Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

43. Porte

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E’ come guardare dall’aereo: da quest’altezza si distinguono ancora le macchine e le palme, le palazzine beige con le finestre chiuse e i portici-rifugio nella canicola del mezzogiorno. Sopra il deserto, le nuvole sono ovatta bianca piena di acqua ossigenata, pronta a curare le ferite. Ha bisogno di cure, Magdalenne, da quando i suoi occhi hanno incontrato quelli di Yehochoua, glielo dicono tutti, a cominciare dalla madre, hai bisogno di cure, Magdalenne, non ti concentri più, hai lo sguardo perso, Magdalenne. Continua a leggere→

Marco Cavallo, la vera storia.

Edizioni alphabeta Verlag fa parte di Alpha & Beta Società cooperativa, che oltre all’attività editoriale gestisce la scuola di lingua alpha beta piccadilly, con sedi a Merano e a Bolzano.

Giuliano Scabia, Marco Cavallo, Da un ospedale psichiatrico, la vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura, nuova edizione a cura di Elisa Frisaldi.

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Per un etica della libertà

( La libertà tra onnipotenza e ragionevolezza)

di Adelio Valsecchi

Per riconoscere le ragioni profonde della complessità che affiorano nella “Cultura Moderna” è necessaria un’indagine retrospettiva nella storia del pensiero occidentale per cogliere i tratti più emblematici a partire dal mondo greco-romano. Seguendo questo percorso ci può stupire il fatto che il pensiero sulla libertà proposto dalla saggezza antica, sia a volte contraddittorio se si interpreta secondo le correnti mappe mentali. Continua a leggere→

42. Maccabee

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Ismail e Yousef hanno deciso di partire: un viaggio servirà a chiarire meglio le intenzioni. Hanno sventato un crimine, ma non potranno intercettare ogni volta i propositi omicidi, urge una soluzione meno provvisoria. Il treno è uno strumento suggestivo, consente di pensare, di sognare. Nella valigia hanno infilato soprattutto libri: è solo dalla pagina che si profila un orizzonte alternativo, la letteratura salva, dice Ismail, e Yousef non riesce a dargli torto. I corridoi della stazione, però, sono quanto di più triste ci sia al mondo: forse perché un ricordo duole in qualche angolo dell’anima, un distacco traumatico, una perdita. La gente cammina appoggiando le mani alle ringhiere, come avesse bisogno di sostenere un peso insopportabile. I due, per riprendersi, si siedono a un tavolo del bar, su un lato del piazzale interno: una birra può azzerare tutto, conservare solo la dolcezza di una nostalgia priva di oggetto. Con la bionda in corpo si bevono i chilometri: sono approdati a un molo flagellato dal vento, un faro simile a una stazione aerospaziale; cinque bandiere si dibattono tra raffiche violente. L’escursione sul traghetto è un volo sul giardino capovolto del mare, piante e pesci s’intravedono appena, ombre di un altro mondo. Sulla riva, alberi e case e, dietro, le pareti lisce dei monti. La sera si stravaccano esausti al ristorante con le finestre in legno, davanti a un kebab e un’altra pinta di Maccabee, da far girar la testa. Sono brilli, raccontano barzellette sconce e ridono fino a stare male.
– Come mai non ci abbiamo pensato?
– A cosa?
– E’ chiaro: bisogna passare per la bionda.
– Che intendi dire?
– A che ti servono quegli stupidi occhi azzurri?
– Smettila di dire fregnacce.
– Scemo, non capisci che a letto si parla meglio che nel confessionale?
– Che dovrei fare?
– Conquistala, il resto verrà di conseguenza.
– Quando?
– Torniamo subito.
I corridoi della stazione sembrano meno desolati, la ringhiera è una scala verso il cielo, i passanti sono angeli con le ali nascoste dal vestito.

