centofanti che ha scelto di accogliere questo pezzo tale e quale a come era scritto, nonostante fosse femministicamente antiveterotestamentario e per giunta per nulla letterario. Un’ennesima riprova di quanto coraggio e libertà circolino per questo blog. Giubilo & gratitudine!]

Covo questo pezzo da sette anni: tanti ce ne sono voluti perché io mi sentissi finalmente pronta a metabolizzare un tema così spinoso come la mia possibilità perduta di essere madre. E anche se ancora oggi continuo a sentire resistenza all’idea di ripercorrere il mio calvario, ho scelto di farlo per saldare un intimo debito di sorellanza verso tutte le donne, che voglio onorare a qualunque costo. Continua a leggere