Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

47. A poco a poco

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Sì, è una bella casa, come quella delle fate. Colori disposti ad arte, per creare un’atmosfera. Si vede che c’è una mano femminile, ogni donna è un artista. Cosa pensi, Ester? Fausto se n’è andato: sei delusa? Hai perso un’occasione? Non tornerà mai più? E’ giusto che lo riabbia la moglie, che qualcuno, almeno, sia felice?
– Chi sarà?
E’ incerta se aprire o non aprire. Vorrebbe starsene da sola, a meditare sul da farsi. Non si può restare sempre disponibili, il suo lavoro la impegna già abbastanza. Basta, per oggi ha chiuso. Continua a leggere→

46. Andato

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– E’ lui?
– Sì, è lui.
– Com’è pallido.
– Come me.
Non ci avevi fatto caso. Sei inquieta: perché? Pensi che stia per succedere qualcosa? Ti turba l’uomo col soprabito scuro e la sciarpa chiusa nell’interno.
– Ciao.
– Ciao.
– Da dove vieni?
– Dal solito posto. Continua a leggere→

43. Imbroglioni

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Gli sembra bellissima. Si sente in colpa verso Dalia, ma lei, lei è troppo bella: accarezza la pelle liscia come un lago d’estate; resterebbe lì, centellinando un sogno che lo libera dalle ambizioni velleitarie, le preoccupazioni, l’ansia di fare, guadagnare, riempire un vuoto sempre più profondo; Ester, abbracciami, stringiamoci fino a domattina, lasciamo che la musica c’invada, sta a noi, nessuno può impedirci di essere felici, è bella casa tua, piccola e accogliente, è il mondo che voglio, non m’interessa altro: cos’è il successo, il potere del denaro? Baciami, dammi la pace che ho cercato così a lungo.
– Sei strano oggi, cos’hai? Continua a leggere→

Peter Genito e Franz Krauspenhaar, poeti a confronto

di Francesca Tini Brunozzi

La Casa della Poesia di Vercelli riapre le porte al pubblico con il primo incontro del 2012: sabato 21 gennaio, alle ore 17, presso la sede di Santa Chiara, in corso Libertà 300 (1° piano), nuovo appuntamento per la serie POETS DUETS che vedrà l’incontro e le letture “incociate” tra l’esordiente Peter Genito e lo scrittore e poeta Franz Krauspenhaar.

Entrambi gli autori presentano un libro di poesie fresco di stampa: Genito il suo Dal buio al cuore (Marco Del Bucchia Editore, 2011) mentre Krauspenhaar il suo Effekappa (Editrice Zona, 2011). Gli autori leggeranno i propri testi e faranno una lettura delle poesie l’uno dell’altro, presentati e moderati da Francesca Tini Brunozzi. Continua a leggere→

42. Addirittura

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L’ufficio del capo è molto semplice: grandi finestre con le tende gialle, la scrivania massiccia e liscia come marmo, sedie comode in velluto blu.
– Dottore, c’è qualcuno che le vuole parlare.
– Chi è?
– Non ha voluto dirmi il nome.
– Me lo descriva.
– Ha un impermeabile scuro e una sciarpa chiusa nell’interno. Continua a leggere→

41. In che senso

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– Ho poco tempo.
– Lo so.
– Sai anche qual è il prossimo passo?
– Trovare uno scrittore di valore.
– Pensi sia possibile?
– Chiedo a mio fratello.
Il pub è una tana ben protetta: i marchi delle birre sono icone di santi scaduti, ai quali ci si rivolge in casi estremi. Dalia non sa se dirglielo o non dirglielo. Come la prenderebbe? Ma deve sapere. Continua a leggere→

40. Guarda

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Cos’hai provato, quando sei salita sulla sedia?
Non ti era mai capitato di vedere le cose da un punto di vista alternativo.
Insomma, di’, cos’hai provato?
Giorgio, sei matto, perché dovrei salirci? Pensaci, cambiano le immagini, la coscienza di sé.
Che idee, si sente che dormi sotto i portici. Sali, non farti domande, dev’esserci un momento in cui il passato è passato: se potessi ricominciare, quali cose rifaresti e quali no? Continua a leggere→

