
Gesù è nel presente: la Sua passione, la Sua croce, sono adesso. Unirsi a Lui significa vivere l’amore più intenso che esista, guardare negli occhi la liberazione.

A volte ci sentiamo soli. È un ritornello che il prete sente spesso, a cui si può rispondere in un modo suggerito dal Vangelo: Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Così l’evangelista Matteo conclude il suo racconto. In realtà, è un punto di partenza: sapere che non basta aprire gli occhi, la mattina; bisogna accorgersi dello straniero che ci cammina accanto, come a Emmaus.

Abbiamo problemi di chiusura? Ci sembra che l’aridità dell’anima abbia raggiunto un livello di emergenza? Che neanche una tonnellata di tritolo potrebbe far saltare il muro che, giorno dopo giorno, abbiamo eretto in noi? La soluzione c’è. Come può il tuo cuore – dice il Cristo alla Bossis – restare chiuso davanti alle mie piaghe aperte? Pensiamoci, oggi, tra una cosa e l’altra.

A offrire non è solo Gesù, bensì anche noi. È il mistero del dolore, che dalla notte dei tempi l’umanità ha provato a investigare, con successi modesti. La questione è che il successo di Cristo è nella Croce, tema fra i più ostici per le nostre corde. L’unica è lasciarsi guidare dal Maestro: il mistero nascosto si svelerà davanti ai nostri occhi.