Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

61. La pioggia

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Sono nell’ufficio-riunioni, una stanza importante, mobili in legno massiccio, libreria che prende tre pareti, lampadario che pende dritto sul tavolo tondo ricoperto di marmo di Carrara.
– Vi trattate bene.
Perché ha gli occhi così dolci, come fa, in un mondo di ladri e di arrivisti? Domandarselo è inutile. Meglio cercare di capire dove vuole arrivare.
– E’ pur sempre la casa editrice più importante. Continua a leggere→

Roma di neve. (La lezione)

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Sarà che non ci siamo abituati
al tappetino bianco sulla strada,
agli alberi guarniti
come pandori, il giorno di Natale.
Sarà che non mi si apre più il cancello
– ci vuole mezzo litro di sbloccante -,
e se non mi salvasse il giornalaio
sarei ancora qui, a fare foto
al cortile di panna,
alla chiesa che pare
servita dal fornaio.
Sarà che il mondo è bello
e se non fosse per i senzatetto,
che rischiano la pelle alla stazione,
direi: sono felice.
Come quando uscivamo da bambini
alla guerra delle palle di neve,
inneggiando a quel cielo che pensava
a chi non ha imparato la lezione.

60. Lo schermo

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Marius vacilla, quando vede la donna sulla porta. Cosa fare? Continuare a svuotare le casse o sparare, per la prima volta, da quando è iniziato tutto questo? Ci sono momenti infiniti in cui persino lui, il duro, l’invincibile, è insidiato dal tarlo perfido del dubbio, anche se sa che non potrebbe mai permetterselo; ma la donna riccia, apparsa all’improvviso, gli mette dentro un’inquietudine inspiegabile: possibile che non sappia resistere? Cos’è che rende pesanti le sue mani, divise tra la Smith & Wesson e le banconote ammucchiate nel cassetto di metallo? Continua a leggere→

59. Quasi

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Cosa ti piace, di un posto come questo? Perché non sai staccarti dai ricordi?
– Sì, in cambio. Hanno un prezzo certe cose.
Ogni angolo è un frammento di vita, un’emozione. Ce l’hai davanti, sdraiato, come non fossero passati anni, gli occhi chiusi, che cosa stai facendo?
– E quale sarebbe?
– Dimenticare il tuo passato. Continua a leggere→

Arrivederci, Wislawa

La stazione

Il mio non arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all’ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E’ scesa molta gente.

L’assenza della mia persona
si avviava verso l’uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L’insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E’ avvenuto perfino
l’incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuona questa parolina.

Cinque poesie verso il nulla

di Franco Arminio

io dico che si deve partire
da un punto qualunque,
per esempio dal fatto che alle nove del mattino
puoi andare in un paese vicino
e sentire quello che dicono al bar
un postino un muratore, un vecchio ammalato
e poi ti rimetti in moto senza sapere
dove vuoi andare
sapendo che la giornata
una giornata qualsiasi è il tuo splendore.

*** Continua a leggere→

58. Mio marito

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Stai ascoltando la musica? O stai pensando a Peter, che prende appunti senza interruzioni? Che starà scrivendo? Una condanna di spettacoli malsani? Un appello a chiudere gli stadi, col loro carico di promiscuità, di alcol e droga? Provi a sbirciare, ma ha una scrittura fitta, illeggibile, come i suoi pensieri: non volevi provare a indovinarli, come l’angelo e il cantante? Continua a leggere→

57. Quell’uomo

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Dove trovarlo, Gilda? Perché ti vengono in mente altre domande, mentre cammini in strada e posi lo sguardo sui parcheggi per le biciclette, i sottopassi che porteranno chissà dove, le vetrine dei negozi, ognuno con il suo alberello che ricorda una natura diversa dal cemento, dal ferro, dalla plastica? Perché pensi che la vita sia tutta programmata, che i passi sull’asfalto siano già previsti da qualcuno, che anche se decidi di girare a sinistra e non a destra, qualcuno lo aveva predisposto? Hai scartato all’improvviso: c’è una strada dalle case in mattone stile antico, con portici simili a quelli delle città del nord Italia. Continua a leggere→