41. Chi cerca

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Un rabbino avanza lentamente sotto l’ombra degli alberi, con una busta in mano; tre giovani con la camicia bianca camminano appaiati, passando davanti a un tabaccaio con la scritta Cuban cigars; una signora bionda in tuta guarda verso l’alto, forse in direzione dei piani alti di un palazzo o addirittura in cielo.
– Una dimostrazione di potenza, non c’è dubbio.
– Liberarlo così, in un momento, con un semplice moto della folla.
– E nessuno che abbia trovato da ridire.
– Quell’uomo può fare grandi cose.
– Il problema è che non dà mai il colpo di grazia.
– In che senso? Continua a leggere→

Seregn de la memoria

Seregn de la memoria

Il circolo culturale Seregn de la memoria
presenta sabato 11 giugno 2011 ore 17,30
il cinquantunesimo libro d’artista

Nadia Agustoni
Le parole non salvano le parole

(litografia originale di Simone Fumagalli)

Sempre nello stesso ambito inaugurazione della mostra di Simone Fumagalli Continua a leggere→

40. Deviazioni

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E’ martedì. Una signora si ravvia i capelli, un ebreo ortodosso procede a passo svelto nascosto dalla barba, un ragazzo con lo zaino si volta indietro, incuriosito da qualcosa. I palazzi di fronte sembrano fortezze della Legione straniera, con pietre beige e finestre-occhi stanchi di vegliare. Continua a leggere→

Gianfranco Palmery

Gianfranco Palmery, Compassioni della mente, Passigli 2011.

di Domenico Vuoto

Bisognerebbe stabilire una volta per tutte che l’organo infido per eccellenza del corpo umano non è certo il cuore, da sempre fatto responsabile di slanci e devozioni e però anche – e soprattutto – di inganni, abiure e catastrofi sentimentali. È il cervello. Del resto, non è necessario un suo studio approfondito (in riproduzione o dal vivo) per accertarsi della sua inaffidabilità: un intrico di circonvoluzioni che i solchi cerebrali rendono più nette nella loro impressionante morfologia labirintica. La mente è qui, qui sono il pensiero e gli impulsi che si irradiano in un organismo determinandone stabilità o vacillamenti, effimere ricomposizioni o conclusive disfatte. Continua a leggere→

39. Sui giusti e sugli ingiusti

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I soldati si guardano intorno, circospetti; controllano la gente che agita bandiere e gagliardetti, scandisce slogan, mentre la bara viene portata a spalla da Yaacov, Matityahou, Nathane ed Eleazar; mani di diverso colore gettano riso e petali di fiori; qualcuno urla: maledetti!; pugni alzati si tendono e ondeggiano allo stesso ritmo delle litanie ossessive sgranate dai gruppi organizzati; auto della polizia con le sirene accese stazionano con agenti in tuta blu; donne vestite in nero piangono battendo le mani contro il petto; sopraggiungono motociclisti e camionette di agenti coi fucili. Continua a leggere→

China

di Maria Grazia Calandrone

L’ITALIA DEGLI ANNI SETTANTA. UNA PENISOLA ANCORA TRIDIMENSIONALE
su il manifesto, 2 giugno 2011

Maria Pia Quintavalla, China, effigie 2010

Tutti quelli che scrivono lo fanno perché hanno qualcosa o qualcuno da salvare, qualcuno al quale dare voce o da risarcire. Nel caso di Maria Pia Quintavalla si tratta della propria madre, Gina, dunque lei tratta insieme dono e lutto – e lo dice così bene: e per una sola di queste parole / sarete perdonati. Continua a leggere→

