Articolo di Andrea G. Sciffo
Dal sito di Arianna Editrice
“Ancora Tolkien?” chiedono esasperate le voci, soprattutto italiane. Quando s’imbattono in qualcuno che gli mostra come attorno al tronco dell’opera (ossia all’Opus magnum) de Il Signore degli Anelli continuino a germogliare gemme, ad irrobustirsi rami e branche, a fronteggiare foglie: cioè, i “commenti” che dal 1954, anno della pubblicazione della prima parte della Trilogia, si infoltiscono, in tutte le lingue, da svariati punti di vista critici e ideologici, al punto che Tolkien è oggi stato confrontato con quasi tutto.
Fenomeno unico nella letteratura contemporanea, paragonabile a quanto accadeva con Omero e con la Bibbia (che, secondo una citata indagine britannica, sarebbe l’unico libro al mondo che superi per diffusione The Lord of the Rings). Peraltro, nella cultura anche accademica anglosassone, l’opera tolkieniana è già accettata a pieno titolo nell’ambito di studi accademico, senza false modestie; come dire: tra dieci anni di questo mio preambolo tutto teso contro gli “antitolkienisti” si riderà come di un inutile aggeggio. Continua a leggere
