Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

54. L’officina

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E’ quasi un’ora che sei qui; segno che cominci a invecchiare, che forse stai perdendo il vizio di inanellare un impegno dopo l’altro, anche dopo pranzo, quando tutti cedono al momento di stanchezza, si regalano una pausa rilassante, mentre tu, ostinatamente, accendi il computer e ti rimetti a scrivere: che ci trovi nell’appuntamento che diventa una tortura, per gli occhi che si chiudono, il collegamento che salta all’improvviso, il telefono che squilla, e tu che insegui le immagini che sfuggono, sfuggono, come una chimera? Continua a leggere→

53. Di chi

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Vorresti cominciare da capo: è come se ci fosse qualcosa che ti sfugge, come non fossi tu a tenere le fila del romanzo, ma qualcun altro proponesse i temi, le scene, persino il linguaggio da adottare. La trama finisce col perdersi lungo una strada con il sole a picco, come se il tempo si fermasse, o dovesse tornare lì, per qualche ragione misteriosa. Continua a leggere→

Grande romanzo americano, di Roberto Saporito

“Una cosa che succede quando scrivi un libro è che tieni la morte al suo posto;
l’ideale è continuare ininterrottamente a scrivere.
” (Bernard Malamud)

UNO

Quando apri gli occhi e guardi la sveglia elettronica, la sveglia elettronica è spenta, senza vita. Hai la testa pesante, hai dormito poco e male, hai bevuto troppo ieri sera e adesso non sai che ore sono.
Prendi il cellulare sul comodino, guardi l’ora e urli:
“Cazzo, è tardissimo.”
Ti alzi, accendi la macchinetta del caffè, accendi la televisione, vai in bagno a pisciare. Ti osservi allo specchio: hai avuto giorni migliori, non c’è che dire.
Mentre aspetti che la macchinetta del caffè si scaldi butti l’occhio al televisore e nel televisore c’è una delle Twin Towers che sputa fumo, che sputa fumo esattamente all’altezza del tuo ufficio di rappresentanza, l’ufficio dove tu in questo preciso momento dovresti essere, l’ufficio dal quale vendi e compri opere d’arte dai prezzi impossibili, l’ufficio che è diventato la tua vita, l’unica cosa che fai, l’unica cosa che pensi, l’unica cosa che ti fa alzare la mattina, tutte le mattine, tranne oggi. Continua a leggere→

52. Equilibri

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Era un po’ che non veniva; te la ritrovi là, gli occhi nerissimi, come avesse combattuto l’ultima battaglia: avrà fatto la notte? Quanti pazienti sono morti, questa volta? E che significa morire se sei dall’altra parte, coi tubi di flebo nelle mani, la pasticca che scivola per terra e rotola al di là della tenda, e non la vedi più, come il senso della vita? Continua a leggere→

Claudia Ruggeri. La sposa barocca che corteggiava la morte.

di Augusto Benemeglio

1. Angeli terribili, poeti maledetti, capaci di incarnare il genio salentino di questi ultimi trent’anni, quel maledettismo salentino delle terre rosse, degli eden perduti, capaci di gettare nelle strade l’angoscia, l’inquietudine, la solitudine, l’esuberante creatività, lo stupore, la meraviglia, il furore autodistruttivo delle loro esistenze, un mazzo di coriandoli e di scintille sparse in una sera di carnevale, così tanto per illuminare la notte, salire in vetta a se stessi, per poi chinarsi giù a guardare l’effetto che fa. Sono dame e cavalieri che danzano coi loro invincibili sguardi visionari per occhi braccia e cuore e si giocano tutto per un sorriso , per un po’ di vivacità, tutto in una sola partita, in un solo salto, in un solo volo , in un colpo solo di dadi, capaci con la voracità delle loro passioni indecifrabili e definitive di dare un calcio in culo a tutto, alla vita bastarda, ai sogni, ai miti, alla fabulazione, alla gloria, alla sete disperata d’amore, e di prendere a sassate quella scheggia infranta che è la propria infanzia, “persa su tutte le piste”, ma anche di irradiare fasci di energie così potenti e musicali che ci daranno luce e ombra e suoni ancora per chissà quanto tempo, come le stelle morte che noi per tempo immemorabile continuiamo a vedere brillare nel cielo e a sognare. Continua a leggere→

