Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

20. Suo marito

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Hai presente quando piove troppo? Sì, uno dei temporali che vorresti stare a casa a vedere che succede: l’albero che si piega per il vento, lo spessore dell’acqua che cresce fino a formare una specie di fiume senza pesci né piante, ma sempre fiume, come chiamiamo amore molte cose, anche quelle che non lo sono affatto. E’ per questo che sono a casa sua? Continua a leggere→

19. Quello sguardo

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Vedo un sacco di gente entrare e uscire dall’appartamento. Un uomo pallido col soprabito scuro, la ragazza che è venuta a suonare con la busta di giocattoli. Ma chi si aggiunge, adesso? Sembra un tipo distinto, sicuro di sé. La cosa comincia a complicarsi. E se facessi un colpo di testa? Se mi presentassi senza preavviso, facendo una scenata? Continua a leggere→

Risposte

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di Federica Carlini

Stanotte ho risposto al tuo invito.
Il freddo accartocciava le foglie
morte, le voci amare rotolavano via.
Solo
il silenzio del Dio delle parole
volava, così dicevi, come una farfalla
bianca in una stanza solitaria
e mai vuota,
parlava e increspava onde leggere
nel golfo dove un tempo
guardavamo le stelle.
Non pensavi fosse possibile
non credevi sarebbe accaduto.
Perdersi
è solo un’illusione
stare è ciò che rimane
quando la folla confonde le mani
e ruba il tuo tempo;
quando è follia restare
amare è andare a piedi
nella pioggia
dove ogni passo è un’impronta di ricordo
e rispondere a un invito
è un cielo capovolto che ti tende
la mano, la trama invisibile che tesse
una stella è ascoltare la tua voce,
o quella del Dio farfalla
che torna quando ti senti solo
e ti porta il mio bacio

18. Albe

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Cos’ha più di me? E’ persino più vecchia. Esercizio di ottimismo: l’alba, il tramonto, il mio sorriso aperto, i ricci a cui l’uomo non resiste, ora glielo chiedo, cos’hai più di me? Gilda, credici: lei potrebbe amare qualcun altro e lo scrittore sarebbe solamente tuo, te lo immagini? Seduti al ristorante, lui ti porge la mano e gliela stringi, Arturo, è bello stare qua.
– E lei chi è? Continua a leggere→

17. Anelli

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Dalia ha voglia di dimenticare. Ma è possibile? Andrà al pub, sì, quello in cima alla salita, vicino alla banca dove fa il prelievo. Non c’è mai stata: come sarà il gestore? Troverà persone che conosce? Ma perché deve sempre interrogarsi? Lasciati andare, finiscila di girarci intorno. Hai bisogno di stordirti, basta una Guinness, magari due; o tre? Sale. L’ingresso è promettente, intravede una struttura in legno, un’atmosfera da saloon di western all’italiana. Che penseranno di una donna sola che entra in un locale come questo? Ma chissenefrega: butta finalmente a mare la zavorra. Continua a leggere→

Non possiamo tacere

di Meth Sambiase

Il dove è cominciato nella mail.

Il come è stato un invito simile ad un gravame, un impegno etico, da cui è faticosamente difficile scivolar via, una sorta di chiamata alla scrittura di un testo poetico che fermasse l’impegno lirico delle proprie ricerche per convergere in una poesia sociale.

Il perché è connesso dalla cronaca, in un liquido d’inchiostro nero che sembra capace di smarrire l’identità del tu, come l’ha smarrita (caso sconnesso) Firenze, città che ama ricordare se stessa come madre della lingua (madrelingua) italiana eppure ha visto l’elaborazione di un pensiero di morte, che ci si augura unico o in umana pietà estremamente raro, “l’adesso si uccide” chi non padroneggia la carta d’identità nazionale, l’extraitaliano (chiamamolo così). Continua a leggere→

16. Il presidente

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– Pronto, pronto!
– Sono io.
– Sei pazza. Ti ho detto di non chiamare a questo numero.
– Stanno succedendo cose strane.
– Non hai capito: già ne vedo troppe; con te ho bisogno di sentirmi bene: relax, come devo dirtelo?
– Fausto, un uomo è entrato in casa mia.
– Mi metti anche le corna?
– E’ un uomo diverso da chiunque. Continua a leggere→