56. Buono a nulla

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Non ti senti tranquillo, è naturale. Quanti errori avrai fatto nella vita? Ti riesce difficile affondare lo sguardo nella nebbia degli anni. Quando è scattata la molla del potere? Cos’ha innescato il meccanismo perverso che ti ha ridotto a questo punto? Dovresti fermarti, concentrarti. Tuo padre non ti ha mai stimato, diceva che eri solo un fannullone, un buono a nulla. Continua a leggere→

55. In cambio

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Perché sei venuta fino a qui? Non ne potevi più dell’uomo che ti chiedeva un sacrificio: la vita è così breve e ne hai goduta così poca. C’è un silenzio irreale, tra le piante rade, a tratti, per l’incendio che ha divorato la pineta. Dimenticavi  il passato mentre ti stringeva e tu dicevi arriverà qualcuno e lui ma che t’importa, le stelle erano occhi discreti che fingevano di guardare altrove, gli uccelli notturni conversavano piano, la luna vegliava come una madre preoccupata per i figli. Continua a leggere→

54. Altre stelle

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– Mi chiamo Peter.
Ha qualcosa di strano, te ne accorgi adesso.
– Lo vediamo insieme?
– Non posso sedere accanto a una donna sconosciuta.
– Perché mai?
Potevi risparmiarti di bere quelle birre.
– Il mio credo non me lo permette.
– Quale credo? Continua a leggere→

53. Pazienza

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Hai scoperto che è a Berlino. Puoi sapere tutto, Gilda, oggi non ci sono più segreti. Lo troverai? Non è un paese di campagna. E come ti presenti? Con la tua busta di giocattoli? Che cosa è accaduto da quando hai deciso per la prima volta di parlargli? Non sai niente di lui. Sarà ancora un romanziere? E’ diventato già famoso? Da un po’ di tempo ti agiti per nulla: che sia il segno che qualcosa sta cambiando, che è arrivato il tuo momento? Sull’aereo sei piena di speranze: tutto ti sembra nuovo, le poltroncine verdi, la pensilina chiara coi soprabiti e i giubbotti accartocciati, che ricordano i pensieri accavallati senza un ordine preciso, i passeggeri che chiacchierano, ridono o tradiscono espressioni preoccupate. Continua a leggere→

Stazione della memoria (Shoah)

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Una scritta sbilenca, come un gioco
per bambini a cui servono favole
per crescere felici.
Un albero stecchito a ricordare
che se hai qualcosa di tuo,
se t’illudi d’essere qualcuno,
questa è la prospettiva che smentisce,
è l’indice di tutte le sconfitte,
anche quella finale con te stesso.
Ma saranno le facce,
gli occhi stupiti di chi non capisce,
l’attesa opaca dentro le garitte
gelide della sua disperazione,
sarà il binario che avete orientato
verso la porta dell’inferno a strisce,
saranno quelle tracce
dentro le fosse senza paragone
a dirvi chi vi aspetta,
all’ultima stazione.

52. Una chitarra

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Uno dopo l’altro: gioiellerie, supermercati, banche.
– Vieni, sbrigati!
Passamontagna, calzamaglie, caschi: ma quante te ne inventi, Marius?
– Sfondalo, dài, non stare lì come un babbeo.
Sei diventato abile: scardini sbarre, mandi in mille pezzi vetrine con cristalli rinforzati, possibile che non ci prendano? Prima o poi capiterà.
– Avanti, riempi il sacco, fatti dare il codice della cassaforte. Continua a leggere→

LA MEMORIA DI BERTO

di Meth Sambiase

“Al tempo di Monaco ero a Parigi. Dovetti recarmi, per incontrare un amico, in un alberghetto della periferia. Mi accompagnava una signora francese. La mia “buona stella” mi fece entrare nella “hall” dell’albergo giusto nel momento che la radio trasmetteva il discordo di Hitler. Saltò fuori, di dietro il “comptoir”, la figlia della proprietaria: giovane alsaziana tedesca. Gridava invasata “Spricht Hitler, spricht Hitler”. Mi volsi, per cogliere la reazione, alla mia accompagnatrice. Con mia sorpresa, la reazione non venne. Venne, in sua vece, un grazioso sorriso, col quale cercò di disarmare l’innamorata di Hitler, prima di chiederle, quasi con umiltà, se la persona della quale eravamo in cerca si trovava in quel momento “à la maison”. Lessi in quel sorriso che la linea Maginot era stata una grossa spesa inutile, che i “bocche” avrebbero agevolmente invasa la Francia, e trovati in essa molti volenterosi collaboratori. E decisi di tornare in Italia (da Cinque aneddoti con una morale, in Prose, Umberto Saba, 1964). Continua a leggere→