Quelle monetine del Raphael

di Andrea Pomella

L’Hotel Raphaël è appena dietro piazza Navona, ha la facciata ricoperta di vite vergine, glicine e buganville, i salottini bianchi della hall in mezzo ai quadri di Mirò, Morandi, De Chirico, le sculture, le litografie, i pezzi di antiquariato, la collezione di ceramiche di Picasso e di arte Maya che ne fanno un vero e proprio museo di arte antica e moderna. Continua a leggere→

51. Sguardi

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Viaggiando sulla litoranea, ti rendi conto che nessuna foto potrebbe renderne i dettagli: le pieghe dell’acqua, l’ombra delle foglie sulle case, le ferite dell’asfalto così simili alle tue ferite. Corri, corri, come inseguissi le immagini che nessun apparecchio digitale potrebbe immortalare nella forma in cui emergono dentro: solo uno sguardo umano può rendere umana la memoria. Continua a leggere→

50. La mano

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Perché non metti le inferriate? Non ci abbiamo pensato, qui si vive pericolosamente. E’ vero che sono tornati? Sì, hanno sfondato la porta, Giovanni ha messo dei bulloni. Ma i bulloni non bastano, un poco di buon senso! Si vede che non ci è abituato; non vuoi spaventarlo, gli dici che è normale, se si accettano i poveri più poveri. Continua a leggere→

Antologia come “solitudine corale”

Appunti di Anna Elisa De Gregorio su Nuovi Poeti Italiani n° 6, a cura di Giovanna Rosadini, Giulio Einaudi Editore 2012

È stata una scelta motivata e ponderata quella di inserire solo voci di donne nell’ultima antologia Nuovi poeti italiani 6, edita nel 2012 per i tipi di Einaudi a otto anni di distanza dalla precedente e quindi molto attesa: ‹‹Ciò che ha spinto l’editore, nella persona di Mauro Bersani (responsabile della Collana bianca) a concepire l’idea di un volume al femminile è stata la semplice considerazione di quanta buona poesia scritta da donne ci fosse in circolazione e in che minima percentuale arrivasse ad avere una adeguata fruizione e visibilità››. Continua a leggere→

49. Tritolo

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Ti chiedi se sia possibile – ne parlavi con Flaminia – che i tuoi dolori, la malattia che senti avanzare lentamente, siano il prezzo da pagare per una salvezza misteriosa, perché la Chiesa emerga dal labirinto in cui vaga da qualche tempo a questa parte, dalla perdita dell’entusiasmo e della libertà, dalla compromissione coi poteri. Continua a leggere→

48. Qui dentro

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Perché ti ostini? Lo capisci che è una guerra persa in partenza? Ti faranno fuori. Vuoi dire come l’altro? Non ho detto niente; hai mischiato le carte, non potranno perdonartelo. Il ventilatore fatica a sputare quattro fili d’aria. Lela gioca con Liubìsa, sollevando polvere secca. Continua a leggere→

Ascoli

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La chiamavamo il salotto d’Italia:
la piazza sembra immobile nel tempo,
con la chiesa per parete, il palazzo
comunale dove dicono sì
gli sposi attesi da parenti e amici
coi fiori in mano, mentre la flottiglia
dei piccioni sbanca il tavolo vuoto,
rovesciando tazze e bicchieri. Dalla
finestra di una casa, la signora
col cappellino bianco sta studiando
turista per turista, e tu mi manchi,
mi manchi, amico, non sai quanto, come
l’aria, il mondo ch’eravamo, allora.

Il Cardinale

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La parola, per te, è stata solo
mezzo d’incontro, mai di divisione,
hai fatto delle cattedrali un tempio
di persone e non di denari, come
aveva detto chi, per tutto il tempo
della tua vita, volesti cantare
con gli strumenti della tua esegesi
acuta, raffinata, con l’incanto
della bellezza, la fiducia certa
nella bontà dell’uomo, fatto a immagine
di Dio. E tanto più parevi solo,
quanto più la visione si appiattiva
sull’autorità ossequiata e il pane
di Emmaus non era più spezzato,
e gli occhi non si aprivano e il cammino
non si poteva trasformare in corsa,
per dire a tutti che la morte ancora
è stata vinta, ancora Dio è vicino.

