Archivi autore: fabrizio centofanti

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https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

La scia

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È più azzurro di tutte le altre volte:
c’è una macchia di luce,
sullo sfondo, di stelle all’incontrario.
Una barca sbava una scia di schiuma.
Mi hai lasciato qui, sul tetto del mondo,
come la volta che mi prenotasti
la stanza de Le Dune:
una perla preziosa
nell’ostrica del mare di Sabaudia.
Anche quest’anno, al centro dell’estate,
mi hai posato una perla tra le mani,
una stella che appare
se il sole è tramontato, a ricordare
che l’alba è ancora lì, dietro le grate.

45. Alle porte del cielo

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Vorrei cambiare il mondo, lo capisci, Claudia? Vorrei cambiare il mondo. Ti guarda con gli occhi troppo neri, il sorriso che si spegne appena nato. Dicevano che sarebbe arrivato un po’ di fresco, e invece fa due gocce di pioggia e tutto è come prima, addirittura peggio, se possibile. Continua a leggere→

Neil

Cos’è un piede? La decima parte del corpo?
Un arto sgraziato, che però a qualcuno piace?
Un angolo di calli e di ferite,
un posto in cui è difficile persino
tagliare le unghie o fare pulizia?
Un piede è un piede solo nel momento
in cui si posa, tocca, prende posizione,
nel giorno, o nella notte
– e a volte può non fare differenza -,
un piede è un piede quando nella cruna
dell’ago il cammello finalmente passa,
quando la vedi non più sopra di te,
ma la senti sotto, sì, sotto di te, la luna.

44. L’appeso

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Ti chiedi se un romanzo possa servire mai a qualcuno. Ti senti stupido, nella stanza con quaranta gradi, le pale del ventilatore sempre sul punto di cadere in pezzi, il poster di Taormina a ricordarti di uno spazio e un tempo in cui hai creduto di essere felice. Oggi metti tutto in discussione, dopo l’ennesima giornata storta: sei un illuso con la gente, immagini ancora che il vangelo possa cambiare la vita alle persone. A cosa serviranno le righe nere che tessi ormai a fatica, col mal di testa che ti opprime, le dita in cui pare condensarsi la pesantezza insostenibile di un agosto che non vuol finire? Salva L’Anima: ci credi ancora nel titolo che si è quasi imposto nel momento in cui hai pensato che il destino dell’amico, immobile nel letto, potesse rivelarsi il tuo? Non sarebbe più bello Chiaraluna, il filo fragile di una speranza che non accetta di morire? Pensi che il romanzo sia oscillare tra una morte e l’altra, il guizzo di vitalità minacciato dal caldo, le contrarietà, la malattia. Forse la felicità è il respiro rotto di un istante, in bilico tra un passato che non torna e un futuro che senti sfuggirti tra le mani. Guardi la Piazza dei Miracoli, il poster appiccicato con lo scotch tra Isolabella e la copia di Van Gogh: il miracolo è sedersi ancora qui, con la bottiglia d’acqua diventata calda, il pacchetto di Winston pronto a consolarti per un attimo e a rovinarti per sempre la salute, il quaderno degli appunti dove segni, passo dopo passo, le scene e i personaggi, e ogni tanto lo riapri e ti ricordi di Savin nella cella di Rebibbia – che fine avrà fatto? saprà che le hai provate tutte per parlarci? -, Anita, l’editore, che ti chiede a che punto sei arrivato – a buon punto, abbi pazienza, con tutto quello che ho da fare -, Arturo, costretto a ripetere le analisi – la vita è un esame ininterrotto? verrà mai il momento in cui ti puoi fermare, riposarti, sicuro di qualcosa? Tenti di riportare alla memoria la musica che ti cantava dentro, camminando lungo il viale mentre lui parlava, parlava, e ti si allargavano i polmoni, e vedevi i colori per la prima volta, e ti chiedevi che ho fatto fino a ora, per quale maleficio sono stato tenuto prigioniero? Prendi in mano il biglietto, lo leggi e lo rileggi: che la felicità sia trovare ogni volta le parole Flaminia, a te lascio in eredità il cuore del mio cuore, lo pongo nel tuo cuore, per sempre? Il romanzo esiste solo al contatto incandescente con la riga e mezzo di caratteri neri su un foglio di colore rosa, è il filo agganciato all’ultima chance a cui hai appeso la tua vita, sapendo che se dovesse spezzarsi pure questo non avresti più la forza di rialzarti. Rimane il poster di Van Gogh e l’ultimo dei dubbi: che a tagliarti le gambe sia la mania di star fuori dagli schemi, che la scelta giusta sia quella di Francesco, concentrato sui trucchi delle scuole di scrittura, che il mondo sia dei furbi, di coloro che si piegano ai gusti della gente, che sfornano prodotti prevedibili, pronti a soddisfare il palato di lettori-automi telecomandati. Il cuore del mio cuore: ti vedi ancora nella baia di scogli bassi, scendi con prudenza la scaletta in ferro, e lui ti dice buttati! e sorridi, appeso al baratro del tempo e dello spazio, con le pale del ventilatore che sputano l’ultimo sbuffo di aria calda, prima di riuscire a fermarsi e riposare.

