Archivio mensile:Agosto 2023

Daniele Ricci, Lezione di meraviglia

a cura di Alberto Fraccacreta

Il mare dorato
sotto la bianca luce del cielo.
Sono solo come sempre
nella cabina 12161.
Ascolto il fragore dell’acqua
tagliata dalla nave.
La coperta sul letto è rosso bruciato con sfumature chiare.
Da fuori entra un’aria calda e umida,
porta una fissità leggera
a questa mia inquietudine.
Qualcuno dovrà pur bussare alla porta,
ma prima sentirò i suoi passi
cammini invisibili tra questo divano
e il nulla.
Non il mare, non le parole
per recuperare nel silenzio una memoria,
solo l’indifferenza del mondo
e la nostalgia di un ritorno senza scampo.

Daniele Ricci, Lezione di meraviglia, peQuod 2022 Continua a leggere→

Canali


Vogliamo sempre fare, ma tutto comincia dall’accogliere. Se non abbiamo vita, non possiamo donarla. Attendere è il segreto: che il getto arrivi a noi dalla sorgente, per diventare canali ed irrigare il mondo.

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Odilon-Jean Périer, Carmi

a cura di Alberto Fraccacreta

Une marée nocturne

Ma chambre garde au coeur une vertu glacée
ce soir d’hiver je suis son plus rude ennemi.
Mais je puise une faim de victoire et de cris
dans le silence même où elle est enfoncée.

Sans peur, sans joie, avec une voix mesurée,
mûrie et nourissante à la façon des fruits,
je dis que mon poème est heureux de la nuit.
Il se forme et il monte avec un bruit d’armée.

Pour ce dieu résonnant d’une excessive faim
je déchaîne dans l’ombre en élevant la main
une très studieuse et très ardente fête;
c’est bien. J’éteins la lampe et je serre les dents:
ma chambre se soulève. Avec l’aube, les vents
enflent la voile. Et nous partons dans la tempête! Continua a leggere→

Viaggi


Gesù viaggia con noi, ci segue, si gode il panorama. Un Dio senza desideri lo lasciamo volentieri a chi ha smesso di vivere prima di morire. A noi piace così: con lo sguardo perduto fuori del finestrino della macchina. Chi più di Lui può apprezzare la creazione?

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La parola ai poeti. Nader Ghazvinizadeh

È possibile che la poesia alimenti le mie manie. Procrastinare il presente, incorniciarlo,  passarci sopra un fissante. “Gobbo obbedire alla voce narrante”. La poesia è la lingua  perfetta per il filtro narrativo che applico ad ogni cosa che accade. È perfetta perché si assolve da sé, perché appartiene alla sfera della predestinazione infantile, incollando l’età  del mito a quella della prassi. Scrivere mi dà l’illusione che qualcosa si compia, nel  momento stesso in cui cadono le parole. Un compimento biografico, comunicativo. La  mia comunicazione è pura malafede. “Acqua di acquario, fuoco di posacenere”. Fatico a  capire le poesie degli altri. Fatico perché alle poesie altrui non applico la malafede.  Quando le capisco le capisco al volo, cioè mistifico, invento. Posso fare a meno della  poesia, come si fa sempre a meno delle cose importanti. I miei ultimi versi sono meno  avvenenti di quelli vecchi ed é normale che sia così. Il mio percorso si sta allontanando  dalla facilità, dalla gratuità, che per me sono già retoriche. Per retorica intendo la vita e la  poesia che si prendono l’una con l’altra alla lettera. Nei decenni sono tornato alla lettura  di Lavorare stanca. Le prime volte mi colpiva quella scrittura dimessa, ripetitiva. Quella  scrittura dava ai gesti ripetitivi una solennità che appartiene al mito. Erano gesti che  immaginavo senza parole. I gesti senza giorni, che perdono senso nel ripetersi,  acquisivano invece in Pavese un spessore da litosfera. Tutti i miei versi sono segnati  dall’impazienza. La stessa impazienza che mi porta a voler cristallizzare in un attimo una  poesia, la tiene anche sospesa per anni, come stesa al sole. Le poesie ancora da scrivere  abitano nella mia mente nello stesso luogo dove divago, dove faccio finta. Un giorno  cadono le parole una per una dalla mente, con una facilità elegante e al contempo  irritante e ricomincia a girare la ruota.  Continua a leggere→

Riparare

Bisogna riparare: il mondo, fuori e dentro noi, è pieno di falle. Sembra impossibile rimettere in ordine, restaurare le tante corruzioni, ridare splendore a ciò che è opaco. Provare per credere: con Dio nulla è impossibile.

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