Già la dedica della nuova raccolta di Stefano Guglielmin “La distanza immedicata” (Le voci della luna, 2006) mi sembra poesia. A Lia ed Elia, sponde, onde. Sono gli affetti il mare, i fiumi, gli oceani. Sono gli affetti l’acqua necessaria alla vita. Sono anche gli affetti i luoghi dove navigare, abbeverarsi, rinfrescarsi, dissetarsi, viaggiare, i luoghi alle cui sponde nascono rigogliosi alberi da frutta e fiori, e canne per costruire capanne dove rifugiarsi. Ma le acque non devono essere stagnanti, perché dove non c’è movimento c’è morte, dove c’è la fissità c’è morte. E allora vivere è navigare, fermarsi, a volte, ma solo per dissetarsi e per sfamarsi, percorrere i fiumi anche se impetuosi, anche se qualcosa fugge via, anche se qualcosa non si riesce a trattenere, a tirare su in questa nostra zattera in movimento, perché tutto ciò fa parte della natura stessa dei luoghi, delle acque, della vita e della morte. Continua a leggere
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PICCOLA ANTOLOGIA PETRARCHESCA
PICCOLA ANTOLOGIA PETRARCHESCA
Ripensando a quel, ch’oggi il cielo honora,
soave sguardo, al chinar l’aurea testa,
al volto, a quella angelica modesta
voce che m’adolciva, et or m’accora,
gran meraviglia ò com’io viva anchora:
né vivrei già, se chi tra bella e honesta,
qual fu più, lasciò in dubbio, non sì presta
fusse al mio scampo, là verso l’aurora.
Paolo Volponi 1924-1994
Proseguo la “Linea marchigiana” con Paolo Volponi.
L’amor di sé
L’alba ancora non lascia
l’ultima onda notturna;
ancora trattiene l’ambascia
di persistere sola, recisa
ogni corda l’aria stessa, la fascia
del proprio lucore indivisa
dalla tela nera che s’accascia
non dietro, ma sotto tra l’intrisa
minuta rena della sua diaccia
incerta orma, alterna, lisa
dalla sua labile irriverente traccia.
La direzione è opposta
al verso del piede che frena
e dello sguardo che accosta
trepido la prima spalla terrena
libera, non tesa una mano opposta
per indicare una scena
seppure piccola, appena opposta
alla nera matassa, alla vulva oscena
della notte, incinta, non deposta… Continua a leggere
Notizie su “Braci”
Fabrizio mi ha chiesto di dire qualcosa su “Braci”. Vi posto, con qualche correzione e leggermente accorciata, un’intervista che mi fece Flavia Giacomozzi nel novembre 2004 e che uscì nel suo “Campo di battaglia, Poeti a Roma negli anni ’80”, Castelvecchi, 2005.
Claudio Damiani
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Juana, la figlia della natura.
articolo del 2 marzo 2007, pubblicato su “La GENTE d’Italia”

Juana, la figlia della natura
di Paola Lovisolo e Lisa Sammarco
“Lluve… espera, no duermas…”, ” Piove, aspetta, non dormire…”: così inizia la prima quartina di “Noche de lluvia”, “Notte di Pioggia”, di Juana Fernandez Morales, meglio conosciuta come Juana de Iparbourou o anche come “Juana de America”,
poetessa e scrittice, nata l’8 marzo del 1892 a Melo Cerro Largo, Uruguay e morta a Montevideo nel 1979.
In Itinere – Massimo ORGIAZZI
In Itinere – Massimo ORGIAZZI
Massimo Orgiazzi
(Torino, 1973)
“un volto lo si sceglie
ed è le doglie di via: la frontiera”
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Tutto quello che resta dei giorni.
Ciò che resta dei giorni, è un reale intravisto, scoperto per caso tra margini in ombra; poi esplorato, afferrato, stretto forte tra le dita, riportato alle labbra per dare nuove svolte al respiro. Ciò che resta, è l’attimo in cui anche la tenebra diventa chiarore, risplende nella conta delle sue ferite e si dispone al silenzio, si acquieta, in ascolto della vita che scorre, del mondo di sempre che pianta le sue radici d’aria in terre di memoria. E’ quello il tempo in cui la lingua si rivela a se stessa, e il suo alfabeto segreto aspira a farsi segno e senso, la traccia che rimane nella dimora di un verso. Continua a leggere
Libri giuntimi (Rubrica 2)
Lucianna Argentino, Guido Monti, Alessandro Monticelli, Italo Testa, Alessandro Assiri, Paolo Battistella, Lucetta Frisa.