La Vita in Prosa. Concorso Nazionale di Narrativa.

La Vita in Prosa
Concorso Nazionale di Narrativa
Terza edizione (2012)

Con la partecipazione di puntoacapo Editrice

NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Concorso riguarda scritti inediti in prosa.

La Giuria del Concorso è composta da:
– Ivano Mugnaini (scrittore, direttore della collana di narrativa di puntoacapo Editrice)
– Mauro Ferrari (poeta, critico, direttore editoriale di puntocapo Editrice)
– Valeria Serofilli (scrittrice, presidente del Premio Astrolabio)
– Adrian Bravi (scrittore)
– Alessandra Paganardi (scrittrice, collaboratrice di riviste letterarie nazionali)
– Roberta Lepri (scrittrice)
– Daniela Raimondi (poeta e scrittrice). Continua a leggere→

Senigallia

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La spiaggia tra le nuvole è un affresco
dai colori sbiaditi. Sulla sabbia
(di velluto, mi dicono: a me sembra
la sabbia di sempre; in più ci sono
dei sassolini bianchi), la sorpresa
è un gruppo di gabbiani che bivacca
pulendosi le penne, appiattendosi
tutti, controvento. Come se il posto
fosse loro: uno stabilimento
da cui spiccare il volo da un momento
all’altro, anche senza sole. Come
si dovesse volare, ad ogni costo.

47. Il suo nido

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Difficile trovare pace: da quando sei qui non fai altro che rispondere al telefono e alle mail, ascoltando problemi, tragedie, gente moribonda, progetti che necessitano di un’approvazione, Mihaela che resiste disperatamente allo sgombero e ha bisogno del tuo amico avvocato, ma ha perso il numero di cellulare. Continua a leggere→

Portonovo

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Di qui c’è il mare aperto, lo sperone
di roccia s’è accucciato dentro l’acqua,
pare un cane fedele; il motoscafo
penetra il golfo come una vagina.
Solo una volta ho visto questa scena,
forse con te; o forse quando ancora
eri costretto a letto, ad aspettarmi.
Comunque sia, lo contemplo per te,
questo spettacolo degno di un Dio:
ora che non ci sei, che puoi guardare
il mondo solo con me, con gli occhi miei.

Il punto omega di Don DeLillo

di Guido Michelone

Romanzo breve o racconto lungo, questo scritto solo in apparenza minore rispetto ai grossi tomi (Americana, Underworld, Cosmopolis) noti anche al pubblico italiano, è un’amara riflessione sullo scorrere del tempo, che vive per così dire metaforizzato all’inizio e alla fine del testo con le due sequenze non a caso ‘cinematografiche’ ambientate al MOMA di New York dove i protagonisti assistono alla videoinstallazione 24 Hour Psycho (1993) di Douglas Gordon: il celebre giallo Psycho (1960) di Alfred Hitchcock viene proiettato al ralenti e dilatato da due a ventiquattro ore. Continua a leggere→

Tutto

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Tutto coperto, qui, da foglie e rami.
Stracci e frammenti d’azzurro in mezzo
agli alberi, ai cespugli, sono il mare.
Del Conero intravedi l’ex convento
restaurato, sommerso dalla macchia,
la linea snella dei ripetitori.
La gente passa, parlando di cose
che passano anche loro, in fondo al viale
aumenta in ogni istante il crepitio
di tazze e di bicchieri.
L’unica cosa intera in questo ingorgo
di schegge vorticanti, di altalenanti
segni di assenze e di presenze, suoni
dispersi in cerca di un principio, di una
qualsiasi partitura, tu: sei musica
ai miei orecchi, flusso continuo, come
la fontana che scorre alle mie spalle
fondendo tutto insieme, orrori e incanti.

46. Occhio di pantera

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Perché hai l’impressione che sia tutto un sogno? Cos’è questo monte a picco sul mare, dove le barche lasciano una scia che pare di stelle e dove tutto intorno c’è l’odore di Flaminia, il colore del biglietto rosa che tieni sempre aperto sulla scrivania, come se soltanto lì potesse trovarsi la risposta a ogni possibile domanda? Continua a leggere→