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Nelle braccia


Addormentarsi nelle braccia di Gesù: così ci si prepara alla morte. Non bisogna lasciarsi sorprendere dal buio, ma entrarci con Colui che ha detto: Io sono la Luce. Non c’è da aver paura, mano nella mano con l’Altissimo.

Appena cominciato


Il bello di Gesù è che è senza limiti. Noi fatichiamo a fare il bene, ci sembra di esaurirlo, di svuotarci, di non averne più per niente e per nessuno. Gesù, al contrario, è sempre lì che dona senza sosta, come un mare di cui non s’intravede il fondo, come un cielo che sembra spegnersi sulla linea d’orizzonte e invece è appena cominciato.

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Stazioni


Cercare ricompense sulla terra è troppo poco. Mendichiamo un complimento e diventiamo tristi se troviamo indifferenza. Assetati d’amore, non troviamo che cisterne screpolate. Quante stazioni dovremo attraversare, prima di cambiare strada?

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Gli occhi


Voler saltare il purgatorio per andare direttamente da Gesù: una bella prospettiva. Anche a Lui farebbe piacere sentirsi così desiderato. Tutto dipende dallo sguardo: dove cade? Cos’è che lo attrae più intensamente? Il nostro cuore è là dove gli occhi si dirigono.

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La cura


Gli angeli esistono: sono messaggeri dell’amore che prende la forma del servizio, come quando Gesù lavò i piedi ai discepoli. Il Cielo appare quando la pesantezza del potere si trasforma nella leggerezza del conforto, nel volo radente della cura.

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Meriti


Siamo troppo condizionati dal mi piace/non mi piace. Ciò che fa crescere, spesso, è ciò che è ostico, quello che fatico ad accettare, e di cui farei a meno volentieri. Quando andremo di là, ci sorprenderemo nell’apprendere che i nostri meriti staranno nell’aver fatto quello che con più convinzione avremmo cercato di evitare.

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Tutto il resto


Cosa guardiamo quando siamo in un luogo sconosciuto? A cosa pensiamo? Siamo attratti da elementi diversi, a seconda della sensibilità individuale. Se avessimo lo sguardo di Gesù, faremmo attenzione all’amore reciproco delle persone presenti: è questo che dà senso a tutto il resto.

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L’infinito

Cos’è la ricchezza? Prima o poi si capisce che non era ciò che ci sembrava. Si affaccia un senso nuovo, quello dell’appartenenza, del sentirsi amato da qualcuno che è l’amore stesso. È allora che la povertà diventa ciò che permette di ricevere, in se stessi, l’infinito.

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Il filo


Si può prendere la vita allegramente, scherzare su tutto, ma ci sono tempi e luoghi in cui il riso deve lasciare spazio a qualcos’altro. La Via Crucis è il momento in cui il tempo e lo spazio sono appesi a un filo: se lo forziamo con la superficialità, può spezzarsi per sempre.

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Da morti


Vedere Gesù in tutto: sarebbe questo il criterio dei criteri, lo sguardo d’aquila che salverebbe dalla perenne cecità del nostro cuore. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui: è difficile capirlo? Eppure è questo che, da morti, ci trasforma in vivi.

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