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L’unica formula

Dimenticarsi di sé stessi e aderire al Signore: questo è il criterio. L’amore nuziale si realizza così. Il Cantico dei cantici esprime l’esigenza di perdersi nell’altro, accogliere il suo dono, ritrovando se stessi nell’abbraccio. Jung la chiamava unione degli opposti, la formula vincente nella chimica del Tutto.

Sete

Gesù, sulla croce, dice: ho sete. È sete di salvezza per l’umanità, un desiderio di riscattare dalla morte del peccato. La nostra occupazione principale dovrebbe essere questa: dissetarlo.

Il bello

L’amore resta per sempre. Gabrielle ringrazia Gesù per tutte le Ostie ricevute. Lui le dice: tu le hai sempre, perché un’Ostia ricevuta è data eternamente. È il bello di essere Dio: un Suo regalo non si può più perdere.

Soli

A volte ci sentiamo soli: ne soffriamo, ci crogioliamo, in questo stato d’animo. Gesù dice a Gabrielle: non bisogna lasciarmi solo! Ecco come si supera la nostra solitudine: consolando la solitudine di Dio.

L’altra riva

A volte il nostro modo d’amare è narcisistico, è un compiacersi di certe parole o certi atteggiamenti. Gesù dice a Gabrielle: non essere amabile per amore dell’amabilità. Sii amabile per farmi piacere.
Il criterio è sempre l’altro: bisogna passare all’altra riva.

Lui e io

A volte ci scoraggiamo per i nostri difetti, pensiamo di non venirne fuori. Sono i vicoli ciechi a cui la Provvidenza ci indirizza, per convincerci che da soli non possiamo nulla. Lui e io, questa è la formula, come aveva compreso Gabrielle, innamorata di Gesù.

Abbandono

La forza di Dio è la gioia. È qualcosa che il mondo sperimenta raramente. Per questo bisogna affidarsi, compiere il gesto di lasciarsi andare. L’errore è voler fare da soli, la pretesa testarda dell’autosufficienza. Ma la gioia sta dalla parte opposta, nell’abbandono fiducioso.

Alla ricerca dell’anima

di Sabrina Trane


Ciò di cui cerchi di sbarazzarti gettandolo fuori dalla coscienza rientra, per così dire, dalla finestra dell’inconscio. L’uomo occidentale ha fatto scomparire Dio dal palcoscenico della propria vita, dichiarandolo morto, e si è ritrovato stretto nella morsa di uno scientismo arido, e di un iper-attivismo volto ad affondare nel buio dell’oblio la sua profonda angoscia esistenziale. 

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I migliori

Abbiamo bisogno di ribalta, di occupare i primi posti, non fosse altro che alla mensa di casa o al tavolo del bar. Gesù dice a Gabrielle: quando puoi, non apparire, nasconditi in me, amami in modi sempre nuovi. I consigli di un Dio sono i migliori.

Protezione

Il segno della croce ci protegge. Se vogliamo liberarci da ogni forma di negatività, basta compiere questo gesto con fede. Lo garantisce il Cristo alla Bossis: quando fai il segno della croce, ti chiudo dall’alto in basso e in tutta la tua larghezza. Altro che superstizioni.

La questione di fondo

di Giampaolo Centofanti

Si può rilevare nella Chiesa un oscillare tra vari orientamenti. Alcuni più vicini ad un certo razionalismo, fino ad assumere criteri in parte ideologici. Altri che non si riconoscono in tale astrattismo ma non trovando il sostegno di una cultura rinnovata si rifugiano spesso in due limitate tendenze variamente distanti anche tra loro. Una di queste si focalizza su una crescita prevalentemente spirituale demandando il vasto campo dell’umano concreto alla cultura intellettualista vigente. Vista con vario sospetto ma anche senza conosciute alternative. Si finisce così nello spiritualismo, in un considerare un cammino solo delle intenzioni profonde ma con forti rischi di schematismo, di poca incarnazione. L’altro invece è un orientamento pragmatico che cercando di non restare impelagato nelle astrazioni del razionalismo e dello spiritualismo si getta nel vissuto senza trovare però più distintamente riferimenti alternativi. La cultura di fondo, pur vista con sospetto anche qui, resta quella in varia misura dei ragionamenti a tavolino.

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La poesia della settimana. Milo De Angelis

Invochi il respiro, la giusta
posizione del cuscino, l’accento
che dai limiti del mondo giunge qui,
apre le finestre, chiama
ogni poesia alla guarigione.
Non ha più contorno
la ferita che abitava nel seno,
preme sui vetri e sulle pentole,
esce tra i semafori
della Prenestina, grida che niente
diventerà parola, che tutto
era scritto.

Milo De Angelis, Tema dell’addio, Lo Specchio, Mondadori, 2005, p. 75.