
Il tempo passava e nessuno sembrava convertirsi. Era come se il Signore avesse dato modo di verificare le proprie posizioni, di pentirsi di manovre e collusioni, ma senza risultati. I nodi si sarebbero potuti sciogliere persino facilmente: sarebbe bastato riconoscere le ingiustizie palesi, l’arroganza dei soprusi, le decisioni degne dei regimi più rozzi e più violenti. E invece proseguivano imperterriti a non voler vedere, a far finta di niente, come se sotto ci fossero ragioni inconfessabili, ricatti nascosti, minacce di vendette e ritorsioni. Mi ero convinto che gli eventi esterni, capaci di cambiare gli scenari, sarebbero stati catastrofici – e predetti, del resto, da profezie autorevoli: i cento anni del dominio diabolico, Leone XIII, il terzo segreto di Fatima, le rivelazioni della Madonna a Medjugorie, le visioni cupe della Emmerich. Non a caso pareva ogni giorno più probabile la notizia di nuovi, terribili attentati ad opera dell’Isis, l’attacco al cuore dell’Europa, al centro della Cristianità cattolico-romana. Solo questo, forse, avrebbe permesso l’avvento dei nuovi equilibri di cui da tempo si parlava. Solo questo, forse, avrebbe costretto le gerarchie, sorde ad ogni appello, a mutare atteggiamento, a lasciare che il Vangelo tornasse ad essere l’unico criterio della vita ecclesiale. Non restava che attendere, lo sguardo nello sguardo di Cristo, studiandone, di giorno in giorno, ogni minimo riflesso
Archivi autore: fabrizio centofanti
Per un catalogo di gesti

Pubblicato per la prima volta qui: https://giacomoverri.wordpress.com/2016/02/16/per-un-catalogo-di-gesti/
A volte è sufficiente un gesto a far grande una pagina di narrativa.
Si tratta perlopiù di immagini semplici ma incisive, un modo di atteggiare le mani o una postura, una mossa, un tic, un’andatura. Basta poco, una manciata di parole, per rendere incancellabile una figura, il profilo di un personaggio.
Abbiamo allora a che fare con apparizioni che non si cancelleranno mai dalla nostra mente e ci ricorderanno per anni il personaggio di un romanzo, donne e uomini colti in una splendida e croccante unicità di tratti. Continua a leggere
Umberto Eco. Un ricordo attraverso tre libri
Umberto Eco era in Italia l’uomo di cultura per antonomasia e al contempo l’intellettuale più famoso all’estero. Esistevano tanti Umberto Eco: il semiologo, il professore, il romanziere, il saggista, il reporter della quotidianità e lo storico dell’estetica. L’Eco narratore nasce nel 1980 con Il nome della rosa, forse il romanzo migliore: da allora ne seguono altri sei: Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), Il cimitero di Praga (2010), Numero zero (2015). Continua a leggere
Quando Umberto Eco s’era tolta la barba
Umberto Eco è morto. Per me è stato un maestro, un idolo. L’ho letto, l’ho amato, l’ho studiato. Ci ho scritto la mia tesi di laurea: Oltre la teoria: la narrativa di Umberto Eco.
Per il suo ottantesimo compleanno ne avevo scritto un elogio intitolato A Umberto Eco, scienziato della verità, principe della menzogna (http://librisenzacarta.it/2012/01/17/a-umberto-eco-scienziato-della-verita-principe-della-menzogna/).
Ha costruito personaggi e luoghi dell’immaginazione che non dimenticheremo mai.
Io lo vedo passegghiare, ora, di nuovo con la sua leggendaria barba, a fianco di Guglielmo da Baskerville, da qualche parte, in un colorato medioevo.
Ripropongo qui sotto quell’articolo scritto quattro anni fa, in occasione del suo ottantesimo compleanno.

