Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Maria Pia Quintavalla, Testi

Ritratto in piedi

parlato a mio padre vestito da respirante, sussurrante

albero che parla (e che mi ama), cime alla luce

occhi luminosi ogni tanto esso è qui, davanti

sta dicendo precise cose. Respira. Commenta (mi

rimprovera anche, mi contraddice).

Di pomeriggio lo vedo bene che il sole fa luce,

di passaggio di nascosto che fa luce – e

me li porto con me per digiunare gli occhi,

per le scale per le strade, poi divento normale

sottile netta, e bianca

***

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Giorgio Conte, Un trattore arancio

di Guido Michelone

Giorgio Conte, astigiano, settantenne, è molto noto quale autore di canzoni per altri (Mina, Celentano, la Vanoni, Milva, Patty Pravo) e per sé, emulando o forse superando n bravura persino il fratello Paolo, ormai internazionalmente riconosciuto come lo chansonnier italico per eccellenza. Ma a ben vedere proprio i brani arguti, ironici, grotteschi del folksinger piemontese secondogenito, un po’ alla George Brassens, rivelano una vis narrativa fortissima, che da qualche tempo si estrinseca pure nella fiction letteraria con un libro di racconti (Sfogliar verze, per Excelsior 19881, Milano 2007), con tanti volumetti allegati ai suoi notevoli CD e ora con un testo che in copertina, sotto il titolo, si fregia dell’ambiziosa dicitura di romanzo. Continua a leggere→

31. Il litorale

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da qui

– Perché vicino a te mi sento meglio?
La casa è sempre quella: originale, fantasiosa. Oggetti sparsi come segni, o ricordi, o chissà cosa.
– Parlami degli ultimi giorni.
I colori contano: è dare un tono alla vita, decidere se sarà triste o allegra, perché la scelta è nostra; a chi si può impedire di sorridere? Continua a leggere→

30. Dormire qui

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da qui

– Dove mi stai portando?
– Guardali, come ti trovi?
– Tu sei matto.
E’ una specie di campo con gente strana, a dire poco. Uno è un armadio con la faccia tonda, pelato.
– Si chiama Marius. Non si sa da dove venga. Potrebbe sradicare il tronco di una quercia con un abbraccio solo.
– Pensi di far ridere? Continua a leggere→

Alfonso Nannariello.

Materie spirituali

Dal 1952 la cacciata dal paradiso è raffigurata alla

Madonna, con l’angelo impietoso, e Adamo ed Eva afflitti.

Alla Madonna la navata centrale aveva motivi laminati

in oro dai quali scendeva nel sensibile di qua l’Irrappresentabile.

Sulla stessa navata erano raffigurate alcune scene

della passione insistentemente sottolineata dalle stazioni della via crucis. Continua a leggere→

29. Un cantautore

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– Come stai?
Perché è così difficile parlarsi, dopo il tradimento? Ma quale tradimento? Fausto: c’è un giorno in cui sono stata importante nei tuoi progetti, nei tuoi sogni? Qual è la chiave del tuo cuore? Non riconosco più la nostra casa: chi ci è stato? Qual è l’ultima donna?
– Come vuoi che stia?
Non piangere Dalia, non dargli soddisfazione più di quanto meriti. Guarda: ha spostato tutto. La tua foto non c’è più. Eppure dicevi di amarmi, staremo sempre insieme. Dov’è finito, tutto? Dov’è finita la mia foto? Continua a leggere→

Domenico Starnone, Autobiografia erotica di Aristide Gambia

 

di Guido Michelone

Occorrono tempo e pazienza per leggere attentamente le 452 pagine di questo nuovo libro di Domenico Starnone, il diciottesimo ufficiale in ventiquattro anni di pubblicazioni tra la narrativa e la saggistica: e anche quest’ultimo è un testo anomalo, a metà fra i due generi, pur con forti tinte autobiografiche come si evince sin dal titolo, che fornisce anche una seconda fondamentale chiave di lettura. Continua a leggere→

28. Conchiglie

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da qui

La stanza è piccola, ma fantasiosa. Ester ci sa fare coi gingilli, col colore vivo alle pareti.
– Non devi più vederlo.
Colleziona conchiglie, tutte quelle che trova sulla spiaggia.
– E’ lui che mi cerca: appare all’improvviso nei posti più impensati.
Le conosce per nome: la patella caerulea è una montagna vista dall’alto; le ricorda l’Etna, le lunghe passeggiate con la macchina, tra dossi di lava nera e solida. Continua a leggere→

La scrittura vertiginosa di Franco Arminio

di Anna Rotunno

La scrittura di Arminio non è artigianato colto, ma è scrittura ispirata, anche piena di scorie, detriti, schegge, che ingloba in sé come se si trattasse di relitti preziosi della coscienza e dell’inconscio, senza escludere nulla e anzi con meticolosa cura di ciò che altri getterebbero via come scarti. In questo e per questo si tratta di una scrittura in tutto anomala, atipica e soprattutto controcorrente, tanto che si dà atto alle case editrici che hanno pubblicato l’opera di Arminio (Da Laterza a Mondadori) del coraggio dimostrato nel puntare su uno scrittore che distanze siderali separano dall’attuale produzione letteraria italiana. Continua a leggere→

