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“Vento forte…” al Nord

Milano
Le radici sono nel sud – L’Irpinia con gli occhi di un paesologo
Giovedì 29 gennaio 2009, ore 20.00, via Paladini 8.
Franco Arminio, paesologo, poeta, videomaker e scrittore, presenta il suo ultimo libro Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza) insieme al critico Marco Belpoliti. Nella serata verranno anche proiettati video che raccontano in modo impassibile e divertente l’Irpinia orientale, una regione dimenticata d’Italia. Continua a leggere→

Caro Franco

Caro Franco,
ho finito di leggere Vento forte tra Lacedonia e Candela, partecipe della rabbia e della pietas leopardiana del tuo sguardo e colpito dal quadro socio-politico che ne emerge: assalto devastante al territorio, cemento selvaggio sulle campagne, demolizione del Belpaese, nessuna azione umana che ponga riparo a disastri naturali come quelli del terremoto, incuria quando non colpa e complicità degli amministratori, latitanza dello Stato, menefreghismo della popolazione, emigrazione e abbandono come unica soluzione, desolazione di chi resta. Continua a leggere→

Il campanile dello scrittore

campanilesantantonino
In principio furono Cesare Pavese, Primo levi, Italo Calvino, Beppe Fenoglio e Natalia Ginzburg, così inizia un articoletto uscito giorni fa sul Sole 24 Ore, nell’inserto dedicato al Piemonte (e già cominciamo maluccio dimenticando un Grande come Giovanni Arpino).
Titolo: Gli scrittori piemontesi scalano le classifiche.
Sottotitolo: L’area subalpina si conferma terreno fertile per giovani talenti.
Segue elenco di autori subalpini più o meno piedistallati, dal più stagionato al più giovane, da Carlo Fruttero alla rivelazione dell’anno, Paolo Giordano. I nomi citati sono parecchi, tutti più o meno noti, anche se mancano i due che prediligo, Sebastiano Vassalli e Davide Longo. Continua a leggere→

Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia

Dopo Viaggio nel cratere (Sironi, 2003) e Circo dell’ipocondria (Le lettere, 2006), Franco Arminio manda alle stampe Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 186 pagine, 10,00 euro), un libro che segnerà in profondità le sorti della grande letteratura di “strapaese”, e le sorti della letteratura per frammenti, antiromanzesca e antiborghese (“Il paesologo non ama il narrare disteso, ma la smania aforistica, la frase singola, spaiata” scrive Arminio nel piccolo zibaldone finale dove, tra l’altro, ci sono immagini e intuizioni di superba bellezza: “Tre luoghi aperti nelle mattinate dei paesi: il bar, il Comune, il cimitero”; “Quasi ogni mattina vado a trovare qualche paese come si va a trovare un vecchio zio, vado a vedere che faccia ha, a che punto è la sua malattia o la sua salute. Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede, mi dice qualcosa di me che non sa dirmi nessuno”, ecc.). Continua a leggere→