15. Il vento

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Gilda ha deciso di andare dalla bionda del piano di sotto: cosa non farebbe per il suo scrittore! Com’è possibile che sia disposta a tutto? Non sarà stato un trauma infantile, una violenza da parte di qualche famigliare? Non può pensarci adesso: al limite, andrà in analisi dal mese prossimo. Scende le scale in fretta: lo vedi, Arturo, se ti vuole bene? Con che scusa potrebbe presentarsi questa volta? Continua a leggere→

Natale

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Ecco che il giorno si avvicina. Sento
il passo, la voce, il suo respiro,
come una luce timida nel cielo:
perché, non te l’aspettavi, eppure
Dio non fa rumore, teme di avere
un tono troppo alto,
sa che potresti spaventarti, viene
come la madre al letto del bambino
quando non sa se dorme oppure è sveglio,
viene in un giorno che abbiamo chiamato
Natale, eppure, se dovessi dirti
che cos’ha di speciale,
non mi torna in mente che l’Altissimo,
El Shaddai: non poteva nominarsi,
tranne che una volta, nel Santissimo,
mentre tutti facevano rumore,
perché il nome di Dio è misterioso,
perché chi vede la sua gloria muore,
sì, proprio lui, l’Altissimo, El Shaddai,
viene in punta di piedi, nel silenzio
di una notte in cui anche il più perduto
degli uomini ha una lacrima che scende,
mentre il re dei re bacia la sua fronte.

Dark city

di Pierfrancesco Pacoda*

C’è Rank Xerox con i muri scrostati della megalopoli che una volta si immaginava ‘Eterna’, ci sono le luci oscurate dei film urbani di Carpenter, c’è un immaginario da ‘MedioEvo Tribale’ dove il futuro assomiglia sempre più a un preistorico passato. E c’è molta voglia di ‘discorsi’ sulla democrazia nel nuovo romanzo di Mauro Baldrati, esponente romagnolo ancora non molto conosciuto di una ‘crime fiction’ tutta italiana che, solo a voler mettere ordine tra i tanti riferimenti da cinefilo, fotografo, innamorato delle immagini pop estreme (non a caso ha lavorato al Frigidaire dei leggendari primi anni 80), è una gioia per il lettore.
Poi, naturalmente, c’è la trama, avvincente, ricca d cambi di sequenze che ci obbliga a seguire per le vie del baratro sul quale si agita la metropoli (una Roma senza vita e bellissima, dopo la bomba, futuro che già percepiamo), un poliziotto con molte ombre e tanto desiderio (impossibile) di riscatto.
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14. Il treno

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– Hai parlato nel sonno.
– E che avrei detto?
– Perché non ti decidi a dirlo tu?
La città, all’alba, è una pozza di luce in cui si riflette il desiderio più profondo. Il letto è sfatto: Fausto ha gli occhi semichiusi. A cosa stai pensando, Dalia? A quando hai attraversato la strada e per poco l’auto non ti ha preso? Eppure sarebbe così semplice: dimenticare tutto; perché, in fondo, essere gelosi? Continua a leggere→

Ivano Mugnaini, L’algebra della vita

Prefazione di Luigi Grazioli

Già dal titolo, L’algebra della vita, questo libro di Ivano Mugnaini dichiara non solo le sue ambizioni, ma lascia anche trasparire alcune delle principali caratteristiche.

