Archivi tag: Guido Michelone

Il punto omega di Don DeLillo

di Guido Michelone

Romanzo breve o racconto lungo, questo scritto solo in apparenza minore rispetto ai grossi tomi (Americana, Underworld, Cosmopolis) noti anche al pubblico italiano, è un’amara riflessione sullo scorrere del tempo, che vive per così dire metaforizzato all’inizio e alla fine del testo con le due sequenze non a caso ‘cinematografiche’ ambientate al MOMA di New York dove i protagonisti assistono alla videoinstallazione 24 Hour Psycho (1993) di Douglas Gordon: il celebre giallo Psycho (1960) di Alfred Hitchcock viene proiettato al ralenti e dilatato da due a ventiquattro ore. Continua a leggere→

Aldo Nove ‘racconta’ Giancarlo Bigazzi

di Guido Michelone

Aldo Nove, oggi quarantacinquenne, è uno scrittore che fin dagli esordi abitua (o disabitua?) il lettore alla tecnica dello spiazzamento o dell’imprevedibilità: nel volume d’esordio, circa quindici anni fa, Woobinda, subito libro-cult, indicato quale capostipite della letteratura cannibale o narrativa pulp, le brevi ‘novelle’ risultano un misto esplosivo di kitsch, avanguardia, trasgressione, presa-in-giro. Poi nei testi successivi Nove opta per il recupero della bella forma, quasi annullando la fortunata inventiva straniante, per arrivare, l’anno scorso, a una vera e propria autobiografia in cui si avvertono persino pathos e drammaticità. Continua a leggere→

La Parigi di Raymond Queneau per i turisti di oggi?

 

di Guido Michelone

Arriva nelle librerie italiane un inedito del grande intellettuale francese Raymond Queneau dal titolo Conosci Parigi? Sottotitolo: Tutto quello che devi assolutamente sapere. La finta fascetta in rosso stampata in copertina sula diagonale a destra dice anche: 450 domande e 450 risposte scritte da uno dei più noti autori francesi. E se a questo si aggiunge la foto in bianco e nero che ritrae le nuove targhe in stile old fashion che indicano via e piazze (gli Champs-Élysées in questo caso), tutto farebbe supporre che l’editore Barbés di Firenze proponga l’ennesima guida per turisti sulla Ville Lumière. In realtà non è proprio così, anche se questa versione rispetto all’originale Connaissez-Vous Paris? (Éditions Gallimard, 2011), gioca molto di più proprio sull’attuale spendibilità turistica. Ma a questo punto occorre fare un passo indietro e giungere a ritroso nella seconda metà degli anni Trenta. Continua a leggere→

Il Marchese de Sade secondo Jacques Chessex

di Guido Michelone

L’ultimo romanzo dello scrittore elvetico francofono (1934-2009) da molti ritenuto fra i massimi esponenti della narrativa francese contemporanea è una curiosa rivisitazione degli ultimi mesi del Marchese De Sade (1740-1814) trascorsi nel manicomio di Charenton. L’autore racconta un’esistenza in cattività, in cui però l’’illuminista’ (romanziere, poeta, drammaturgo, filosofo, libertino, pornografo) gode di molti privilegi, che gli consentono di perpetuare le ‘malefatte’ da sempre commesse, tra spinte rivoluzionarie e aberrazioni dissolute (giustificate all’epoca ai limiti della follia). Continua a leggere→

La lingua italiana in trasferta a Helsinki

di Guido Michelone

All’Università di Helsinki, in Finlandia, si è svolta, dal 18 al 20 giugno scorsi, un’importante iniziativa culturale: il XII Congresso SILFI, ovvero la Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana. Il titolo del convegno è già di per sé intrigante, anche per i non addetti ai lavori: Dal manoscritto al Web: canali e modalità di trasmissione dell’italiano; e il sottotitolo ne precisa i contorni epistemologici: Tecniche, materiali e usi nella storia della lingua. In tre giorni assai fitti di relazioni e dibattiti, dove si sono avvicendati un’ottantina di italianisti provenienti dai maggiori atenei di tutt’Europa, i temi e i problemi della lingua italiana sono stati affrontati in svariate prospettive, con specifiche attenzioni verso l’italiano parlato attuale. Continua a leggere→