43. La porta è aperta

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Dicono sia l’ultima settimana di caldo insopportabile. I ventilatori danno un refrigerio quasi inesistente; ogni tanto, un refolo di vento alza la polvere secca e te la sbatte in faccia. Li vogliono buttare fuori un’altra volta; ho parlato con Mihaela, era furiosa; l’azienda che li vuole sloggiare è municipalizzata, bisogna parlare con qualcuno. Continua a leggere→

42. L’altra parte del cielo

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Quante volte correrai per questa strada che hai imparato a memoria, di notte e di giorno, di cui conosci le auto parcheggiate, sempre le stesse, perché la gente torna, come te che non puoi fare a meno dell’asfalto della litoranea, con la linea bianca continua che è come la tua vita, ogni tanto si spezza, per uno screzio, per una incomprensione, ma poi è così dolce, sa farsi perdonare, ti sussurra parole nell’orecchio, con l’odore di Ceres che ti penetra il midollo, ti fa perdere la testa, se mai ce l’hai avuta sulle spalle. Continua a leggere→

Aldo Nove ‘racconta’ Giancarlo Bigazzi

di Guido Michelone

Aldo Nove, oggi quarantacinquenne, è uno scrittore che fin dagli esordi abitua (o disabitua?) il lettore alla tecnica dello spiazzamento o dell’imprevedibilità: nel volume d’esordio, circa quindici anni fa, Woobinda, subito libro-cult, indicato quale capostipite della letteratura cannibale o narrativa pulp, le brevi ‘novelle’ risultano un misto esplosivo di kitsch, avanguardia, trasgressione, presa-in-giro. Poi nei testi successivi Nove opta per il recupero della bella forma, quasi annullando la fortunata inventiva straniante, per arrivare, l’anno scorso, a una vera e propria autobiografia in cui si avvertono persino pathos e drammaticità. Continua a leggere→

Per Elsa Morante

di Meth Sambiase

“Di Elsa Morante so bene – ho saputo a suo tempo, ho inteso – la vita come (quasi) negazione o rovesciamento di quell’ordine che le era apparso all’inizio. Ma proprio per questo avvertivo quella sua vita come tragica e penosa… E questo, poi, dev’esser stato il suo profondo patire. Di capire che l’ordine le era impossibile. Elsa ha creduto nell’inesistenza, nel miraggio, ha visto terra dove non era. Continua a leggere→

