Michele Ranchetti raccontava di essere stato un bambino solitario e sovrappeso, estraneo ai giochi dei coetanei e costretto – non del tutto controvoglia, forse – a coltivare precocemente il suo mondo interiore. Disegnava, componeva musica, scriveva poesie. Da sempre, anche se il suo esordio come autore in versi risale al 1988, a 63 anni compiuti (nato a Milano nel 1925, è morto a Firenze il 2 febbraio scorso). Al momento della pubblicazione de La mente musicale, dunque, il profilo di questo intellettuale versatile e irrequieto pareva già largamente delineato. Successore di Delio Cantimori alla cattedra fiorentina di Storia del cristianesimo, certo, ma anche imprevedibile animatore culturale (negli anni Sessanta aveva lasciato l’incarico di direttore delle Librerie Feltrinelli in dissenso con Giangiacomo) e infaticabile operatore editoriale, come testimonia la lunga serie di iniziative e traduzioni legate, fra gli altri, ai nomi di Ludwig Wittgenstein, Sigmund Freud, Rainer Maria Rilke e Paul Celan. Continua a leggere→