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Luca Pizzolitto, Crocevia dei cammini. Recensione di Giannino Piana

Luca Pizzolitto, Crocevia dei cammini, Edizioni PeQuod, Ancona 2021.

In una società del “fare”, dell’”avere” e del “consumare” la poesia non può che risultare del tutto anacronistica. Essa non è utile, non serve, ed è per di più in aperto contrasto con le logiche dominanti. Ma questo anacronismo e questa inutilità sono – paradossalmente – le ragioni della sua grande attualità. Il disagio esistenziale, che ha assunto in questi ultimi anni connotati inquietanti grazie anche al dilagare della pandemia, ha reso trasparente la fragilità della condizione umana. Serpeggia un senso diffuso di malessere ontologico, dovuto alla percezione del limite o forse, più radicalmente, del fallimento della nostra civiltà. Continua a leggere→

Intervista a Rossella Renzi

di Luca Pizzolitto

  1. Io e te (le nostre scritture, meglio) si sono incontrate attraverso la rete. Quali sono, secondo te, i vantaggi e i limiti della rapida diffusione di varie forme di scrittura poetica sui diversi canali della rete, tra cui, soprattutto, i social?

 

Rispondo prima in modo generico, poi entro nello specifico. I vantaggi della rete sono moltissimi, in primo luogo quello di mettere in contatto persone che spesso condividono cose, praticano forme d’arte, attività simili o affini, che possono intrecciare il loro operato e costruire qualcosa… nel nostro caso mi pare stia funzionando. Anche i social hanno un loro vantaggio, ma credo che pongano anche moltissimi limiti; come il fatto che all’interno di questi canali si creano delle bolle, per cui, ad esempio sulla bacheca di FB compaiono post di persone o realtà che hanno qualcosa in comune col tuo profilo. Si vengono così a creare “comunità” di profili omogenei o affini, che a mio avviso sono rischiosi, perché risultano “esclusivi”, nel senso che non includono profili di chi ha prospettive, posizioni, modi di pensare differenti. Questo lo sento come un grande limite e mi spaventa, perché tende a chiuderci, invece che ad aprirci, a ridurre gli sguardi e le prospettive, a limitare il confronto, il dialogo e la comprensione… che comunque difficilmente possono accadere in uno spazio virtuale. Sono molto scettica e fatico ad accettare certi fenomeni sociali come positivi… mi sento una creatura del Novecento, anche se l’ho attraversato solo nell’ultimo ventennio e riesco timidamente a comprenderlo a distanza di anni.    Continua a leggere→

Intervista ad Annalisa Ciampalini

di Luca Pizzolitto

  1. Il tuo ultimo libro è stato pubblicato nel 2018 (“Le distrazioni del viaggio” Samuele editore) sono passati quasi 4 anni. Com’è stato il tuo rapporto con la poesia (sia letta che scritta) in questo arco di tempo?

 

In questo arco di tempo il mio rapporto con la poesia è stato molto intenso, e posso dire di essere soddisfatta. Non sono una persona metodica e può succedere che passino mesi senza che scriva una poesia compiuta. Scrivo, prendo appunti, annoto riflessioni, ma so che molti tentativi di scrittura resteranno tali: abbozzi di pensiero, accostamenti di parole. Se la scrittura si presenta in modo frammentario rivelandomi una verità che percepisco precaria, voglio assecondarla, anche perché non potrei fare altrimenti. Mi piace quando gli scritti si accumulano e sono indefiniti, incompatibili e non conclusi, è come stare accanto a una cosa viva, che cresce, e non sai quale direzione prenderà. Col tempo ho imparato ad amare questa fase transitoria, ad affidarmi alla lentezza che mi impone la poesia e alle varie contraddizioni, cerco di stare lontana dall’ansia di dover produrre e vicino a quanto mi dà gioia. Poi, a un certo punto, può accadere che gli appunti trovino una struttura con un senso, i versi crescano e le poesie assumano una forma definitiva, anche se tutta questa compiutezza, alla fine, non arriva mai. Continua a leggere→

Intervista a Pietro Romano

di Luca Pizzolitto

  1. Quando e come (o da dove) nasce l’idea (e poi la stesura) di Feriti dall’acqua? Quanto tempo hai impiegato a scrivere questa silloge?

