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Giacomo Sartori. Anatomia della battaglia

di Roberto Plevano

“Carissimo padre,
di recente mi hai chiesto per qual motivo sostengo di aver paura di te. Come al solito, non ho saputo risponderti, in parte proprio per la paura che mi incuti, in parte perché motivare tale paura richiederebbe troppi dettagli per poterli esporre a voce con una certa coerenza.”

Nell’autunno del 2019 Franz Kafka inizia a redarre un testo nella forma di lettera al padre Hermann, commerciante di un certo successo in mercerie e articoli di moda. Il testo non arrivò mai al suo apparente destinatario; a leggerlo con attenzione sembra più un’articolazione dell’opera letteraria di Franz che un documento meramente autobiografico. Trattandosi di Kafka, è un’osservazione scontata, come lo sarebbe di molti autori la corrispondenza dei quali mai è mera faccenda privata, anzi entra a pieno titolo nel corpo della loro opera. L’opera tuttavia – è questa la cosa importante – non può davvero essere letta e interpretata a partire dai dati biografici. Le relazioni personali e sociali di cui si racconta, insomma, talvolta anche negli epistolari più privati, sono costruite più su fantasia e talento del narratore che sull’aderenza a un certo vissuto. Può capitare che rispetto al dato biografico – e soltanto rispetto ad esso – siano esagerazioni, omissioni, invenzioni, patenti menzogne. Memories that become monstrous lies, canta Nick Cave. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “Anatomia della battaglia”, di Giacomo Sartori

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.

Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

“BUONA LETTURA” 11. Anatomia della battaglia (ed. Sironi)

Anatomia della battaglia ha una forza: avvenimenti, caratteri, dialoghi e ambientazioni sono sì riferiti con chiarezza e lucidità ma riescono anche ad aprirsi ad una dimensione specifica: il rapporto fra la generazione uscita dalla guerra e quella successiva, sciupata e poi divorata dalla lotta politica senza riuscire ad individuare una via d’uscita.

Sartori conduce la narrazione contemporaneamente in più direzioni, con un uso quasi musicale del tempo, capace di dare il senso del complesso intrecciarsi di motivi di storia politica e culturale e rendere vivi tutti i personaggi.

Questi diventano persone, esseri umani, ciascuno con la propria storia: il padre fascista, la madre desiderosa di stare bene al mondo, il figlio (il narratore) che, rifiutando l’insegnamento paterno, entra a far parte di un gruppo di estrema sinistra e partecipa alla lotta armata ma che, ben presto, si allontana anche da questa e va a lavorare nell’Africa del Nord. Continua a leggere