Ivan Nicoletto
Transumananze
Per una spiritualità del/nel mutamento
Giovedì 13 marzo // ore 17.30
Casa delle Culture
Via San Crisogono 45, Roma
(piazza Sonnino) Continua a leggere
Ivan Nicoletto
Transumananze
Per una spiritualità del/nel mutamento
Giovedì 13 marzo // ore 17.30
Casa delle Culture
Via San Crisogono 45, Roma
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LADY MACBETH
[da Macbeth, I.V]
Glamis, lo sei. E Cawdor, anche. E anche
quello che ti hanno promesso, sarai.
Ma temo, temo proprio la tua indole:
c’è troppo latte di clemenza umana
in te, e così non prendi la via facile.
Aspettiamo i vostri testi sul secondo tema, Identità virtuali.
VOCI DELLA POESIA- IBRID@POESIA la nuova iniziativa coordinata da Marco Saya.
Secondo tema: Identità virtuali (per dettagli e regolamento clicca qui).
Data di scadenza: entro e non oltre le ore 24.00 del 23 marzo 2008.
VOCI IN PROSA- IBRID@PROSA, la nuova iniziativa coordinata da Anna 58.
Secondo tema: Identità virtuali (per dettagli e regolamento clicca qui).
Data di scadenza: entro e non oltre le ore 24.00 del 23 marzo 2008. Continua a leggere
Nella miniera di pietra sceglievo la mia ardesia. Tagli schegge polvere nelle unghie, lingua denti. La ruota affilatissima tagliava la pietra, passandole sopra, e la durezza si scioglieva morbida. Era come tagliare larghi fogli di carta. La ruota meccanica tagliava anche la mente. Con la mente era il mio corpo, simile all’ardesia. Intorno, solo pietra: ardesia nel suo stato puro, grezzo e sporco, non ancora contaminato dall’artigiano: incolume, senza prezzo di mercato. Io volevo restare nella miniera, con i pezzi che si staccavano dalla rottura tecnica e cadevano, immergendosi nel loro stesso fango. Poltiglia di polvere e di terra. Era acqua che scorreva giù nel canale e mi bagnava le scarpe. E io non mi muovevo, guardavo le scorie i residui della pietra spezzata, che andavano in altre direzioni. Chissà dove avrebbero seppellito i resti della pietra. Poi l’uomo tagliò le due lastre: 25×25. Le lavò, e persero acqua e polvere. Così io. Andai via con la mia ardesia. Avevo la sensazione di aver ucciso o ferito o compiuto un atto *offensivo*, cambiando forma alla pietra – *per questo* l’amai con più forza. L’accompagnai al RAME al pensiero all’opera. L’origine della forma senza forma. Della non-forma. Nel non-stato (statuto). Ancora per giorni e giorni mi rimaneva addosso l’odore della pietra, come un morto che chiede sepoltura. Tornai alla cava mi sedetti restai in silenzio; anche i pensieri mi lasciarono. Mi sentii vuota. Lì, ogni tanto un rumore si frapponeva ad altri rumori, come il sonno alla veglia. C’era stata clemenza. C’erano stati bisogno e soccorso.
[testo e scultura in rame di Patrizia Bianchi]
Giuseppe Panella
MAESTRA D’AMORE
“…e Morte non avrà più dominio”
(Dylan Thomas)
1.
… il ricordo dell’amore trascorso è comunque struggente
come lo è sempre il racconto di ciò che siamo stati una volta,
il sentimento vibrante e sicuro di non volere rinnegare più niente
(quello che ci ha a volte traditi travolti stregati
e non ci ha concesso il diritto di replica o di insegnamento)
è nella gioia e nel dolore di questo svolgimento…
qui si annida il rimpianto e il fervente
segreto del tempo ci nega ciò che si voleva
conoscere dal proprio corpo di amante…
[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=a0GL0D6l50g&feature=related]
di Elena F.Ricciardi
Cento anni fa, oggi, nasceva Anna Magnani.
La sua foto in bianco e nero mi sta davanti. E’ un magnete di potenza inusuale, non riesco a staccare gli occhi da quello sguardo. Una bellezza che pare uscita dalle mani di Efesto su progetto di Venere e Apollo: fuoco di passione vulcanica compresso in un corpo troppo piccolo per non esplodere attraverso gli occhi. Continua a leggere
Roberto Rossi Testa
(da “Eunoè”, Manni 2005)
Hanno figura umana, e tratto umano,
i pensieri, e gli affetti, e le potenze;
e vanno fra gli uomini,
nel mondo che o non vede, o non comprende.
A me però la grazia è stata fatta,
io l’ho veduto il volto dell’amore,
e lo porto con me, dentro la mente.
Prefazione di Davide Rondoni
Una radicale urgenza di poesia, come se fosse lei l’unica a rendere possibile, vivibile uno sguardo stupito e tremendo, dolce e feroce. Come se fosse lei, e solo lei, la poesia, a far sopravvivere guardando.