Intervista a Guido Michelone

di Massimiliano Muraro

A Vercelli chiunque sia appassionato di jazz, nel caso necessiti di qualche informazione, sa che può contare su Guido Michelone, vera e propria enciclopedia vivente di musica e cinema. Scrittore, poeta, saggista, sceneggiatore, Michelone ha all’attivo un numero impressionante di pubblicazioni che trattano di argomenti molto eterogenei tra di loro: il cinema di Roberto Rossellini, un prontuario sui Simpson, uno studio sul rapporto tra Morgan, De Andrè e Lee Masters, colloqui con famosi jazzisti e via dicendo. Ultimamente si è cimentato in un’insolita, quanto innovativa, esperienza. Infatti ha collaborato con SADO (Società Anonima Decostruzionismi Organici), il progetto musicale portato avanti da Paolo Baltaro e Sandro Marinoni, con i quali ha ideato un doppio cd dal titolo Weather Underground. Continua a leggere→

Guido Michelone intervista il cantautore Fulvio Spagnolo

di Guido Michelone

È “Stritola” il nuovo album di inediti del cantautore leccese che esordisce discograficamente nel 2008 con l’Ep dal titolo “Autunno” (1stPop Records), per arrivare due anni dopo al primo CD con “Sono io lo storpio”( 1stPop Records/Edel). In Stritola Fulvio Spagnolo offre un album di otto brani tra cui “Una sorpresa”, “Stritola”, “Distrutto”, “Giochi a palla”, “Come cade”, “Conoscendoci”, “Cortesi attenzioni” e “Non torno”. Il disco, pubblicato in questi giorni, parla della vita e dei suoi misteri, pascolianamente dalla sorpresa per la natura alla bellezza violacea della notte fino alle rose di un giardino. Sono una riuscita miscela di immagini, suoni e parole, perché, spiega l’Autore: “Lo sforzo poetico è un viaggio visionario in un mondo in cui le cose si fanno simbolo e metafora, dove la chitarra serve per scavare e la voce per inseguire “il senso”. È questa ricerca, condotta nei sentieri dell’amore, o del semplice stare al mondo, che ‘stritola’”. Ho intervistato Fulvio Spagnolo in esclusiva per “La Poesia e Lo Spirito”. Continua a leggere→

La bellezza della scrittura o la scrittura della bellezza secondo Fabrizio Centofanti

di Guido Michelone

Per chi ancora non conosca l’opera di Fabrizio Centofanti, vale la pena leggere dapprima il nuovo e terzo romanzo È la scrittura, bellezza!, per Clinamen, e poi salire a ritroso tra l’abbondante bibliografia; ci sono i precedenti narrativi, Ecco l’uomo e Nessuno è più importante di te, e soprattutto tanta critica come i saggi sugli scrittori Clemente Rebora e Italo Calvino che rappresentano antinomicamente i numi tutelari di una ‘penna’ anomala per la letteratura italiana. Ma è importante scoprire una sorta di trittico ideale composto, fra il 2008 e il 2011, per Effatà, da Prêt(re) à porter, Non superare le dosi consigliate, Guida pratica all’eternità: i tre volumetti, solo in parte ascrivibili alla forma dei racconti, sembrano un po’ la premessa culturale (e forse anche teorica) a quanto si legge ora appunto in un libro che, giocando su una frase tipica del mondo mediatico – ‘è la stampa, bellezza’ – più volte citata nei film americani, appare con umoristica intelligenza non solo un monito alla riflessione, ma soprattutto un elogio profondo alla ‘bellezza della scrittura’ e specularmente un invito fraterno alla ‘scrittura della bellezza’. Continua a leggere→