Lo scorso 5 gennaio il semiologo alessandrino ha compiuto ottant’anni. Continua a leggere
Buon viaggio, Umberto.
Per Roberto Rossi Testa

Lidia, la compagna di una vita del carissimo Roberto, ha risposto in questo modo splendido al mio appello. La ringraziamo di cuore per il dono suo e del nostro amico.
***
Mi avevi chiesto di scrivere una semplice cosa per Roberto. Posso dirti, avendo condiviso per ventidue anni ogni suo pensiero e scandagliato ogni verso della sua poesia, che lui aveva scritto già in età giovanile il compendio della sua vita – anima e destino – e insieme il suo epitaffio, con queste semplici parole, alle quali desidero affidare il suo ricordo.
Nel vedere la mia
prima stella cadente
non avvertii presagio
d’imminente fortuna.
Al contrario provai
l’angoscia del distacco,
l’orrore dello schianto.
Io pertanto non chiesi
più potere o la gloria,
maggior feudo, altra donna,
non chiesi che a un sapere
fosse strappato il velo.
Chiesi per me e per lei
di risalire in cielo.
Una sonata a quattro mani

Anna De Simone (a cura di), Leopardi a Trieste con Virgilio Giotti, Interlinea edizioni, Novara 2015, pagg. 166, € 15.
di Anna Elisa De Gregorio
Un ampio saggio interpretativo più che puntuale dell’opera di Virgilio Giotti, poeta del nostro novecento, che scrive nel dialetto di Trieste, di “sommessa, ritrosa e assoluta grandezza”, per riprendere l’esergo di Claudio Magris. Così si potrebbe sintetizzare in due righe il lavoro che Anna De Simone ha portato a termine con il volume dal titolo Leopardi a Trieste con Virgilio Giotti, edito da Interlinea nel dicembre 2015. Continua a leggere
32. L’Angelo che sorge dall’intimo

Il Signore ci conduceva, con la sua sapienza. Non l’avevo sentito mai così vicino, salvo forse nei momenti migliori con don Mario, quando lo Spirito m’invadeva al punto da darmi l’impressione di volare. Più procedevamo, più percepivo Dio come armonia, un arazzo di bellezza indescrivibile, che collega fra loro i fili più apparentemente eterogenei. La trama preziosa del tessuto iniziava ad emergere insensibilmente: nelle proposte di attività spirituale che cominciavano a raggiungermi, nella serenità maggiore tra noi due, nell’apertura di chi già avvertiva i benefici della catechesi e della predicazione. Era come se si delineassero due direttrici d’azione parallele: da una parte la promessa di un intervento esterno del Signore, reso possibile dalla grazia della Porta Santa; dall’altra, la trasformazione che la grazia stessa operava in noi e in quelli che cercavano sinceramente una soluzione per la vita. Il flusso dello Spirito riprendeva a scorrere, la luce dell’alba a splendere sulle rocce del sentiero in salita, tra la sabbia del deserto di un’impresa difficile, impossibile anzi, per gli strumenti umani, ma pronta a inverare, da un momento all’altro, le parole dell’Angelo che sorge dall’intimo di ogni essere che il Signore ama: nulla è impossibile a Dio. Neanche lo scenario nuovo che ancora nessuno osava immaginare.
Le donne di Murakami sono il nostro ‘altrove’
Pagine, di Rosa Salvia

Quel venerdì pomeriggio per strada c’era un funerale. Amina chiuse per un attimo gli occhi. Attorno a lei un mondo senza suoni, una fessura attraverso la quale i morti passano clandestinamente il confine.
Aveva un’aria febbrile sotto il velo, con gli occhi più lucidi del solito. La bocca carnosa pareva un grande fiore cremisi, in contrasto con il pallore del volto.
“Scappa, scappa,” le aveva urlato sua madre, “salvati figlia mia, salvati.” Continua a leggere
I ‘mariti’ di Valentina Diana

