Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Fra rovi e fantasmi del passato

 Francesco Improta legge “Una notte a Dolcedo” di Marino Magliani

Con questo libro Magliani non solo ha confermato quanto di buono ha fatto finora ma ha anche compiuto un ulteriore passo avanti, approdando al romanzo nell’accezione più vera e comprensiva del termine. Quella notte a Dolcedo, infatti, rispetta le regole di montaggio proprie della narrativa, nel senso che ogni fatto ed ogni personaggio viene chiarito, integrato o approfondito da ciò che segue e inoltre del romanzo ha il ritmo progressivo e regressivo nel senso che tiene viva e costante l’attenzione del lettore su ciò che viene dopo e lo induce a riconsiderare sempre ciò che è stato detto prima. Continua a leggere→

INTERMEZZI

di Chiara Fattori

Intermezzi è il nome di una casa editrice appena nata. Anche se appena nata proprio non lo è: l’atto dal notaio per la costituzione della società è stato firmato ormai quasi un anno fa, ma da quello è servito un lungo periodo di meditazione, di presa di consapevolezza e di coraggio, per “uscire allo scoperto” e cominciare ad “attivarsi”, termini più o meno generici per indicare il più preciso “cominciare a lavorare”.
L’idea di creare una casa editrice l’ho maturata durante i miei studi universitari (Lettere): amo la letteratura e la lettura, mi piace da sempre leggere i libri e parlarne, consigliarli. Continua a leggere→

Enigma forte (scuola di poesia, 11, di Massimo Sannelli)

1

Lettore, leggi questa dichiarazione di Milo De Angelis: «[…] il mio primo maestro fu Franco Fortini, uomo inflessibile, ossessionato dal giorno del giudizio. Con lui, per anni, ho trascorso interi pomeriggi a discutere un andare a capo, come se dalla riuscita di quella poesia dipendesse il destino del mondo. Ancora di più: dipendesse la felicità di chi *in quel momento* passava per strada, ci sfiorava sui marciapiedi. Folle e preciso intreccio di esistenze. Continua a leggere→

Era d’estate, Di Pasquale Giannino

Le stelle brillano in cielo, una leggera brezza lambisce le fronde degli ulivi. Sono rimasto solo in casa, sulla terrazza che domina il giardino, immerso in un silenzio appena violato dal canto dei grilli. Amo l’estate. Mi ricorda la chiusura della scuola, quando ero libero, finalmente, di scorrazzare a piedi nudi in mezzo ai campi, e salire là sul poggio ad ammirare quel florilegio di colori. Poi c’erano i giorni di festa, le bancarelle, la banda, i giochi in piazza, i cantanti… Non odiavo la scuola, andavo anche bene. Ma detestavo le regole, i libri di testo, gli orari… Continua a leggere→

Buona Pasqua!

colomba1.jpg

Elegia Pasquale

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,dov’è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti Continua a leggere→

“Nel bosco” di Elisa Biagini

di Laura Pugno

Il bosco non è fuori ma dentro il corpo: è questa forse la chiave d’accesso per entrare Nel bosco, opera seconda nella collana “bianca” Einaudi ma non seconda nella bibliografia di Elisa Biagini Opera di consolidamento di quanto poeticamente già stabilito ne L’ospite, di riaffermazione di una voce, vede il corpo-centro qui declinato in un teatro di figure familiari e straniate: figure femminili, infantili, da Cappuccetto rosso nella sezione quasi omonima (“Cappuccio rosso”) a Gretel o del perdersi. Continua a leggere→

Antonio Porta

di Massimo Sannelli

Questa è la poesia di Porta che amo di più: non è difficile capire *perché*. L’andatura non è né tradizionale né sperimentale; né avanguardia focosa né tradizione disossata; né “scrittura”, che è un termine un po’ filosofico un po’ sensibile un po’ generico. Diciamo – *liberamente* diciamo – che è una rosa. E diciamo – come scrive Luce Irigaray in *Sessi e genealogie* – che “nessuna teleologia comanda lo sbocciare dei petali”. Questa rosa è anche una “lettera” non artificiale, a sé e al mondo, come l’opus di Emily Dickinson [le lettere di Emily non sono poesia? *sono*]. Così un uomo fioriva nel “largo esperimento”, che Rosemary conserva.

Qui

Quella notte a Dolcedo, di Marino Magliani

Di Francesca Rivano, giornalista

E’ un giallo e, al contempo, un viaggio nel tempo e negli scheletri di un passato che è meglio dimenticare e lasciar ricoprire dai rovi e dalla vitalba il nuovo romanzo di Marino Magliani, Quella notte a Dolcedo. Al suo protagonista Magliani fa condurre un lavoro da archeologo della memoria: con il pennellino ripulisce i cocci del passato, li seleziona, controlla se in qualche modo possano essere collegati a formare qualcosa di più grande. Il punto di partenza è una lapide che, tra le terrazze a secco ormai abbandonate, è il ricordo scomodo, rimosso, di una famiglia assassinata. Continua a leggere→