Marcello D’Orta. Era tutta un’altra cosa. I miei (e i vostri) anni Sessanta

di Guido Michelone

A ventidue anni dallo strepitoso e inaspettato successo con Io speriamo che me la cavo – il libro di temi carichi di strafalcioni dei bambini delle elementari napoletane – e dopo altri libri sulla scuola (dal sequel Dio ci ha creato gratis al recente Aboliamo la scuola), il cinquantanovenne ex maestro partenopeo debutta nella narrativa con un romanzo che sta in mezzo all’autobiografia e al saggio, quasi una memoria storica pubblica e personale, collettiva e privata di un decennio cruciale sia per l’Autore sia per l’intera società italiana. Continua a leggere→

Fabrizio De André Tra Riccardo Bertoncelli e la London Symphony Orchestra

di Guido Michelone

C’è anche Fabrizio De André Sogno n°1 London Symphony Orchestra nella discografia finale: stiamo parlando di Belìn, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, la nuova uscita dedicata al cantautore genovese che è poi l’edizione aggiornata del testo (2007) che Riccardo Bertoncelli aveva curato per Giunti, oggi ristampato in brossura con un paio di aggiunte significative. Perché anzitutto inserire Sogno n°1? Il disco, uscito mesi fa, per la Sony, con il bene placet di Dori Ghezzi, prodotto e arrangiato da Geoff Westley (che pure dirige un prestigioso ensemble britannico), sembra una tipica operazione commerciale post mortem che, alla luce dell’intervento artistico inglese, può anche risultare un inedito deandreiano, benché costruito non dal protagonista ma attorno o sopra la sua voce in dieci famosissime canzoni, qui rinate con sontuose orchestrazioni e le voci aggiunte di Franco Battiato e Vinicio Capossela in un paio di songs. Continua a leggere→

Salone del Libro, Torino anno 2012

di Guido Michelone

Il Salone Internazionale del Libro ha celebrato il venticinquennale della manifestazione: dal 1988 al 1998 si è chiamato Salone del Libro, poi è diventata Fiera per motivi di proprietà, quindi dal 1999 al 2001 Fiera del Libro, dal 2002 al 2009 Fiera Internazionale del Libro e dal 2010 è tornata nuovamente alla ‘classica’ denominazione di Salone Internazionale del Libro. Continua a leggere→

La ‘voce’ Stratos

di Guido Michelone

Il 13 giugno prossimo sono trentatré anni dalla scomparsa di Demetrio Stratos, tra i maggior vocalist del XX secolo: se, nella musica leggera del Novecento, la ‘voce’ per antonomasia resta quella Frank Sinatra, l’altra ‘voce’, sperimentale, alternativa, unica appartiene di certo Demetrio Stratos. Il singolare personaggio (22 aprile1945 – 13 giugno 1979) all’anagrafe fa Efstràtios Dimitrìu, ma nome e cognome vengono poi capovolti, perché più facili da memorizza nel pubblico nostrano. Continua a leggere→

Le prigioni e i paradisi della Colette 1912-1932

di Guido Michelone

Colette – al secolo Sidonie Gabriele Colette (1873-1954) – valutata post mortem tra le grandi scrittrici novecentesche, in vita risulta instancabile animatrice della vita parigina a cavallo tra due epoche culturali decisive, a modellare l’immagine di una città, di una nazione, persino di un modus vivendi poi internazionalizzato: sono, nel cosiddetto primo Novecento, da un lato la Belle Époque, dall’altro le avanguardie storiche, di cui la Ville Lumière, soprattutto negli anni di vita di Colette, artisticamente compresi fra l’altro tra impressionismo e art brut, resta ineguagliabile capitale cosmopolita. Continua a leggere→

