
Dio non spreca nulla, dà a ciascuno le grazie che servono. È inutile chiedere i doni di questo o quel santo. Qui e ora ci vuole qualcos’altro: quello sarà concesso, come in un mirabile mosaico in cui ogni tessera è al suo posto.

Il mio lascito
L’uomo d’affari il grande accumulatore /
dopo anni di assiduo lavoro controlla i risultati, /
preparandosi per l’ultimo viaggio, /
affida case e terreni ai suoi figli, lascia beni, merci, fondi,
per una scuola o un ospedale, /
lascia denaro ad alcuni camerati per comprare doni, ricordi
quali gemme e oro. /
Ma io, al contrario, ripensando alla mia vita, facendone il consuntivo, /
non avendo nulla da mostrare e lasciare dopo questi anni oziosi, /
né case né terre, né lasciti di gemme o d’oro per i miei amici, /
null’altro, se non alcuni ricordi di guerra per voi, e in vostro onore, /
e pochi ricordi di accampamenti e soldati, con il mio amore, /
io riunisco e lascio in questo fascio di canti.
Walt Whitman, O Capitano mio Capitano, a cura di Bianca Tarozzi, Corriere della Sera, 2012, p. 115.

Come in cielo così in terra: affascina questa equivalenza, come ci fosse un canale segreto che collega i due mondi, come non esistesse soluzione di continuità fra l’eterno e il tempo. Dice il Cristo alla Bossis: dammi il buongiorno a ogni risveglio come se tu entrassi in cielo. Un bel modo di cominciare la giornata.

Chi ritorna da un viaggio lunghissimo
non è più la sua stessa persona.
Ha raccolto colori, paesaggi,
temperature, odori, inverni e sole.
Pare che una cicogna sia passata
ieri sul Centro storico. Saliva
dal Vittoriano, sfiorava la mia casa
e puntava laggiù verso San Pietro.
Anche lei, a ogni viaggio, è diversa?
Ma io stessa lo sono, sembra strano
da quella che scriveva poco fa,
sì, dieci versi fa.
Maria Luisa Spaziani, La luna è già alta, Lo Specchio, Mondadori, 2006, p. 157.