Come vi avevo preannunciato nel mio blog all’atto della chiusura, come in altre sedi, il dedicarmi più a voi che a me è ormai diventata parola d’ordine per il sottoscritto (anche se un qualche rigurgito di ‘narcisistico’ trasporto ancora, qui e là, fa capolino, ma si sa, non si può cambiare dalla sera alla mattina un’impostazione virulentemente ‘aggressiva’, per anni e anni più che altro fomentata da situazioni altre capitatemi, ma nel certo cullata da un Io travagliato comunque predisposto alla scazzottata e al ‘turpiloquio’, infatti bisogna dare il tempo alla ‘bestia’ che si plachi, poi che si svapori, come nebbia al sole “…in quel nuovo mattino… alla vista dell’Unica Bellezza”, così da tentare di prepararmi alla vecchiaia o alla morte con maggiore serenità).
Procedo, con tale spirito in ‘elevazione’, a segnalare-recensire i libri che state inviandomi (e vi ringrazio). Mio indirizzo per posta cartacea al fine che mi curi di voi: Gian Ruggero Manzoni Via Fiumazzo 232 – 48020 San Lorenzo di Lugo (RA).
Terra chiama Marte… Marte chiama Terra

“La faccia su Marte” foto scattata per la prima volta dalla sonda Viking 1 il 25 luglio 1976 (anno terrestre)
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In copertina della Bianca Einaudi, sotto il bel titolo “Il cielo di Marte”, appare questo stralcio di poesia messo in prima, redazionalmente (cioè come scelta di collana, da oltre 30anni), quale introduzione-cardine (che si reputa significativa-portante) al/il libro del poeta che si è dato alle stampe (mantengo gli a capo tipografici di copertina, non quelli che figurano nel componimento all’interno della raccolta da cui è tratto):” Ecco, quello che pensi sia dio e in / fondo / non è che una radura / che ti comprende, come / su Marte una pianura / avrà la mia prima impronta, esattamente / si manifesta , tanto che non c’è / nulla da dire, niente / da domandarsi più, / nessun luogo in cui andare o far / ritorno. / Talvolta questo accade, certo, e tu / non ne hai né colpa né / merito. Accade questo, ogni giorno.”
Marino Magliani – Quattro giorni per non morire

Siete poeti? Gente che ama il lampo nella notte e il cerchio nell’acqua, adepti di una metafisica volatile e sprezzatori di lenta tessitura narrativa, troppo vicina – dite voi – alla prosa del quotidiano? O raffinati cultori d’aforismi e scritture liminali, dove l’ordine del discorso è sfidato a duello da ingegni inquieti e renitenti alla leva del potere (ma quanta boria, a volte, e giacobinismo d’accatto, negli epigoni di Montaigne)?
Nei vostri archivi fiction e letteratura stanno ben distanti (almeno tre scaffali più in là) e il romanzo è il parente povero della calligrafica profezia che vi sta a cuore?
Vi do occasione di emendarvi, segnalandovi un libro piccolo e prezioso, che vi riconcilierà con la blasfema compiutezza del romanzo senza tradire la liturgia del Verbo.
E’ di Marino Magliani, un ligure dal passo di montagna, lento e mai faticoso.
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Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà Libro di sarcasmi e di malinconiche superstizioni
di Emanuele Spano
Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà Libro di sarcasmi e di malinconiche superstizioni, Athanor, Ed. Joker, Novi Ligure 2006, pp. 128,€ 13,00