Dopo il miracolo: il nuovo romanzo di Alessandro Zaccuri

di Guido Michelone

A metà degli anni Ottanta in una località collinare del Piacentino, un giovane seminarista s’impicca al cancello dell’istituto dove studia: è uno degli undici figli di una ricca famiglia di imprenditori locali, persone devote e religiosissime, ma dietro le quali si nascondono forse questioni di adulterio o libertinaggio. Ma, sul luogo della tragedia, pochi giorni dopo, arriva una sorta di profetessa (ex fricchettona) per chiedere conferma del miracolo sulla giovane figlia al prete (il teologo Don Alberto) che l’avrebbe resuscitata dopo un brutto incidente. Continua a leggere→

Fabrizio De André, fra parole e musica

La bibliografia su Fabrizio De André (1940-1999) inizia ad arricchirsi in maniera quasi abnorme, dal punto di vista quantivativo, solo dopo la morte del grande cantautore ligure: da allora a oggi (e passano esattamente tredici anni) i volumi sull’arte del folksinger di scuola genovese si specializzano anche nel descrivere o analizzare momenti particolarissimi, riguardanti soprattutto gli aspetti della vita pubblica e privata e quelli legati al contenuto delle canzoni. In mezzo a tante belle biografie e a ottimi esempi di disamine critiche sulle ascendenze letterarie, religiose, ideologiche del geniale Faber, mancava un libro come questo, opera congiunta di un dottorando in musicologia e di una ricercatrice in studi italianistici. I due si sono per così dire suddivisi le parti: al primo l’esegesi dei testi lirici, alla seconda la lettura al pentagramma delle note che accompagnano brani memorabili (centotrenta in tutto quelli ufficiali, ossia pubblicati su disco in vita con approvazione dell’Autore). Il libro però è solo una sintesi, ovvero un buon manuale di come dovrebbe essere trattata l’opera omnia di un cantautore: e non a caso inaugura assieme ai volumi su Bob Dylan e Paolo Conte la sottocollana “La canzone d’autore fra musica e poesia” diretta da Stefano La Via nell’ambito dei celebri Quality Paperbacks dell’editore romano. Insomma Fabrizio De André. Cantastorie fra parole e musica mostra come va fatto un libro con pretese anche didattiche per la conoscenza e lo studio di un fenomeno, quello dei cantautori, dove il linguaggio verbale-poetico e quello sonoro-musicale non vanno mai disgiunti. Continua a leggere→

Il ‘tentativo’ di George Perec

di Guido Michelone

In occasione del trentennale della scomparsa dell’Autore, l’editrice Voland pubblica Tentativo di esaurimento di un luogo parigino. Telp.1, uno scritto di George Perec inedito per l’Italia: si tratta forse del modo migliore per ricordare un grandissimo poeta e romanziere, forse tra i massimi rappresentanti della nuova letteratura novecentesca, scuramente tra le personalità di genio sia dell’avanguardia internazionale sia della cultura francese.
La traduzione e la curatela da parte di Alberto Lecaldano, che firma anche un’esauriente postfazione, rendono quindi un ottimo servigio alla memoria di uno scrittore ancora in parte sconosciuto o sottovalutato nel nostro Paese, benché le sue opere perlopiù narrative – tutte edite nel giro di tredici anni tra il 1965 e il 1978 – siano tradotte e pubblicate anche da noi: Le cose, La scomparsa, W o il ricordo dell’infanzia, Mi ricordo, La vita istruzioni per l’uso. Magari il fatto che George Perec non sia vissuto a lungo – nasce nel 1936 e muore nel 1982 – conducendo una vita tranquilla (le cui stravaganze restano solo nella scrittura e nel taglio di barba e capelli, a differenza di tante esistenze sregolate e perciò idolatrate dai giovani lettori, a cominciare da arcinoti beatniks) o che la sua prosa non risulti facile o accomodante, non lo rende certo uno scrittore di moda né allora né oggi. Continua a leggere→

