Archivi autore: fabrizio centofanti

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https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

7. Il campanello

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Arturo è un ottimista. Ne ha lette e viste tante, ha capito che in fondo te la cavi sempre, anche da morto. Ha girato l’Italia in lungo e in largo, imparando leggende, conoscendo storie, sognando ogni sogno possibile e concludendo che la realtà è più eccitante, perché è una cosa in carne e ossa. Ha incontrato politici, scienziati, artisti, ma ciò che conta, pensa, è quello che vivi nel presente, i passi che ancora lo separano dalla porta di Ester, perché la vita è una porta che si apre o si chiude, la musica che s’indovina al di là della parete, la spazzola che scivola sui capelli biondi, l’occhiata allo specchio – sono ancora bella -, il pensiero che, chissà, magari ora suona il campanello e mi trova in vestaglietta trasparente. Continua a leggere→

6. Il pulcino

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Un pulcino bagnato: si sente così. La deve smettere di coltivare pensieri negativi. Le avevano insegnato quella tecnica – come si chiama? PNL? -, le sembrava superficiale e complicata: leggeva, leggeva, ma a un tratto si stancava e la metteva via. Le serviva una formula per uscire dall’insicurezza; agire, le dicevano le amiche. In effetti, tendeva a rimandare, ma poi: non era meglio arrivare preparata all’incontro con un intellettuale? Continua a leggere→

5. Il lago

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Sono uno davanti all’altra: Dalia è decisa, non ha nulla da perdere. Gli dirà che ha capito, che è un po’ che non comunicano nulla, che è un uomo importante ma ciò non lo autorizza a trattare gli altri come schiavi. Che parlassero un po’, che le spiegasse perché ai suoi occhi è diventata trasparente: non si accorge nemmeno del taglio nuovo dei capelli, se ha indossato una lingerie più provocante, e il profumo afrodisiaco non ottiene alcun effetto.
– Ma che dici? E’ tutto come sempre. Non hai idea di che cosa significhi fare il presidente. Continua a leggere→

4. Attraversare

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Arturo è uscito in strada, il dado è tratto. Ha superato il lato grigio di cortile imbottito di automobili in sosta selvaggia; ora deve solo attraversare la strada, facendo attenzione a non essere travolto dalle macchine in corsa . Prima di allungare un piede nella via, è colto da un pensiero che non può ignorare: non dovrebbe, prima di incontrare Ester, liberarsi di tutti i pregiudizi che gli impediscono di prenderla così com’è e non come la vorrebbe lui? Continua a leggere→

3. Voli

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Gilda ha dovuto subire parecchie delusioni: storie protratte per anni e finite per stanchezza o pigrizia o noncuranza. A volte immagina di trovarsi su un monte altissimo, uno strapiombo di cui non vede il fondo. Pensa che laggiù ci sia quello che desidera, un posto dove credere in se stessi, perché ci dev’essere qualcuno che ha fiducia in lei. E’ bello pensare di lanciarsi, superare la barriera che l’ha sempre trattenuta, planare in un campo di ginestre che l’accoglie come uno di quei tappeti elastici in cui si diverte a rimbalzare. Continua a leggere→

2. Che cosa

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Dalia si è accorta che Fausto non è più lo stesso. Si nasconde: non esternamente (è sempre lì, la mattina, a radersi la barba, a bere il caffè lanciando occhiate rapide al Corriere della Sera, a controllare gli impegni sull’iPhone), ma dentro c’è qualcosa che non va (e si vede anche da fuori: si taglia spesso col rasoio, ogni tanto si versa sulla giacca una goccia di caffè, impreca più violentemente quando si accorge che due appuntamenti si sono accavallati). Non è più l’uomo sicuro, dallo sguardo mite, dal sorriso accogliente e generoso; Dalia sente che sta venendo meno la fiducia, il senso di abbandono che nella vita è tutto, perché sai che c’è un porto in cui attraccare se la tempesta infuria. Continua a leggere→

