
Quando diciamo “Dio mio” non dobbiamo dimenticare che anche Lui è per noi. Questo dice il Cristo alla Bossis. L’amore è reciproco, l’eternità è questo scambio infinito di affetto.

Gesù dice a Gabrielle di consolarlo, perché la Sua passione è sempre, e sempre ha bisogno della nostra vicinanza. Le raccomanda le virtù teologali, cui tiene tanto: la fede e la speranza sono i primi gradini dell’amore, che va sempre alimentato, con piccoli sacrifici che lo tengano vivo. Solo l’amore conta. Dice di chiedergli di agire in lei: Lui lo farà.

Il Cristo dice alla Bossis di chiedere anche le cose impossibili, perché Lui può tutto. L’amore approfitta di questa potenza senza limiti, che si mette a disposizione dei nostri desideri più profondi. Gesù ha sofferto, per questo, tutte le pene, perché in ogni dolore potessimo consolarci, uniti a Dio, partecipi della sua natura, intimi con l’Infinito.

Il Cristo ricorda alla Bossis l’importanza della sofferenza. Le dice che, presa in sé, la natura umana non può amarla, ma la soprannatura se ne impadronisce come uno strumento al servizio del progetto di Dio, e un modo per ottenere grazie che corrispondano alla Sua volontà. Aggiunge che occorre attingere al gran deposito delle Sue sofferenze, a seconda del momento che si vive: quelle dell’infanzia, dell’adolescenza, della vita pubblica. Non bisogna perderne nessuna, perché sono tutte preziose per la nostra vita.

Siamo noi che permettiamo a Dio di vivere sulla terra: ciò accade quando gli offriamo ogni nostra azione, quando facciamo tutto insieme con Lui. E così lo rendiamo felice. Gesù dice a Gabrielle: pensa se in tutto il mondo si facesse questo. Sarebbe uno spettacolo per il cielo. Cominciamo da adesso, cominciamo noi.

Gesù ha un solo, intenso desiderio: darsi. Non si lascia fermare dalla nostra ingratitudine, o dall’indifferenza. Sta alla porta e bussa. Ha bussato anche alla porta di Giuda. Ha bussato e bussa alla nostra. Possiamo rispondergli offrendogli ogni piccola cosa, col sorriso di chi dona al più grande donatore del mondo.

Gesù dice a Gabrielle di riservargli sempre una parte della soddisfazione: la Sua parte. Vuole entrare nella nostra vita, per farci sentire di quale amore sia capace. Lui da sempre ci pensa, provvede a noi in ogni minimo dettaglio, non ci lascia un momento. Per una piccola prova di fedeltà, ci dona una vita d’amore eterno. Cosa può fare di più? Dunque, facciamo anche noi la piccola parte che ci spetta.

Gesù raccomanda a Gabrielle di abbandonarsi, di confidargli i desideri, di lasciarsi guidare in tutto, per gustare le delizie del Suo amore. E quando lei gli chiede di benedire i momenti di tutta una vita, Lui la esorta a ricordare soprattutto quelli delle umiliazioni, dove Dio si trova meglio: insomma, di restare sempre in comunione con la Sua vita nascosta.