50. Nel suo guscio

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Perché sei tornata? Quale forza ti spinge a ritrovare questa piazza, l’ovale che già comincia a gremirsi di gente, di risate, di grida di ragazze? Hai bevuto di nuovo, Dalia? Cosa stai cercando veramente? Fai la fila al botteghino quasi in trance. Ti vengono pensieri malinconici, il male si è annidato nel passato e ancora oggi si affaccia col suo ghigno. Possibile che siano tutti felici tranne te? Guardali bene, impara a leggere i pensieri. Potresti riuscirci? Osserva il giovane che ascolta la musica con le cuffie e scuote la testa con lo stesso ritmo: da cosa sta fuggendo? Non sarà stato ferito anche lui da genitori distratti, non starà pagando il prezzo di un amore sbagliato, di un tradimento che ha generato violenza, cinismo, ribellione? O il tipo maturo con lo sguardo fisso verso il nulla: quali immagini lo stanno visitando? Prova a calarti nel suo vestito grigio, nei capelli spettinati che sembrano lanciare un appello a una libertà perduta, che si trascinano la polvere di un ufficio contabile del centro, dove tra colleghi ci si guarda di traverso, dove uno che decide di aprirsi, di compiere un gesto generoso è accarezzato da una smorfia di disprezzo: povero illuso, ancora credi nel sogno d’incontrarsi, di condividere qualcosa? O la ragazza con la testa reclinata che pare si debba addormentare in piedi da un momento all’altro: perché è venuta sola? Possibile che non abbia trovato uno straccio di compagno con cui spartire un frammento di bellezza nel cielo plumbeo dei giorni tutti uguali? Continua a leggere→

La maschera ritratto di Maurizio Cucchi

di
Fabrizio Fantoni
 
 
 
 
?Un vagone ferroviario semivuoto in corsa verso una cittadina di frontiera, una tranquilla gita al confine. Sono questi gli elementi che portano il protagonista dell’ultimo romanzo di Maurizio Cucchi – “La maschera ritratto”, Mondadori € 18,00- a riannodare il legame con il mondo della sua infanzia e di suo padre Gino, un uomo silenzioso, sognante e poetico che cinquant’anni prima si era tolto la vita. Continua a leggere→

49. L’integrazione

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E’ come si conoscessero da sempre. Parlano fitto, con gesti ampi delle mani. Che ne pensi, Gilda? Ti porteranno via il tuo Giorgio? E’ per questo che, dopo l’amnesia di qualche giorno, ti ricordi di Arturo? Dove sarà? E’ un po’ che non lo vedi in giro. Che sia partito? Non si sarà offeso perché non l’hai cercato? Loro parlano, parlano. Ti avvicini, per provare a rubare qualche frase. Ecco, da qui si sente tutto.
– Ne sei convinto? Continua a leggere→

48. La presa del destino

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Ha la testa che gli gira: ripensa all’azione, alla corsa folle della sera prima. Avrebbe mai pensato di arrivare a questo punto? Sulla tastiera, le dita scorrono da sole. Un eroe? O un fottuto vigliacco, che cerca uno spiraglio nella bambagia in cui si è avvolto fino all’altro ieri? Ha sentito i muscoli intorpiditi sciogliersi e scattare, ha riconquistato in pochi istanti il senso del corpo, abituato a chinarsi sul computer con l’unico fremito di arrivare al fondo della pagina. Ora, lo strappo: bastava che qualcuno reagisse, un poliziotto che estraesse la pistola e sparasse su di loro. Continua a leggere→