38. Promessa

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E’ bello vedere i palazzi illuminati dalle torce e i festoni, fotogrammi di un sogno in cui non si sa dove si stia né cosa ci aspetti dietro l’angolo. Camminano a lungo, osservando la città abbracciata dalla notte, tempestata di luci come un gioiello raffinato, il cielo capovolto con i grumi di stelle, dal blu-azzurro di Lacertae al bianco-azzurro di Regolo, dal bianco di Altair al rosso della Stella di Barnard fino all’arancione di Alfa Centauri; il minareto è un menhir che indica la via a chi volesse atterrare quaggiù, anche solo col pensiero; il Muro è la pagina bianca di un bambino con le macchie d’inchiostro delle erbacce. Yoh’anan, Yaacov e Andreas sanno che Yehochoua ha cercato di distrarli, di allargare l’orizzonte angusto del terrore con i ricami d’oro dei lampioni, la lava abbagliante del traffico stradale, i riverberi frastagliati e insieme compatti della cupola.
– Abbiamo paura. Continua a leggere→

37. Resistere

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Sono sulla riva occidentale del Mar Morto, la catena montuosa si specchia nell’acqua formando un muso di serpente o di balena, o l’immagine orizzontale di una donna, è incredibile questa prospettiva, con un mantello scuro e una tunica più chiara, come se la terra cercasse protezione, uno sguardo premuroso; l’acqua è un vetro da cui apparirà un paesaggio, o un animale, raccontami Chochana, Continua a leggere→

36. Quando il bambino

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Chlomo si aggira nella piazza dove la gente prega, chiacchiera, impreca, avvolta nei mantelli a righe o stretta in camicine bianche e gonne grigie, persa nella massa informe che gira gira, come una colonia di formiche impazzite intorno al Muro che è l’estrema propaggine del cielo, a metà strada tra un punto d’appoggio e una barriera che divide dal destino imprevedibile, inquietante. Passa tra la folla come Mosè tra le acque del Yam Suf, il Mar dei Giunchi, che ingoia i fantasmi del passato e salva i desideri più profondi, quelli infilati sotto forma di biglietto nelle fessure che vomitano erbaccia. Continua a leggere→

Ludovico Antonio Muratori

Una voce profetica di civiltà

L’illuminismo illuminato in Ludovico Antonio Muratori (1672 Vignola ,1750 Modena)

di Adelio Valsecchi

Oggi nella disamina dei problemi della collettività, del suo dinamismo psicosociale, si paventa una recrudescenza delle contrapposizioni fra due principi che sono attigui alla legge di non contraddizione di aristotelica memoria e abitano la conoscenza e la ragione umana : il vero e il falso; o se vogliamo stare nell’ambito squisitamente sociale : la verità e la menzogna. Tra loro vivere in empatia è agire contro natura. In mano agli uomini poi creano giochi capricciosi che generano divisioni e suscitano acrimonie sin dall’antichità. Continua a leggere→

35. Mattonelle

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Sta cercando di chiarire la dinamica convulsa che lo ha attirato qui, sequestrato da due uomini in divisa, berretto e cinturone con pistola d’ordinanza, occhiali scuri su barbe rade e nere, muscoli nervosi che sente abbattersi con forza sulla schiena, sul capo, calci sferrati con gli anfibi, sangue che cola dalla bocca, odore di terra, lo vedi come ti riducono? Continua a leggere→

34. Bar

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Il bar ha una sala interna dove ci si può appartare e parlare senza essere ascoltati, poi magari ti mettono la cimice nella zuccheriera, le pareti sono verdi; nei quadri appesi, suonatori e danzatrici d’altri tempi, ci vorrebbe una vacanza a Parigi, al Crazy Horse, il soffitto è a travi in legno scuro, un lampadario pende dal centro come una corona d’oro, abat-jours e plafoniere sono sparsi nel locale creando punti luce ben armonizzati, sembra la sala d’aspetto di un casino, due o tre piante stazionano in posti strategici, un ficus? una yucca? un filodendro?  il tappeto è a fiori, dello stesso colore delle poltroncine.
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Dialogo di Marco Cavallo e il Drago con gli internati di Montelupo

Era il gennaio 2003 quando gli amici internati di Montelupo Fiorentino mi fecero sapere che stavano costruendo un drago e che avrebbero voluto incontrare Marco Cavallo per sapere delle porte aperte, della chiusura dei manicomi e della libertà. Avevano chiamato Giuliano Scabia per costruire insieme il drago. Di Gorilla Quadrumàni e cavalli azzurri Giuliano se ne interdeva eccome.
Così decidemmo, Marco Cavallo ed io, di scrivere subito ai nostri sfortunati amici e di andare a fargli visita.