Il secondo romanzo della poetessa-drammaturga torinese
di Guido Michelone
Drina è una ragazzona quarantenne che vive nell’immaginario Spricchio (borgo agricolo collinare oltre la banlieu torinese) e che tira a campare lavorando come attrice free lance (ovvero con scarsi ingaggi in tournée per l’Italia) e accudendo un figlio adolescente (che nel romanzo si rivela la figura in assoluto più discreta e defilata, così come i di lei genitori, comunque determinanti nel finto happy end). Continua a leggere
Un nome scritto a matita
Il volto riflesso nel vetro del finestrino si sovrapponeva in trasparenza alla fuggevole litania di sonnolenti paesini costieri.
A tratti, a rompere quella monotonia, dal fondo di un viale o da uno squarcio tra case addossate le une alle altre, baluginava il grigioblu del mare.
– Perché proprio adesso? – era sbottata Ada il giorno prima, l’espressione in bilico tra stizza e stupore, allargando le braccia nel tipico atteggiamento che assumeva quando qualcuno della sua famiglia, bypassando la sua preziosa consulenza, la metteva davanti al fatto compiuto. Continua a leggere
Poesie di Antonella Palermo
Matrimonio
Cucita col filo
le viscere all’ossa i muscoli all’unghie
i piedi calcare l’ingresso alla chiesa
le dita ritornano a giocare veloci
e quei palmi tuoi grandi
si premono
bimbi
mi lavo le mani
mi infili l’anello
e mi segno Gesù in punta al mio sì. Continua a leggere
31. L’ebbrezza del volo

Si entrava nel mistero. Quelle albe, che avevano scandito il nostro tempo, continuavano a irradiare una luce che splendeva nel segreto di un cuore più incline all’umiltà. Comprendevamo meglio la pedagogia del Cristo, l’Unto venuto per servire, per lavare i piedi, come solo dagli schiavi era lecito pretendere. Toccavamo con mano le vie di Dio, che non erano le nostre, i suoi pensieri, così lontani dai pensieri del mondo. Gli altri dubitavano ancor più della riuscita: vedevano il gruppo dirigente convinto di tenere in mano le leve del potere, le gerarchie impermeabili al benché minimo segno di ripensamento, e radicate nell’intento, per nulla mascherato, di ribadire lo stato delle cose. Ma noi sapevamo che, per il Signore, sarebbe stato facile minare il castello di carte del sistema. Fissavo gli occhi negli occhi di Gesù: la sua calma sovrana mi persuadeva che l’agitazione, l’impazienza, non avevano ragione di esistere, anzi, apparivano ridicole, o patetiche. Cristo era il centro del cosmo, il Punto Omega verso cui tutta la storia si orientava, in modo irresistibile. Mi sentivo attratto in un campo di forze da cui mi lasciavo trascinare, mi aggrappavo alle sue ali onnipotenti provando, per la prima volta, la sobria ebbrezza del volo.
Poesie su dipinti. Maddalena, di Georges de la Tour
Meditare davanti a oggetti chiusi
l’apertura del mondo:
uno specchio un teschio il mio corpo
in mezzo alla notte della stanza.
Il teschio e l’occhio per incantamento
si fissavano immobili allo specchio
mentre cadevano i miei lunghi capelli.
E lentamente smemorando i nomi
le cose allusero ad altro
la notte simulò un buio più vasto.
L’aria si accese e vibrando mutava
le certezze visibili in ombre
che tornavano in luce inconosciute
al buio ritornando, se ardevo il tempo
in trasparente polvere d’aria-
e fui solo uno sguardo nello spazio.
Manzoni e la misericordia

Nell’anno santo dedicato alla Misericordia
di Augusto Benemeglio
1. Chi legge Manzoni?
Questo è il mio terzo “recital” sulla figura di Alessandro Manzoni e riguarda, non a caso, il tema centrale del romanzo , quello della Misericordia, che è il tema dedicato all’anno santo che stiamo vivendo. Ma nel far rivivere i personaggi cardini dei promessi sposi , Lucia, l’Innominato e il cardinale Borromeo , ho pensato anche ai versi di altri poeti atei , o di confessioni religiose diverse , come Caproni, Rumi, Gandhi, Meideros e Max Ehermann, o alle parole dello stesso Papa Francesco, grande estimatore del Manzoni, che garantiscono quell’ ecumenismo necessario per raggiungere una vera pace. Continua a leggere
Tra me e lui, di Elisabetta Bordieri