 

Ho iniziato a lavorare a questo libro durante le fasi di stesura di Case sepolte (I Quaderni del Bardo, 2020). Il titolo mi è sovvenuto dopo un periodo di riflessione attorno a L’eau et les rêves, di cui mi sono servito anche nel corso del mio lavoro di tesi su Nino De Vita. Alcuni componimenti inseriti nella raccolta risalgono a poco prima di Case sepolte e corrispondono a quelli che, secondo un progetto che poi ho accantonato, sarebbero dovuti confluire in un libro che avrebbe dovuto alternare prosa e versi. Altri sono stati o interamente riscritti o concepiti ex novo. Il fulcro tematico intorno a cui orbita Feriti dall’acqua è la ferita come motivo archetipico che accomuna ogni esistenza. L’uomo che parla la lingua della ferita è colui che ha fatto della necessità di ritornare all’altro la base su cui edificare una propria lingua del ricordo. È una distanza irredimibile quella che separa ognuno di noi da un’origine. L’acqua è un remoto che non sappiamo pronunciare. C’è stato un lungo periodo nel quale ho vissuto una forma di derealizzazione: mi sono percepito distante, oltre che da me, anche dal tempo che vivevo, come se guardassi alle cose da un treno in corsa o, peggio, attraverso il filtro di una cinepresa cui mi ero assuefatto. Solo dopo qualche tempo ho realizzato che in verità mi ero come addentrato nell’impermanenza di cose e persone. Ero nel pieno di una distanza nella quale ogni cosa riecheggiava nel suo flusso: anch’io scorrevo, senza mai appartenermi. Case sepolte e Feriti dall’acqua evocano, seppure in modo diverso, l’impossibilità di un luogo che faccia “casa”. Di una soglia nella quale la parola si inveri fissando ogni cosa in permanenza.  Continua a leggere→

portosepolto, collana di poesia di peQuod


Vi arriva il poeta

e poi torna alla luce con i suoi canti

e li disperde

Di questa poesia

mi resta

quel nulla

d’inesauribile segreto

(G. Ungaretti, Il Porto Sepolto)

portosepolto è stata, anni or sono, una rivista cartacea che ha girato parecchio per Torino, nel primo decennio degli anni 2000.

Oggi, dopo più di quindici anni da quel tempo, diventa una collana di poesia, all’interno della casa editrice peQuod.

portosepolto vuole essere una sorta di piccola bottega artigiana, uno spazio in cui prende forma la lentezza del lavoro poetico vissuto e condiviso tra il curatore della collana e l’autore: da qui la scelta di far uscire massimo 5 titoli ogni anno, usare materiali di pregio e una grafica minimale che caratterizzi sia la collana che il singolo libro prodotto.

portosepolto pone al centro della propria ricerca poetica la parola che, seguendo il pensiero di Bonnefoy, è una parola capace di essere civitas, luogo, dimora; una parola che definisce l’esperienza quotidiana del vivere, che si fa tensione e ricerca e, per questo, non ci sta a ridursi, a chiudersi in geometrico recinto privo di orizzonte.

Una parola che è cura verso l’intima natura delle cose, attenzione per ciò che è, agli occhi dei più, infinitamente piccolo, quotidianamente trascurabile.

I libri della collana (così come tutti i libri peQuod) sono distribuiti, a livello nazionale, da Messaggerie Libri.

Per qualsiasi informazione, necessità di chiarimenti potete contattare Luca Pizzolitto (il direttore di collana) scrivendo a [email protected]