Domenico, Oreste, Aldo, Raffaele, Giulio, Francesco: Dentro la memoria

di Elena F. Ricciardi
la-scorta.jpg moro1.jpg

16/03/1978 – 16/03/2008

Domenico Ricci, Oreste Leonardi
Aldo Moro

Raffaele Jozzino, Giulio Rivera , Francesco Zizzi

Li voglio ricordare così, a trent’anni ‘eccidio di via Fani. Ricordarli come erano schierati mentre accompagnavano in Parlamento il presidente della DC Aldo Moro, nel giorno in cui si sarebbe votata la fiducia al IV governo Andreotti, quello che avrebbe sancito, se non l’ingresso del PCI dello strappo con Mosca di Berlinguer nella maggioranza governativa, la sua collaborazione attiva per la tenuta di quel governo, per ricordare che quel giorno lo Stato italiano fu colpito al cuore non solo nella figura dello statista ma anche in quella dei cinque uomini che gli avevano giurato fedeltà giurandola allo Stato. I cinque uomini trucidati all’istante senza che avessero il tempo di difendersi, una scorta troppo esigua come si legge nel carteggio di Moro dalla prigionia, lasciavano mogli e figli nella disperazione e nella loro disperazione è inscritta tutta la disperazione dei morti di strage di prima e dopo quel giorno. Continua a leggere→

L’inferno di un cronista padano – di Filippo La Porta

(Pubblicato su: “Left”, numero 10 del 7 marzo 2008)

Da Binaghi un noir filosofico e letterario. Rispolverando Agostino e Dante

Dopo aver scritto un pamphlet sui rischi e i difetti del neonoir italiano sono diventato il nemico ufficiale del genere. Ma non è così. E anche per sfatare questa leggenda metropolitana vorrei parlare del più bel noir: I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano, di Valter Binaghi (Sironi). È scritto in una prosa fluida, scorrevole, ma anche personalissima, che non concede troppo al più vieto stereotipo né alla pretesa – anch’essa esiziale – di sublime letterario. Racconta una storia tipicamente italiana ma usa la sociologia dell’attualità per una riflessione filosofica sul bene e sul male. Continua a leggere→

Romanzi di guerra

Due autori di questo blog, Franz Krauspenhaar e Marino Magliani, a un certo punto hanno scoperto che nel 2008 sarebbero usciti romanzi a loro nome che avrebbero parlato, tra l’altro, di una guerra. Forse
la stessa.
Il romanzo di Krauspenhaar uscirà in aprile, quello di Magliani é in libreria. Qui, il portale italiano di Infinitestorie pubblica questa sua confessione.

Etica della prosa (sulla responsabilità dello stile)

di Beppe Sebaste

Un anno fa, mentre collaboravo con l’artista Christian Boltanski alla progettazione e realizzazione del Museo per la memoria di Ustica a Bologna, facemmo visita al deposito in cui dentro a scatole di cartone si conservavano gli oggetti, sommersi e salvati, appartenuti ai passeggeri del Dc9. Boltanski e io, turbati, le chiudemmo subito: troppa vita, e troppo nuda; troppa sensibilità in quegli oggetti che occorreva sottrarre allo sguardo, non confondere con la profanazione della finzione e dell’arte. Poi tutto si è precisato: gli oggetti appartenuti ai passeggeri del Dc9, che il museo conserva, sono riposti in scatole nere di diverse grandezze che costeggiano il relitto dell’aereo. Li abbiamo inventariati in un libro, con fotografie piccole, un po’ sfuocate e in bianco e nero, precedute da un mio testo in forma quasi di elenco – poiché elencare significa anche accusare, e anche una litania e un rosario sono elenchi. I visitatori ascoltano, sulla balaustra che gira intorno al relitto, mentre si riflettono in specchi anneriti., voci che sussurrano pensieri ordinari e banali di viaggiatori comuni, [[fantasmi come tutti noi, su un aereo estivo in volo da Bologna a Palermo. Parole universali come i volti del prossimo, come le foto degli oggetti – vestiti, pinne, oggetti da bagno, borsette – ignoti e famigliari. Continua a leggere→

Io non sono la poesia (scuola di poesia, 10), di Massimo Sannelli

Ecco il decimo petalo. Ti ho parlato della pienezza, anche senza averla [ricordi le metafore – e non solo – sessuali e i salti di Davide per Dio; la somiglianza al testo, la sua forma e la tua forma; e la critica alle «piccole cose», più etica che estetica]. La mia mancanza di pienezza non ti manca di rispetto: perché nemmeno lo Zarathustra di Nietzsche è l’oltre-uomo: Zarathustra ama la solitudine, è continuamente in crisi, è tentato dalla gravità, è consolato dagli animali [non c’è *uomo umano* che possa consolare un uomo come Zarathustra], ed è *anche* infelice [è *disceso*: in basso ci si sporca, in basso non si è soli e bisogna parlare]. Si insegna ciò che si sa e a cui si crede, non ciò che si è, qui e ora. Io stesso sono inferiore alla poesia – ma ne parlo. Io non sono la poesia e la poesia non sono io. Continua a leggere→

Sine Requie

gustavedoreparadiselostsatanprofile.jpg

Di Fabrizio Corselli

In excelsis malis tenebra se magnificat tamquam refulgit lux in sublimis

Parte I: Introitus

Di quel corpo straziato, in eterno consumo
e ancora più conservo la tua testa piena di tarli
cosicché io vi inchiodi un’altra corona di spine
che Re duplice ti acclama del nulla e dell’oblio.

Ricorda… Continua a leggere→