Trieste, febbraio 2003

Cari amici di Montelupo,
siamo venuti a sapere che qualcosa sta accadendo dalle vostre parti.
Sarà un drago? O forse tornerà il Gorilla Quadrumàno?
Ci hanno detto che fate riunioni animate ed affettuose.
Che in tanti aspettano la primavera, quando le nuvole sono più leggere ed il cielo è più azzurro.
Aspettano di uscire, abbiamo saputo, e di spingere fuori un drago.
Ma è vero? Un drago che mangia il cuore?
E che brucia l’anima? Continua a leggere→

33. Avanti un altro

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Oltre la ringhiera grigia si vedono le mura, il minareto, le auto che scendono lungo il serpente asfaltato della strada. Un uomo dai capelli bianchi, seduto su una panchina in ferro, s’incanta sognando un senso nell’immobilità e nel movimento delle cose, nelle chiome di quercia agitate dal vento e la porosità di pietre che difendono memorie consegnate stancamente dalla storia. Continua a leggere→

32. Olio

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La stanza ha una parete biancastra interrotta da un comò e un camino, una finestra e un busto in bronzo. Al centro, un tavolo in legno intorno al quale sono seduti Yehochoua, Yehouda e Chlomo. Si parla delle vicende che hanno fatto discutere la gente: i miracoli, l’entusiasmo popolare, l’assassinio di Yoh’anan. Il soffitto a cassettoni dà una sensazione di calore, come se il pericolo in agguato trovasse un argine nella capacità dell’uomo di separarsi dall’esterno, di alzare barriere, di porre un limite all’offerta di se stesso.
– Ricordo quando aprirono il tetto per portare il paralitico.
Chlomo è affascinato dalle narrazioni che s’inseguono e di cui si finisce col perdere il controllo, per cui nessuno può segnare il confine tra l’esperienza e la leggenda.
– E che è successo, dopo?
Mentre parlano, entra Magdalenne. Cosa avrà questa donna per attirare l’attenzione? Quando gli fu vicino gli chiese se gl’importasse più camminare o essere felice. Saranno gli occhi, innocenti e provocanti. Rispose che avrebbe preferito camminare: felicità, per lui, era muovere le gambe. Forse è la linea delle labbra, che disegna un sorriso senza fine. Gli disse, alzati e cammina: puoi farlo, se ci tieni veramente. O i capelli che a volte sono lisci e a volte ricci. Rispose, non ci avevo mai pensato, sento un formicolio nel braccio destro. Ma anche il seno, le gambe, tutto al posto giusto. La gente era incredula, quando lo vide lasciare la barella. Un giorno o l’altro dovrò farmi avanti, vincere la timidezza che paralizza i gesti, le parole. Allora, diceva, si può fare tutto, volerlo è sufficiente. No, disse Yehochoua, bisogna credere che la felicità non sia impossibile. Ora glielo dico, Magdalenne mi vuoi sposare?
– Perché quell’olio? Sai a quanto si potrebbe vendere?
La donna sta ungendo la fronte e le mani di Yehochoua.
– Smettila, Yehouda. Arriverà un momento in cui non potrà farlo.
– La gente non capisce. Pensano che tu sia stravagante, una specie di mago; ci mancherebbe che facessi il dongiovanni.
– Quando di questo non resterà che cenere, potrai capire; bisogna amare la vita, finché ci viene data.
Chlomo assapora ogni parola, scrive sul taccuino ciò che riesce ad afferrare. E’ convinto di avere tra le mani il servizio della vita.