41. Almeno questo

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E’ un incubo, un incubo. Calmati, mi preoccupi quando fai così, alla tua età ti può prendere un infarto. Alla mia età? Non sono mica vecchio. Cerchi il suo sorriso, vuoi credere che stia scherzando; ti senti ancora giovane, con la missione che ti è stata affidata, gli ideali in cui confidi, nonostante tutto. La baracca è un braciere in cui capisci di non poter resistere, nell’agosto dei cicloni africani. Continua a leggere→

39. La faccia grigia

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Cos’è, cos’è che ti prende ogni volta che senti una sirena, che arriva qualcuno e ti dice: si è sentito male, l’hanno portato in ospedale? Cos’è quel nodo alla gola? L’immagine che torna, lui che suda, la sigaretta che cade dalla mano, mentre siete a tavola, Continua a leggere→

38. La barca

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Dopo le due messe del mattino sei già esausto. Cerchi di radunarli per il pranzo, sei costretto a sentire le notizie del telegiornale, non sanno farne a meno; non vedi l’ora di finire, per rimanere solo, per bere in santa pace il tuo caffè e accenderti una delle Winston che hai nascosto nel mappamondo all’angolo d’ingresso della sala. Continua a leggere→

La Parigi di Raymond Queneau per i turisti di oggi?

 

di Guido Michelone

Arriva nelle librerie italiane un inedito del grande intellettuale francese Raymond Queneau dal titolo Conosci Parigi? Sottotitolo: Tutto quello che devi assolutamente sapere. La finta fascetta in rosso stampata in copertina sula diagonale a destra dice anche: 450 domande e 450 risposte scritte da uno dei più noti autori francesi. E se a questo si aggiunge la foto in bianco e nero che ritrae le nuove targhe in stile old fashion che indicano via e piazze (gli Champs-Élysées in questo caso), tutto farebbe supporre che l’editore Barbés di Firenze proponga l’ennesima guida per turisti sulla Ville Lumière. In realtà non è proprio così, anche se questa versione rispetto all’originale Connaissez-Vous Paris? (Éditions Gallimard, 2011), gioca molto di più proprio sull’attuale spendibilità turistica. Ma a questo punto occorre fare un passo indietro e giungere a ritroso nella seconda metà degli anni Trenta. Continua a leggere→

37. Gara di bellezza

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Mi aiuti? Da quando frequento la scuola di scrittura non riesco a mettere due frasi in croce. Che cosa t’insegnano? A preparare il progetto del romanzo, a costruire i personaggi, a dosare i dialoghi con la narrazione. E hai imparato? Continua a leggere→

Ritorno all’isola

di Gloria Gaetano

Vicino Roma, in una libreria molto suggestiva, dove si presentano opere d’arte e di poesia, ho incontrato una donna di grande forza ed energia, Marcia Theophilo, candidata al premio Nobel. Già avevo letto qualche sua poesia, che mi aveva colpito profondamente per il profondo legame con la sua terra, proprio all’interno della foresta amazzonica.
La cittadina è Morlupo, abitata da una popolazione italica affine agli etruschi, con successivi palazzi del ‘400 e del ‘600.
Guardo affascinata il bel video di Maria Korporal con una poesia di Marcia, e mi vengono in mente certi suoi versi che mi hanno colpita profondamente: Continua a leggere→

36. Ponti

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Ne vengono? Sì, ne vengono. Sono molto cordiali, sai com’è, il bacino di elettori, a volte un uomo di Dio può più di mille laici. Per loro esistono, gli uomini di Dio? Sono i voti che esistono, per loro. Guardi i ponti con le macchine che scorrono: t’incantano, ne sei sempre stato innamorato, passeresti ore a contemplarli, come fossero i custodi di un segreto decisivo. Continua a leggere→

33. Abbaglianti

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Non ricordi neanche più perché ritorni qui, trascinata da un’immagine o un pensiero; né ricordi perché piangi ogni volta che il mare, dietro le dune, appare col bagliore di un azzurro che è impossibile distinguere dal cielo. Continua a leggere→