Il lavoro di Spinali sta andando in una direzione che sarà al tempo stesso di conferma e di smentita. Sta portando la sua poesia ai confini, ai propri termini ultimi. Continua a leggere
”La Primavera dei Poeti”
http://www.printempsdespoetes.com/
Serra S. Abbondio
29 febbraio 2008
L’APPARTENENZA Associazione Promozione Sociale
Via Lago, 9 – Serra S. Abbondio (PU)
e.mail: [email protected]
tel.: 340-7930364
Sede di ”Printemps des Poètes”: 6 rue du Tage – 75013 Paris – FRANCE
Sono passati dieci anni e sembra ieri. Anzi no, a pensarci bene mi sembra un secolo… Avevo preparato ogni cosa nei minimi particolari. Mio padre lo avevo piazzato presso la commissione, avrebbe dovuto fotografare il momento clou della cerimonia: era tutto concentrato vicino alla schiera dei baroni. Mio fratello, armato di videocamera, aveva il compito di immortalare l’intera sequenza; ai miei amici avevo affidato l’incarico di organizzarmi un tifo da stadio. Sullo sfondo l’imponente scritta: “Aula Magna Giovanni Agnelli”.
“Premio Internazionale Mario Luzi” – III edizione 2007/2008
Premio letterario per l’edito e l’inedito
Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica
Un premio per la poesia che parla alla società
Torna anche quest’anno l’appuntamento annuale con il Premio Internazionale Mario Luzi, uno dei Premi letterari più prestigiosi.
(Genova, Palazzo Reale, 27 febbraio 2008)
di Massimo Sannelli
Amleto è una delle colonne della coscienza occidentale, quasi un luogo comune di questa coscienza – e questa coscienza siamo noi, secondo la lettura di Harold Bloom (*Shakespeare. L’invenzione dell’uomo*, Rizzoli, Milano 2001). L’altro archetipo tragico della nostra storia è Edipo – che uccide il padre, sposa la madre, ne ha dei figli; dunque Edipo è contemporaneamente figlio e sposo della madre, fratello e padre dei figli che nascono dall’incesto [i nomi – parole parole parole – sono stati corrotti e complicati dalla vita e dalle colpe], e in più è parricida.
C’è un sentiero dalle infinite diramazioni nel mondo poetico di Paolina Messina. Un sentiero che la poetessa percorre ogni giorno, dove il ricordo, che non è mai sterile nostalgia, ma piuttosto memoria vigile e attenta, si nutre di un passato custodito fino allo spasimo. Ed è appunto dal passato che poi, in definitiva, si visualizzano altri sentieri, altri motivi di ispirazione.
di Saverio Simonelli
Ricordo forse di più l’emozione che l’oggetto. O meglio: la curiosità nel trovarsi di fronte il volumetto Garzanti blu e nero e quel titolo in grande evidenza, tutto maiuscolo “Vere Presenze”, un’opera del critico George Steiner – spiegava la quarta di copertina – che si scaglia contro l’eccessiva produzione di saggi e commenti attorno alle opere letterarie. Era l’inizio dei tristi anni ’90 e quella sferzata polemica pareva accendere gli albori opachi del decennio postreaganiano.
Traggo a piene mani
il disegno
colorato, irrequieto
incontro ombre
chiazze scure nel caldo
arancio.
Non ci sono linee
Aspiro aria che immagino
Mi assento.
1
Lettore, perché i poeti si vergognano della loro poesia? Perché sono così attenti a ripetere ripetere ripetere che *amano la vita*? Perché si vergognano? Anche se pagano [caro] per pubblicare. Anche se hanno studiato per pubblicare. Anche se dedicano il loro miglior tempo a pubblicare. Anche l’Italianista che mi chiese di fargli da ghost writer, per una Grande Impresa Editoriale che avrebbe firmato da solo – al mio rifiuto per “frivolo egocentrismo”, disse: “Torno ora da una lezione, in cui ho insegnato ai miei allievi ad amare la poesia e la vita”. Traduzione: Massimo, tu non vivi.
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traduzione di Massimo Sannelli
AMLETO, da AMLETO, III.1
Essere. O non essere. O l’uno. O l’altro.
Che cosa è meglio? Patire gli strali
e i colpi di balestra di una sorte
oltraggiosa? Aggredire con le armi
l’abisso degli affanni, e contrastarli,
fino in fondo? La morte. Solo il sonno,
nient’altro. Poi, convincersi che il sonno
sarà la fine delle fitte al cuore
e delle malattie che per natura
colpiscono la carne degli uomini. Continua a leggere
CORDELIA, da RE LEAR, I.1
Ama. Silenzio. E che dirà Cordelia?
Silenzio! Ama. Povera Cordelia!
Non sono povera. No. Questo amore,
in me, supera molto la mia lingua.
Per mia sfortuna io non posso spingere
il mio cuore all’altezza della bocca.
“Scrittori per un anno: Franco Loi”,
intervista di Luigia Sorrentino realizzata per Rai Edu
in onda su RaiUno alle 1.45 di stanotte.
Franco Loi è nato a Genova nel 1930, da padre sardo.
Vive a Milano dal 1937. Poeta italiano in dialetto
milanese, ha pubblicato una ventina di libri in lingua
milanese, tradotte in molti paesi d’Europa e negli
Stati Uniti.