1. La cura

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Arturo si sta chiedendo da tempo cosa sia la verità.
Per esempio, una spiga: di un campo immenso lo colpisce proprio quella spiga, come se nascondesse un senso, il ricordo di una campagna dove la famiglia andava in ferie, in una casa sommersa, di notte, dal buio fitto e dal verso inquietante della civetta e dell’assiolo.
Pensa a cose strane: che la verità si generi dentro e poi si covi come un uovo, che necessiti di cure, perché solo con delicatezza può arrivare a maturare, a far uscire all’improvviso un’anatra, un cigno, una gallina. Continua a leggere→

78. Quella cosa

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E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi.
Sotto, ci sono auto bianche parcheggiate, le limousine americane che non sai mai come possano trovare spazio negli alveari cittadini.
Le minacce piovono, arrivano le voci, cosa vogliono farmi, cosa stanno preparando, e chissà cosa mi succederà. Continua a leggere→

77. Un canto

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Siamo alla fine, per quanto mi riguarda. Ogni storia ha una fine, in cui possiamo riconoscerci, perché la domanda è quella: cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?
La notte è una finestra appena illuminata, un uomo vestito di bianco, leggermente inclinato in avanti, pronuncia parole che si posano lente nella piazza, come colombe portate dall’istinto. Continua a leggere→

76. Righe

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Bisognava conquistare il Nord, per impedire che il movimento si arenasse.
Le solite critiche: patteggia con i bianchi, ottiene che i ghetti si disinfestino dai topi; bella vittoria, dottor King!
Una rosa è una rosa, un labirinto di petali, un cartoccio rosso di sogni.
Fu allora che decisi per la marcia nel quartiere peggiore, il più razzista.
Due anni dopo, si sarebbero ribellati al mio assassinio, i negozi distrutti e saccheggiati, le case in fiamme. Continua a leggere→

Una volta hai pensato

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Una volta hai pensato che l’amore
non fosse una candela che bruciasse
all’infinito, come
la bocca di Dio, capace di fare
dei discorsi senza capo né coda
eppure così belli, se ho capito.
L’amore ha parole molto strane,
e gesti che si perdono nel tempo
materiale ma vivi
nell’eternità, che tutto raduna.
Non lasciarmi morire questa sera:
lo sai che aspetto un bacio
dalla parte nascosta della luna,
dal rovescio della foglia, dal contro
canto dell’uccello, dal desiderio
che ho di rivelare che l’amore
è candela che brucia all’infinito,
bocca di Dio che parla come viene,
miracolosamente
salva dal tempo morto, dalle ore
che ignorano l’invito.

75. Luna rossa

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La libertà religiosa: si sarebbe svincolata, la Chiesa, da un passato d’Inquisizioni e Sillabi, più o meno espliciti o simbolici?
Il Cristo crocifisso può essere un oggetto d’arredamento suggestivo; dà un tocco di spiritualità, che non guasta, in una casa.
Eppure è così semplice, basta respirare per capire che lo spirito non può essere costretto, che è inutile pretendere che l’altro respiri a modo mio.
Lo schema rischiò di essere insabbiato. L’ala conservatrice fece di tutto perché non passasse il cavallo di Troia che temeva maggiormente.
Difficile, però, mettere insieme il crocifisso col divieto di parlare, di esprimere i propri sentimenti ed essere se stessi. Continua a leggere→

74. I raggi bianchi

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La Città degli angeli m’impartì una lezione decisiva.
Il fumo genera macchie irregolari; mi piace vedervi le forme più impreviste: un albero di natale piegato verso destra, un ippogrifo imbizzarrito, una fontana dal getto tutto nero.
La vita è una strada bagnata dalla pioggia, dove i passi hanno un’eco marina e i riflessi sono ombre che si allungano sui desideri più nascosti, i progetti interrotti.
Quando arrivai, mi accorsi che non mi conoscevano, nessuno aveva sentito parlare del pastore della non violenza. Continua a leggere→