Le teorie selvagge di Pola Oloixarac

di Guido Michelone

Questo romanzo, uscito in Italia nel febbraio scorso, arriva in Argentina nel 2008 quando l’autrice – laureata in filosofia, studiosa dei rapporti arte/tecnologia, curatrice di un blog seguitissimo – ha da poco trentun anni: è un esordio clamoroso, che fa gridare al capolavoro e che, per molti critici di letterature ispaniche, risulta fin da subito un capolavoro tout court, non solo della giovane narrativa latinoamericana, al punto che viene prontamente tradotto in francese, olandese, finlandese, portoghese.
In effetti, letto anche in italiano, nella puntuale raffinata traduzione di Anita Taroni, si conferma un testo stupefacente per la maturità già presente su vari fronti, primo su tutti quello della consapevolezza e della scrittura nel padroneggiare una trama complessa e una prosa fantasmagorica, che a sua volta denota immense conoscenze ed erudizioni quasi maniacali. Il tutto è poi condito da citazioni dottissime, esercizi funambolici, riflessioni metatestuali, in un turbinio espressivo che riprende le migliori radici surreali della tradizione argentina novecentesca (Jorge Luis Borges in primis, non a caso evocato anche in copertina).
Le teorie selvagge è impossibile da riassumere per quanto riguarda i contenuti nello sviluppo tra fabula e intreccio, perché il punto di vista oscilla tra la weltanschauung dell’autrice e la visione dell’alter ego, la studentessa universitaria Kamtchowsky, detta K con esplicito richiamo a Franz Kafka, così come l’amico Pablo detto Pabst evoca il grande regista espressionista). Continua a leggere→

Quando i Beatles cantavano ad Amburgo

di Guido Michelone

Ha quasi un valore didattico o pedagogico questo bel libro illustrato – Spencer Leigh, Beatles ad Amburgo. Le storie, la scena e l’inizio di tutto – di un decano della critica rock britannica, giornalista musicale a tutto tondo per la radio e la carta stampata. Il volume racconta – anche grazie a testimonianze, camei, inserti, immagini rare e oinedit4 – il periodo di apprendistato dei Beatles ad Amburgo, quando cinque ragazzi di Liverpool, tra i 17 e il 19 anni, deal 1960 al 1962, suonano a più riprese (talvolta per interi lunghi mesi) in alcuni localini metropoli portuale tedesca: Bambino-Kino, Indra, Kaiserkeller, Top Ten, Star-club sono i nomi dei posti, via via a metà tra dancing, night, bar, cabaret, dove i futuri Fab Four si sono fatti le ossa dal punto di vista artistico, umano. professionale.
Proprio all’epoca cambiano nome da moondogs a Beatles, da Silver Beatles al definitivo Beatles e nel corso del periodo amburghese mutano la formazione-base: accanto agli inseparabili John Lennon (chitarra ritmica, voce, armonica a bocca), George Harrison (chitarra solista e cori), Paul McCartney (chitarra e voce, poi basso e pianoforte) ci sono Stuart Sutcliffe (basso, poi ritiratosi e morto giovanissimo di malattia) e Pete Best (batteria, sostituito da Ringo Starr, anch’egli spesso attivo ad Amburgo nel gruppo Rory Storm & Hurricanes). Continua a leggere→