39. Cioè?

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– C’eri mai venuto, Marius?
– No.
– E perché proprio qui?
– Certe volte si va a fiuto.
– Quando?
– Praticamente sempre.
Una serie di ponti e grattacieli: il colore dominante sembra il grigio – magari non è vero. Arturo è quello dei dettagli; farebbe le pulci persino ai marciapiedi per cogliere differenze e affinità, capire il mondo da particolari in apparenza senza senso. Continua a leggere→

Il muro

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Mi hai riportato il sole, stamattina.
C’è posto, stranamente, in questo inverno
che sembra cancellare ogni rumore
salvo il trillo del passero
o lo stridere della sega elettrica
dietro i cipressi e i pini,
le voci dialettali dei passanti
e lo sbattere sordo di portiere.
Non c’è un’imbarcazione in mezzo al mare;
anzi, vedo una lancia:
spunta dal nulla dentro la foschia,
avanza lentamente, come avesse
tutto il tempo del mondo,
come se in quel limite insicuro
fra cielo e terra e acqua si potesse
trovare il modo d’incontrarsi ancora,
di darsi un bacio che oltrepassi il muro.

37. Chi sarebbe?

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– Come si potrebbe rimediare?
– Un incidente, una catastrofe: qualcosa che rimescoli le carte, che costringa a rivedere tutto.
– Il duemiladodici?
– Balle. Una cosa vera, che faccia apparire le cose per quello che sono veramente.
– Dovremmo organizzarlo noi? Continua a leggere→

D’inverno

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Non ero mai venuto qui d’inverno:
si fatica a restare controvento
con le guance tagliate dal rasoio
del dieci gennaio duemiladodici.
Ma resisto per te,
che mi hai dato quest’altro appuntamento
difficile; mi sento
la piuma schiaffeggiata
in cima alla ringhiera:
non si sa come possa rimanere
abbarbicata al ferro congelato;
ma capisco che è un segno,
la traccia di quel sogno ancora vivo
che sei per me, mio amico,
e che ancora una volta mi hai lasciato.

35. La pietra

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– Non ci posso, credere, mi hai portata qui!
– Ti porto dove vuoi.
– Sembra un sogno.
– Chi decide qual è il sogno e quale la realtà?
– Non è pericoloso?
– Cosa?
– Perdersi nei sogni.
– Chi ha detto che nei sogni ci si perde? Continua a leggere→

34. Felici

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– Sei sicuro che non venga?
– Fidati, mi sono informato.
– Non mi ha mai interessato questo posto.
– E’ istruttivo, però.
– Non pensavo ci fossero tutte queste stanze.
– Mi sono presentato come un editore.
– Ne sai una più del diavolo.
– Noi abbiamo una carta in più del diavolo. Continua a leggere→

Solo per un caso della vita

di Elisabetta Bordieri

“Allora è pronto?”

“Beh, pronto è una parola grossa, diciamo che sono qui”

“Se non vuole possiamo lasciar perdere”

“Non crede che sia un po’ troppo tardi?”

“No, credo che, se non vuole, è ancora in tempo per ripensarci e tornare indietro”

“Ascolti, cerco solo di andarci un po’ cauto. Sarà pure normale no?”

“Cauto?”

“Ho accettato questo suo invito solo perchè il più delle volte sono una persona che agisce d’istinto e la sua telefonata mi è sembrata, come dire?, garbata” Continua a leggere→

Cristina Bove, Testi.

Cartografica

Ho incontrato una storia di mattini stirati

una di quelle raccontate a gesti

che sembrano aquiloni sfaccendati

a raccontarla si vien giù dal sonno

e ci si aggrappa alla periferia del letto

ore trascorse in metamorfosi

come un ragno crociato punto rosso

palpi a tastare l’aria, appena smossi

scrive di brezze colorate

di pupille che sfoggiano di mare

velature di verde e di turchino

e fiordi antichi – cattedrali a strapiombo –

precipitate lungo le scogliere

si scorgono emisferiche parziali

le singolarità

dell’ente e dell’avente

fuse nel viaggio astrale

oltre l’esigua conoscenza errante.

***

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33. Qualcosa da scrivere

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Come ho fatto ad accettare di dormire qui? Da un momento all’altro può succedere qualcosa. Sento rumori: che faranno a quest’ora? Bevono, preparano colpi? Chi è l’uomo che s’inventa sempre qualcosa per complicare la vita alle persone? Questa tenda puzza, chissà chi ci ha dormito. Non prenderò sonno neanche con il Tavor. Odio la violenza: l’armadio pelato mette ansia, ma anche gli altri non scherzano. Continua a leggere→