73. La falce

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C’era poi la questione degli ebrei.
Non è stato detto tutto? Le persone ammassate sui binari in attesa di un viaggio solo andata.
Il treno è un pensiero, un’immaginazione: mentre il paesaggio corre dalla parte opposta è inevitabile ritrovarsi insieme, nella carrozza dei sogni, capace di trasportare la persona giusta, senza ritardi, senza la fatica del tempo che incalza, la faccia pallida, i capelli spettinati.
Si sentiva il bisogno di assolvere, soprattutto, dall’accusa di deicidio. Continua a leggere→

72. Cluster bombs

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El Pueblo de la Iglesia de Nuestra Señora la Reina de Los Angeles de Porciúncola. Gli angeli, Los Angeles, LA, un bel nome, forse non c’è modo migliore per chiamare una città.
La luna: me la ricordo in mezzo ai rami che parevano un merletto, un pezzo pregiato di biancheria intima steso contro il cielo.
Il mare era un panno azzurro ondulato, su cui galleggiavano materassini e bagnanti di ogni età.
Difficile dire quali fossero le cause: la povertà, il degrado; la criminalità cresceva a vista d’occhio. Continua a leggere→

71. Solitaria rosa

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L’unità dei cristiani sembra scontata, e invece.
Qual era l’ultima preghiera di Gesù?
E’ un mucchio di case bianche, come una cipolla, che a guardarle ti viene da piangere per la commozione.
Ero un ragazzo e chissà quante ne avevo combinate; a un certo punto mi fermavo, guardavo lontano, sentivo le parole che arrivavano e cercavo una penna, un foglio di carta bianca.
Si trattava di discutere o di amarsi? Il problema si sarebbe risolto semplicemente cambiando prospettiva. Continua a leggere→

70. Nella taverna

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Qualcuno disse che Malcolm e il sottoscritto si sarebbero alleati.
Prima di ebrei o cristiani, noi eravamo neri, prima che l’America esistesse, noi eravamo neri.
La vita non è una cosa facile, credimi, non è facile proprio per nessuno.
Forse per merito di Coretta, che aveva fatto su di lui un effetto straordinario.
I getti d’acqua fredda, gli inseguimenti spietati, fino a quando non ti prendono in trappola, come un animale. Continua a leggere→

Remo Bassini, Vicolo del precipizio

di Guido Michelone

Ormai quarantenne, Tiziano riprende a scrivere o meglio ricomincia a farlo per se stesso, alla luce del sole, circa vent’anni dopo il suo primo e unico libro – I racconti della vecchia osteria – fortunata raccolta ispirata alle narrazioni orali quasi folcloristiche degli anziani cortonesi. È un libro che l’immaginario autore (un po’ autobiograficamente proiezione fantastica dello stesso Bassini) con il duplice rimorso di aver abbandonato l’attività creativa a favore della ben più remunerata funzione di ghost writer (lo scrittore fantasma che ritocca, completa, abbellisce i romanzi altrui) e di aver lasciato la piccola città natale, Cortona, per trasferirsi nella grande Torino, dove ha trovato il lavoro e per breve tempo anche l’amore. Continua a leggere→

69. Il tuo cuscino

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Poi, naturalmente, c’era il problema dei preti e del loro celibato.
In effetti, viene da pensare. Come una cosa così naturale come il sesso.
Non ho mai amato la cravatta: era come il colletto; possibile ci sia sempre qualcosa che ti stringe, che soffoca il respiro?
Insomma, il problema della solitudine, in una società che ti considera un marziano caduto da un pianeta arretrato e incomprensibile.
Possa di punto in bianco finire in frigorifero, relegata, incatenata, come se il rimosso non dovesse tornare a galla, in qualche modo.
Ma poi la metti, perché le forme, i superiori, la maschera junghiana è indispensabile, non si può vivere solo quello per quello che si è – per carità. Continua a leggere→