L’ultimo libro di Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà, ci presenta uno sterminato, quanto complesso e variegato, catalogo di temi e momenti, svolti con arguzia e sarcasmo attraverso la forma dell’aforisma, l’unica, forse, capace di cristallizare l’attimo e di restituirci senza retorica la riflessione che ne consegue. Ma è lo stesso autore a tentare di dare uno spiegazione al proprio strumento, chiarendocene il ruolo ed il campo, per esempio quando ci dice che: «L’adempimento dell’aforisma consiste nel fatto che non potendo dire tutto in una volta, dice però quel che accade a causa di quella impossibilità», ed è proprio la riflessione sul linguaggio e sul potere della parola a rappresentare il primo motivo di fascino di questo libro, in cui è proprio il dire oggetto della riflessione, ancor prima di ciò che si dice o si vuole dire. Continua a leggere
CORTELLESSA, NOVE E LA MADONNA
Daniele Pegorari, giovane e valente (come si usa dire in simili casi) critico di Bari, mi ha estorto un contributo per la rivista “Incroci”, di cui è animatore (si tratterà del numero 16, dicembre 2007, dedicato a “La nuova critica”, e vi compariranno vari contributi per dar voce, appunto, alle nuove leve – come si usa dire anche in questo caso – della critica letteraria). Egli ha creduto, poveretto, che io fossi ancora in grado di scrivere di critica, invece non sa che ci sono riuscito davvero.
In Itinere – Adriano PADUA
Adriano Padua
(Ragusa, 1978)
*
“poesia è fare spiragli, produrre crepe,
segnare filiture dentro
il sipario, dentro la Parete
Sbarrata”
(Emilio Villa)
*
Siamo di fronte a una scrittura poetica che fa della “necessità” – che si esprime in una urgenza quasi fisica, archetipica della parola, nonostante le tematiche la precipitino in una contemporaneità dolente e notturna – e della “consapevolezza critica”, tanto delle ragioni teoriche quanto delle opzioni stilistiche da cui muove e alle quali approda, la cifra più riconoscibile dell’orizzonte di ricerca in cui concretamente opera. Continua a leggere
UN SOLITARIO AMORE di Beppe Salvia
A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
BRACI o CENERI della comunità dei poeti? Per un dibattito
Molto gentilmente, Giselda Pontesilli mi ha inviato copia di un suo articolo, apparso in “Capoverso” n. 10, luglio-dicembre 2005, in cui si fa riferimento a un mio intervento critico. L’articolo ha come oggetto l’esperienza della rivista romana “Braci”, di cui propone un consuntivo personale. Ve lo sottopongo perché mi sembra interessante per diversi motivi che acquistano rilevanza generale, anche al di là dell’oggetto specifico. In particolare, mi piacerebbe conoscere la vostra opinione su questi punti:
La sconfitta di un sogno: dialogo con Natasha Radojcic
La sconfitta di un sogno: dialogo con Natasha Radojcic
a cura di Angelo Floramo
Due romanzi, due protagonisti, Halid e Sasha: uomo, donna. Tutto è diverso: tempi, stile narrativo, paesaggio, ambientazione, immagini, odori.
Da una parte la Bosnia e il suo fango, con i susini, i corvi neri come le donne, i vecchi trattori, i villaggi perduti nei campi.
Vaccaro legge Alborghetti
Dall’ombra a barlumi di luce – Viaggi verso L’opposta riva di Fabiano Alborghetti
di Adam Vaccaro
Dall’ombra a barlumi di luce, questo il senso del viaggio, dei viaggi, che questo libro (LietoColle Libri, Como 2006) intreccia e racconta. Il tentativo e il quadro non possono essere più onesti e ambiziosi. La partenza non può che essere dal buio.
Figure del dissenso
di Sergio Garufi
Saggio è un termine che difficilmente si può applicare agli scritti di Terry Eagleton, che sono ben poco imparziali e prudenti. Solo adoperandolo come sostantivo, e contrastandone la neutralità con l’accostamento di aggettivi quali caustico, polemico, irriverente, si può intendere parte del grande fascino che trasmette la sua scrittura. In Figure del dissenso, una sua recente raccolta di recensioni (Meltemi, pp. 359, 25 euro), egli affronta personaggi del calibro di George Steiner, Northrop Frye, Harold Bloom, Seamus Heaney, Isaiah Berlin, Gayatri Spivak e altri, e a nessuno di loro concede sconti nell’analisi dei testi di volta in volta presi di mira. Dovrebbero imparare dalla sua vigorosa insolenza i nostri panciafichisti della critica letteraria, gli engagé a parole, quelli che firmano appelli e rilasciano interviste vibrate per poi dar luogo, sulla carta, a fiacchi moralismi in pantofole e vestaglia da camera.
Corrado Bagnoli
Corrado Bagnoli FUORI I SECONDI – La Vita Felice, 2005 – versione dialettale a fronte di Piero Marelli – Introduzione di Gabriela Fantato
Ho letto questo libro nello stato ingenuo in cui ci si accosta a una lingua per la prima volta, semplicemente abbracciando la prima cosa che del testo ci appare, e cioè la sua forma visiva, la sua dislocazione sulla pagina bianca.
Su Catasto ed altra specie
di Biagio Cepollaro
Su Catasto ed altra specie di Antonella Pizzo, FaraEditore, 2006
1.
Il libro si organizza come per frammentazione o gemmazione da un testo originario che sembra raccoglierlo come una sorte di monade da cui per svolgimento il resto si precisa e nasce. La memoria è fatta di documenti, precisi, netti, catalogabili, collocabili, eppure la memoria svapora non appena si fa strada il sospetto che ci sia stato dell’altro, che c’è comunque dell’altro, sempre. E a nulla vale inventariare la superficie delle cose, quando le cose non sono esse stesse superficiali, dotate come sono di profondità, aggrovigliate nel profondo.
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Gabriela Fantato. Il tempo dovuto.
Gabriela Fantato , Il tempo dovuto- poesie 1996-2005, editoria&spettacolo, ROMA, 2005
Delle confidenze rese nei concreti interni di un podio inespugnabile, al riparo da occhi ed orecchie insistenti, quante ne riusciremmo a dire con altrettanta franchezza, se fossero invece rilasciate entro una prima stanza rivelatrice, quindi, in una successione che le spingerebbe dritte dritte verso l’uscita?