Procediamo con ordine: l’algebra, e non l’aritmetica o la trigonometria; quindi qualcosa di complesso, senza essere astruso o specialistico, che tende alla generalizzazione, all’universalità, come peraltro esplicita il complemento successivo: della vita. Si tratta insomma di capire qualcosa della vita: non dell’esistenza di questa o quella persona o delle consuetudini di questo o quel gruppo sociale in questo o quel tempo, ma della vita in generale; capire le sue operazioni fondamentali applicando delle regole certe. Continua a leggere→

12. La cantina

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– Abito di fronte a lei, volevo mostrarle dei giocattoli da regalare per Natale.
Ha imparato a fare esercizi di fiducia: ora è davanti al suo tramonto preferito, gli scogli inondati di schiuma, il sole una stella appiccicata sulla stoffa rossa delle nuvole.
– Guardi, io non ho bambini e i nipoti non li incontro quasi mai. Continua a leggere→

11. Il serpente

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E’ una suite favolosa, pane per i denti del suo uomo. Il suo uomo?
Il soffitto è a volte, in mattoni stile antico. O sono antichi davvero?
Il camino incassato nel muro, chissà se si può usare. Alle pareti sono appesi piatti con disegni stilizzati; le ricordano le ceramiche Deruta acquistate in uno dei loro viaggi in Umbria. L’alcova ha tende bianche con fiocchetti rosa, lo stesso colore del piumone. Dalle finestre s’intravedono alberi, foglie, pensieri: a cosa pensi, Dalia, mentre Fausto dorme, è in tua balia; la rabbia potrebbe trascinarti a un gesto folle, perché lo sai, lo sai che lui ti tradisce con un’altra. Continua a leggere→

Faust, da Goethe a Sokurov

Di Paolo Pegoraro

Quando ci si domanda se la letteratura può “salvare” si sottintende, in genere, la salvezza del lettore. Ma è una richiesta indebita, oltre che eccessiva: è già molto se la letteratura riesce a salvare i propri personaggi. Perché non basta un happy end caritatevolmente elemosinato dal deus ex machina di turno: se la storia naviga davvero a mare aperto, l’approdo – fosse pure quello del naufrago – non è più scontato. I capolavori di Cervantes e di Goethe sono lì a ricordarcelo, due “opere mondo” riprese in mano fino alle soglie della morte dai rispettivi autori, stratificandovi pagine che mal si adeguano con quelle dell’esordio e che tuttavia solo così – ambigue, incerte – possono sbozzare un embrione di salvezza per le proprie creature. Continua a leggere→

10. L’uomo

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Cosa è successo?
Arturo è arrivato alla porta: si sente pronto, dopo aver desiderato  questo istante più di ogni altra cosa, è eccitato, il cuore batte all’impazzata, ha già le parole sulle labbra, Ester, tu non mi conosci, ma è tanto che volevo suonare, sono uno scrittore, ogni libro parte dal tuo volto, i gesti simpatici e eleganti, del tutto naturali, che conquistano chiunque, e certamente me, che scrivo e penso, penso e scrivo, e sei sempre l’oggetto della mia attenzione, anche quando parlo d’altro, anche quando il mondo si rivela nelle sue brutture, gli incidenti, gli omicidi, i cadaveri sdraiati nella strada coperti da un lenzuolo, ci sei tu, la tua bellezza senza tempo, e ora sono qui, ti vedo, voglio dire da vicino, posso chiederti qualcosa, per esempio di offrirmi un caffè o se ti piace il Caravaggio o se pensi anche tu che dovrebbero dare il Nobel ai testi di Bob Dylan. Continua a leggere→

9. La busta

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Quanto tempo può passare tra l’istante in cui si suona il campanello e quello in cui si apre la porta, dalla parte opposta? Gilda cinge tra le braccia un’enorme busta di giocattoli: ricorda che i genitori, da bambina, sistemavano i regali sul bordo del letto. Accadeva nella casa della nonna, un palazzo dai soffitti altissimi, gli scaloni in marmo, i pavimenti a mattonelle colorate con disegni sgargianti. Continua a leggere→

8. Il ponte

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Dalia ci è riuscita: ha portato Fausto nella città che ama. Lo guida nella piazza dalle mille luci, di notte, con la cupola in fiamme, il campanile che punta verso il cielo come per pregare, no, per sfidare il destino che incombe ogni momento.
– Fausto.
– Dalia.
Il ponte è il giocattolo che sognava da bambina, un riflesso continuo di case, di negozi; nel fiume affondano pensieri e sentimenti senza riuscire più a venire a galla.
– Volevo dirti che ti amo. Continua a leggere→