Maurizio Manzo, Assistenziali

Ho sempre creduto

che l’orrore avesse un orlo

Erich Fried

*

era in quel modo

davanti a quell’uomo

come cristo davanti

alla sua verità

che pareva non credere

ai gesti e al suono

alla bava asciugata sulle

sue braccia

mentre strappavano via come

cose tenute strette

erette più in alto che poteva

ogni sua arteria che gridava

divagando ogni dubbio pietoso

un dubbio che roccia respinge

ingegno precluso

eluso

dolore sapore candore.

La luce folta

rendeva narici palati

alati

scortesi protesi orticanti

cantilena tra moccio

e lacrima

rimasugli d’umano destino.

**
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26. Domani

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da qui

Come ho fatto ad arrivare fin qui? Non ho mai messo piede in uno stadio. Tutte queste luci, questi suoni; e lui: quando uscirà? Vedrò i suoi riccioli castani? Mi sento sola, in mezzo a questa gente. Se mi prendesse il panico, dove potrei fuggire? Sento puzza di fumo: non è vietato? Saranno sigarette? La testa mi gira. Suonami la tua canzone, è l’unico modo per uscirne, non ci sono altri posti dove andare. Continua a leggere→

L’augurio a Dio e all’anno che scocca

Di Meth Sambiase e Nabil Nada

Ogni poesia ha una storia, ogni storia genera una poesia. La storia personale di ciascuno di noi sembra essere un polittico pieno di storia, ma che si apre solo nelle occasioni, nelle feste, i giorni normali. Invece, spesso vanno scordati e seppelliti nel cimitero della nostra memoria; benché questi giorni siano la vera essenza della nostra biografia personale e culturale.
Questa poesia è scritta da Nabil Nada dal Sud del Mediterraneo e Meth Sambiase dal Nord dello stesso mare; due poeti appartenenti a due culture e a due formazioni intellettuali diverse ma che condividono la stessa lingua e l’amore per la poesia, vuole essere un augurio di fine anno con una riflessione molto acuta, non soltanto sull’anno che sta per andare via, ma anche sul nostro secolo, ciascuno dal proprio punto di vista.
Sarà la qualità dell’Uno di ascoltare il diverso Altro quello che continuerà la pacifica quotidianità di una comunità eterogenea di cui (anche) si arricchisce la goccia d’inchiostro che scrive del suo mondo umano. Continua a leggere→

Se sei felice

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Quando c’eri, Mario, mi domandavo
come sarebbe stato
il giorno che sarei rimasto solo:
un pugno nello stomaco, credevo
che sarei morto anch’io,
ancora non sapevo
che amare è morire, che in fondo al cuore
c’è una luce nascosta in una tomba
e che solo scendendo fino in fondo,
esalando quell’ultimo respiro
nascosto in ogni battito del dare,
ancora non sapevo
che il lampo che ora vedo in questa foto,
l’illusione di averti qui per sempre
era la profezia di chi sa già
che all’alba arriva uno che ti dice
chi cerchi, perché piangi non è qui,
non vedi che ti sta aspettando ancora
non senti che ti chiama dalla porta
del cuore? Dimmelo, se sei felice.

24. Basta

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Andare non andare. Essere, non essere. Non starò esagerando? Da quando Arturo è entrato nel mio mondo – entrato? -, non ho pace. Non riesco a pensare a nulla che non diventi pagina, riga nera che porterà chissà quali sorprese. Devo averlo, la vita non avrebbe senso se dovessi perderlo – perderlo? Basta, ho deciso: vado. Continua a leggere→

23. Per stanotte

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– Come sa che ho un marito?
– Non ho l’abitudine di mettermi seduto e chiedermi perché.
Cos’ha quest’uomo che ti attira tanto? Non hai ancora smaltito la birra: è un buon motivo? Perché hai perso i freni inibitori? Basta per essere felici?
– Mi fa soffrire, sa anche questo?
– Non importa, ogni persona soffre: il problema è quando si soffre nello stesso istante. E’ così che finiscono i migliori matrimoni. Continua a leggere→

21. La lettera

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– Gilda, parliamoci chiaro: di questo Arturo non mi frega niente.
– La cosa mi dovrebbe far piacere.
– Voglio confidarmi, con qualcuno bisogna pur parlare: amo un uomo che si chiama Fausto. E’ sposato, e presidente di una casa editrice che sforna un bestsellers dopo l’altro.
– Che strano, potrebbe essere l’incontro ideale per Arturo: ha tutti i romanzi sepolti nel cassetto. Continua a leggere→