
Parlavamo delle profezie, ma nessuno ci credeva. Riflettevamo sul fatto che Dio aveva concesso spesso, nella storia, avvertimenti chiari intorno a fatti drammatici, ma che i moniti erano stati regolarmente scherniti o trascurati, a cominciare dal diluvio. Mi tornava alla mente la parabola del ricco epulone, il quale, condannato all’inferno, pregava che qualcuno avvisasse i fratelli del pericolo; la risposta era che anche se uno fosse tornato dai morti, l’incredulo avrebbe proseguito a rifiutare. Quando accennavo a questi temi, durante il pranzo comunitario del Santuario, mi ascoltavano con studiata sufficienza, opponendo ognuno le proprie convinzioni: l’ultima rivelazione è quella di Cristo!, ed obiezioni analoghe. Altri chiedevano date; avrei voluto rispondere che tutto sarebbe potuto accadere anche domani, ma mi limitavo a ricordare che i messaggi convergevano su questa fase storica, senza aggiungere ulteriori indicazioni. Cominciavo a immaginare le possibili modalità in cui gli eventi si sarebbero attuati: una piazza San Pietro gremita di fedeli, in ascolto dell’udienza papale, o una solenne cerimonia liturgica, con la presenza di cardinali e vescovi. A un tratto si sarebbe scatenata la violenza, come era accaduto nei giorni precedenti, in altri luoghi. Questa volta, però, l’effetto sarebbe stato più scioccante, come se il cuore stesso della civiltà fosse stato sfigurato da una furia senza pari. Un attacco, dunque, non solo concreto e sanguinoso, ma anche fortemente simbolico: era come se finisse un’epoca, col suo retaggio di corruzione e impurità, e dalle tristi macerie risorgesse un’era luminosa, simile a quella del primo cristianesimo. La pace che il Cristo prometteva sarebbe sbocciata da un baratro pauroso di violenza sacrilega. Solo il sacrificio, la perdita, la morte, avrebbero prodotto la Pasqua che sempre si rinnova, nella storia del mondo. Da quel giorno, più nulla sarebbe stato come prima; la Chiesa avrebbe riscoperto la bellezza delle virtù incontaminate, l’umiltà e la povertà; si sarebbe convertita a un Dio purissimo, inseparabile da un processo di purificazione e spoliazione. Lo scenario era alle porte: viene un’ora ed è questa, dice il Cristo, parlando della sua rivoluzione di amore e libertà.