Archivi tag: la Repubblica

I saloni dei vecchi ai tempi del Coronavirus

Articolo di Vittorio Coletti apparso su “La Repubblica”

C’è anche un luogo meno frequentato e noto da cui osservare la nostra società ai tempi della nuova epidemia. Sono le case di riposo, le residenze per gli anziani, per gli affetti da malattie neurodegenerative. Le necessarie precauzioni per limitare i contatti e quindi i contagi, diventate ora più stringenti e severe, stanno di fatto tenendo fuori da questi luoghi i parenti dei malati, con quell’insieme di attenzioni affettuose, compagnia e cure personalizzate e aggiuntive che, direttamente o attraverso badanti esterne, essi assicuravano ai loro cari. Ora, i vecchi, i dementi stanno riuniti in atroci saloni, guardano il vuoto delle ore, come una sorta di schiera dolente in attesa rassegnata della fine, per lo più in un silenzio pesante, rotto solo a intermittenza dall’urlo o dal gemito di qualcuno che sta peggio o dai vani, per quanto generosi tentativi di qualche animatore di rallegrare un po’ l’ambiente. Continua a leggere

I titanici sforzi del Governo per creare nuovi posti di lavoro…

Notizia di oggi su la Repubblica. Con 37,5 miliardi si creerebbero 280.000 posti di lavoro…. Non bisogna essere economisti e ministri per fare qualche conto e capire che qualcosa non quadra. Con quella cifra, infatti, sarebbe possibile dare lavoro a tutti i disoccupati d’Italia che sono circa 3,5 milioni e mezzo. Una retribuzione di 1000 euro al mese per 12 mesi, per un anno. Mica noccioline! Se poi una cifra simile fosse disponibile anche nei prossimi anni (come è indubbiamente possibile), potremmo a ragione gridare al miracolo economico. Precisando che i 3,5 di beneficiari non resterebbero in casa inattivi, ma verrebbero occupati per creare sviluppo vero, attraverso progetti elaborati nei territori nei diversi settori (ambiente, agricoltura, attività produttive, bonifiche, tutela e valorizzazione dei beni culturali, infrastrutture, formazione, attività artistiche…).
Perciò la notizia è di quelle che fanno ribollire il sangue, confermando l’incompetenza, il piattume ideativo e il malaffare che continua a persistere in questo Paese, e che gente distratta, assuefatta e cieca tutti noi siamo. La notizia ci conferma inoltre che non servono cifre astronomiche per “mettere in sicurezza” i lavoratori rimasti senza lavoro e le loro famiglie. Meno di 1/7 degli introiti 2012 Irpef (versato al 90% com’è noto, dai lavoratori dipendenti e dai pensionati)! Continua a leggere

I CUSTODI DELLA CARTA – di Salvatore Settis

Da La Repubblica

28-7-2013

Si può cambiare la Costituzione, e come? Per tutto il 1947 la Costituente discusse appassionatamente questo punto cruciale. Tutti erano d’accordo che la Carta è «nelle sue grandi mura definitiva, e deve aver vita di secoli » (Meuccio Ruini), e che va intesa come “rigida”, un insieme organico di cui non si può cambiare un articolo senza incidere sull’insieme. Secondo il democristiano Lodovico Benvenuti (più tardi Segretario generale del Consiglio d’Europa), i principi della Carta «non possono esser rimessi all’arbitrio di qualsiasi maggioranza parlamentare», anche per evitare che affrettate modifiche richiedano «la complicità del presidente della Repubblica». Costantino Mortati (Dc) osservò che «la Costituente fu eletta ad hoc e nel periodo della sua formazione i partiti hanno presentato i loro programmi sulla nuova Costituzione», mentre «una Camera avvenire, eletta per un compito normale di legislazione», non sarà mai altrettanto legittimata a cambiarne il testo.
Si ritenne necessario «stabilire forti garanzie per evitare che la Costituzione sia modificata con leggerezza » (Lussu), ricorrendo a «una procedura straordinaria particolarmente complicata» per arginare colpi di maggioranza (così il liberale Martino, poi presidente del Parlamento europeo). Continua a leggere

Il baratro fiscale dell’Agenda Monti – Luciano Gallino

(Da: la Repubblica)

 

Non ci sono solo gli Stati Uniti. Anche l’Italia ha il suo baratro fiscale, come quello Usa di natura politica prima che economica. L’agenda Monti vi dedica ampio spazio, sebbene usi altri termini. In realtà il baratro l’ha aperto il Parlamento quando ha ratificato mesi fa – su proposta del governo Monti – il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento ecc. imposto da Consiglio europeo, Commissione e Bce. L’art. 4 prescrive: “Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore.. del 60%… tale parte contraente opera una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo all’anno”. Il Trattato è già in vigore, ma in base a un precedente regolamento del Consiglio, l’inizio della riduzione del debito verso la meta del 60 per cento dovrebbe aver luogo solo dal 2015. Continua a leggere