Il grande Walter Chiari raccontato dal figlio Simone Annicchiarico

di Guido Michelone

A vent’anni dalla scomparsa di Walter Chiari (1926-1991), si torna a parlare del grande comico veronese, utilizzando diverse maniere di racconto biografico: dopo il bel saggio critico di Michele Sancisi Walter Chiari. Un animale da palcoscenico (Medine, Milano 2011) e accanto allo sceneggiato Walter Chiari per la regia di Enzo Monteleone con Alessio Boni che Rai Uno manda in onda il 26 e 27 febbraio (con probabile uscita in DVD nei mesi prossimi), ecco Walter e io. Ricordi di un figlio, le memorie di Simoncino, ovvero Simone Annicchiarico – questo, all’anagrafe, il vero cognome di entrambi – unico figlio nato nel 1970 dal matrimonio con Alida Chelli. L’autore che, come i genitori, intraprende giovanissimo la carriera nel mondo dello spettacolo, ritagliandosi in tempi recenti un notevole spazio da entertainer televisivo, rinuncia alla narrazione sistematica, per evocare invece i momenti più belli vissuti accanto alla figura paterna, la quale viene ulteriormente esaltata dalle informazioni indirette e giunte alle orecchie di un bambino e, poi, di un ragazzo che si trova nel bel mezzo di uno show business italiano in via di transizione: un momento particolarissimo, di cui Walter Chiari è protagonista e vittima al tempo stesso. Quando Simone nasce, il papà è in galera per scontare tre mesi che gli cambieranno la vita: accusato di uso e spaccio di droga (cocaina), viene prosciolto, ma la carriera è ormai rovinata; per lui gli anni Settanta e Ottanta rappresenteranno un punto di inesorabile declino artistico, l’esatto contrario di quanto accaduto nei due precedenti decenni che lo vedono trionfatore al cinema, nel varietà, in una televisione nascente, che egli stesso tende a nobilitare con un umorismo colto e popolareggiante al tempo stesso. Continua a leggere→

Caryl Férey, un giallo tra polar e noir

di Guido Michelone

Joe Strummer del titolo è il leader e chitarrista dei Clash, gruppo punk inglese degli anni Settanta, noto anche per l’attivismo politico: è la musica preferita dal protagonista del romanzo, lo scorbutico Mc Cash, cinquantenne irlandese, già terrorista nell’IRA, quindi regolare agente in varie località francesi. Agile e prestante ma con un occhio di vetro, dolori su tutto il corpo, la consapevolezza di essere gravemente malato, Mc Cash si licenzia improvvisamente dalla polizia quasi per obbedire alle richieste di una delle tante ex mogli, che in una lettera,poco prima di morire, lo mette al corrente dell’esistenza di una loro figlia, Alice, di otto anni, che vive con una famiglia adottiva nel piccolo villaggio di Montfort-sur-Meu vicino a Rennes. Partito alla ricerca della bambina, Mc Cash s’imbatte in un misterioso omicidio, che sarà il primo anello di una lunga catena di delitti collegati a loro volta a traffici loschi dalla pedofilia alla corruzione politica. E qui il racconto prende corpo in maniera efficacissima, alla maniera del miglior polar francese, con qualcosa anche del noir americano: Mc Cash, come tanti altri suoi colleghi letterari è il classico giustiziere anarcoide, in apparenza anaffettivo (in quanto grezzo, scorbutico, maleducato), in realtà alla ricerca di nuova identità, forse addirittura desideroso di affettivi nobili, sinceri, duraturi. Uomo incorruttibile, Mc Cash si fida a naso della verità altrui e trova quindi nella giovane mulatta Saholy, la bella assistente sociale che di fatto salverà Alice, un punto di riferimento per un happy end preceduto da una raffica di colpi di scena della miglior tradizione pulp, dove Mc Cash non lesina a fare a cazzotti e soprattutto a impugnare il revolver per farsi giustizia da sé. L’abilità, quasi cinematografica – che rivela forse nel giovane autore una conoscenza profonda e un’adesione ideale non solo alla narrativa ma pure a film e telefilm di questo tipo – nel comporre ogni capitolo con un montaggio serratissimo, fanno di questo libro un vero cult nell’attuale scena gialla; e l’idea, infine di intitolare proprio i capitoli come tante canzoni dei Clash di Joe Strummer, rende omaggio a un gruppo che basa la propria forza proprio sulla secchezza dei tratti e sulla rapidità dell’esecuzione.

Caryl Férey, La gamba sinistra di Joe Strummer, Edizioni E/O, Roma 2012,pagine 167,euro 17,00.