
di Giovanna Menegùs
Poesia come sete, o sete di poesia. Desiderio inappagato e inappagabile, risorgente sempre e nonostante tutto a fornire una prova dell’esistenza dell’anima, se non di Dio. La metafora e il simbolo, tanto antichi quanto potenti, mi accompagnano in sottofondo da alcuni mesi con La sete, titolo del libro in versi di Sergio Bertolino pubblicato lo scorso ottobre da Marco Saya. Li ritrovo ora in un altro libro di poesia fresco di stampa (Collezione privata di Elisabetta Sancino), in cui un breve testo si intitola anch’esso La sete, ispirandosi a un’omonima scultura di Arturo Martini, che nel Novecento rappresentò il tema in più versioni.
La persistenza del tema in autori e forme differenti mi sollecita, e mi induce a tentare di dare forma a qualche considerazione nel presentare le due sillogi.