Strano come si possano assemblare parole scrivendo di passione e mistero con una maestria tale da riuscire a calibrare le astrazioni della mente e poi non essere in grado di dare loro foggia e ossatura nell’esatto momento in cui dovrebbero saper carezzare la pelle appena conosciuta e incontrata. Strano come lui sia stato capace di farlo. Ma cos’è strano e cos’è normale? Continua a leggere
30. Valeu a pena?

Intanto, dal mio tavolo, sparivano tutti i commensali. Mandati in altri lidi, uno dopo l’altro, per motivi diversi, ma portando, per me, allo stesso risultato: il fantasma di un’aspra e imbarazzante solitudine, additata come effetto delle mie visioni. Ricordai la scena del Calvario, pietosamente riempita di figure nel Vangelo di Giovanni ma, nella versione di Marco, testimone del perfetto isolamento del Cristo tra i suoi crocifissori. Mi venne in mente l’essere soli nelle Lettere a un giovane poeta, di Rainer Maria Rilke, dove tale condizione viene vivamente consigliata come chiave per sondare il profondo e trovarvi le perle preziose della vera identità. Avevo preso l’abitudine, da tempo, di ascoltare in rete un capitolo al giorno del Vangelo: quella volta mi trovai di fronte la descrizione marciana della passione e morte di Gesù. Sentivo le parole e guardavo l’immagine ricostruita dalla Sindone, con lo sguardo luminoso, fisso su di me. Mi tornò alla memoria una frase che avevo incontrato di recente: se Dio ti sembra lontano, indovina chi si è allontanato. Tutto convergeva nell’offerta, il centro del Progetto, il peso di cui lei si caricava con eroica fedeltà, nonostante gli impulsi contrari della sua natura. Valeu a pena? Tudo vale a pena se a alma não é pequena. I versi di Pessoa suonavano calzanti in quest’angolo di tempo in cui ogni fatto, ogni parola diventava attesa, in cui ogni istante poteva rivelarsi decisivo. Mi scrisse un amico, dicendo che il Papa pregava col rosario che avevo benedetto. Segni che scendevano nel cuore come lo sguardo di Gesù, come il Vangelo della passione e morte di Colui che stava realizzando il suo Disegno.
“E noi non smetteremo mai di esplorare”. Per Roberto Rossi Testa. Di Anna Maria Curci

È strana, questa epoca. Da un lato sembra ridurre la comunicazione a ciancia insulsamente riecheggiata, a sfoggio vano e sordo, dall’altro rende possibile una conversazione ampia e profonda, ancorché a distanza, con interlocutori che diventano veri e propri compagni di strada. A pensarci bene – e i carteggi dei ‘tempi andati’ lo dimostrano – tale conversazione non è tanto resa possibile dai mezzi telematici, perché a realizzarla nella sua pienezza sono doni, tanto semplici quanto grandi, di umanità; sarà allora più corretto dire che quest’epoca facilita lo snodarsi, come un cammino fatto per scelta, di una via fatta di dialogo e reciproco ascolto. Continua a leggere
Le tre negazioni

di Nicola Vacca
Roberto Rossi Testa si definisce un poeta che dà testimonianza di ciò che si svolge. Le sue poesie nascono dallo sconforto o dal dispetto causati da un diniego o al fine di provocarlo.
Il degrado e il pantano nel quale siamo finiti meritano un atto di resistenza che non può non venire dalla poesia, che con posizione ferma deve lanciare nel proprio tempo un fermo e deciso “no” agli scenari di disfatta che avanzano.




