Archivi categoria: Fabrizio Centofanti

Rimangono (suicidi per debiti)

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Sarà giusto che partano così?
Rimangono le vedove a sfilare
con le bandiere bianche di vergogna,
la puzza di bruciato di Giuseppe,
che pure Tiziana amava. Non resta
che gridare: non era pazzo, solo
disperato. Vallo a spiegare ai mani-
chini, la Tributaria di Bologna:
è un assurdo filosofico il suicidio,
un nonsenso teologico;
chissà che ha detto il prete al funerale,
che ha scritto, quel tale, prima di farla
finita. O cosa non ha detto e scritto, forse?
Non potersi/volersi confidare,
come se fossi solo al mondo, amici
neanche tanti quante sono le dita
di una mano. Non esiste notizia
più crudele del silenzio assordante su chi resta.
Gli sciacalli non provino a bussare
alla porta, segnata con il fiele:
Il fuoco è ancora acceso, la mannaia
è già pronta a calare sulla testa.

53. Lo giuro

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– E la faccenda del tango?
– Come spiegarla meglio? Lei se n’è uscita così, senza un motivo. O meglio, il motivo c’era, ma io non l’ho capito. Vivacizzare il rapporto? Liberarlo dai soliti discorsi di bambini difficili e assistenze poco redditizie? Continua a leggere→

52. Basilico e prezzemolo

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Ti fermi incantato di fronte alla Bottega di Piacenza: che ci fa qui? Si affacciano dolci, vini, caramelle. Se ti facessi un’abbuffata? Se rinunciassi alla linea che difendi a tutti i costi senza sapere neanche più perché?
– Vogliamo proseguire?
– E’ sicuro che qui funzioni meglio? Continua a leggere→

51. E se fossimo

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E se fossimo cellule di organismi molto più grandi e intelligenti, se la nostra libertà si limitasse alla riproduzione e alla morte, e tutti i sogni, i progetti, le ambizioni, fossero solo l’illusione di vivere in proprio, di sentirsi liberi, mentre siamo incastonati nello scettro di un re che ignora l’esistenza dei minuscoli frammenti di se stesso? Continua a leggere→

50. Che ti tocca fare

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Si è fissata con il mare. Da quando è andata a Cuba si è irrigidita su posizioni estreme, pensa che il comunismo debba affermarsi con la forza, che i borghesi non si convinceranno mai a parole, che la democrazia è il pretesto per favorire i ricchi, Continua a leggere→

49. E insomma

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E’ cominciata bene. Anzi, male. Stava con un altro. E’ questo il peccato originale da cui non riesci a liberarti? Sei nello studio psicologico di Nino, con la sedia inclinata in pelle nera, che neanche lo vedi, è fatto apposta per ritrovarti con i tuoi pensieri, le immagini che si collegano e disperdono come api impazzite, e ti pungono, bruciano, non avevi pensato che i ricordi potessero fare così male. Continua a leggere→

47. Toccata e fuga

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Adesso devi mettere insieme la storia di Filippo, Marika e Mattea. Lui era sceso per raccontarti i dettagli e si era perso nei meandri dei rimorsi, i sensi di colpa, le passioni che si accendono senza preavviso e i tradimenti consumati proprio quando si vorrebbe dimostrare la propria fedeltà. Devi seguirlo mentre torna in camera e Marika è piuttosto infastidita dall’assenza prolungata. Continua a leggere→

46. Alla gola

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Con l’intreccio di storie che vengono a proporti rischi di confonderti le idee. Possibile che tutti ti cerchino, sicuri di risolvere il problema della vita? Pensano che lo scrittore sia una specie di demiurgo capace di mettere in comunicazione col destino. Continua a leggere→

45. Devo solo uscirne

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Ti sei mai sentito invisibile, come non contassi niente, nella vita? Ballano tutti in coppia, avvinghiati come vortici di vento in una sera romantica d’inverno e tu sei là, solo come un cane, in cerca dell’anima gemella, che certamente starà guancia a guancia con qualcuno, mentre tu sei al verde e non puoi nemmeno andarle a dire se gradisce un caffè. Continua a leggere→

44. Cos’è che può

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Solo adesso ti decidi a guardare quello che c’è intorno: una specie di salotto in legno, con sedie-poltrone aerodinamiche su cui potresti addormentarti. I tavolini ellittici contengono tutto l’essenziale: birra, pistacchi, noccioline salate e patatine, un bicchiere d’argento coi tovaglioli di carta e un posacenere. Continua a leggere→

43. Dietro l’angolo

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Siete arrivati nell’albergo prenotato a Roma, al numero 20 di Rue de Berthollet. Non avete visto niente di simile finora: letti sospesi, luci fluorescenti, praticamente un’astronave o forse una discoteca del futuro. Perché prendere stanze separate? Con una si risparmia, e ormai sapete tutto l’uno dell’altra. Dove sarà Mattea? Con chi starà sfogando la sua rabbia? Continua a leggere→

42. Incroci

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Ti viene da piangere. Volevi fare il medico, curare i corpi e magari anche le anime; ma era troppo difficile ricordare i muscoli, i nervi, imparare – osso per osso, vena per vena, cellula per cellula, – la mappa intricata e piena d’incroci, discese e risalite; non ce l’hai fatta e hai scelto un’altra mappa, le strade che conducono da città a città, o all’interno del reticolo infinito di palazzi ed esercizi commerciali, il negozio di frutta in Avenue du Maine, il rivenditore Horizon di BMW, il riparatore di finestre, il ristorante franco italiano Raffaello, Continua a leggere→

40. La mia storia

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Non sai cosa ti ha preso: a un certo punto, non ce l’hai fatta più. Fofner ti ha visto alzarti all’improvviso, scostare la sedia e allontanarti come in preda a un raptus. Rimane là, come l’avevi trovato avvicinandoti alla brasserie; man mano che procedi, senti i suoi occhi farsi più piccoli, non hanno più il potere d’inchiodarti alla tua storia, sono due punti persi in lontananza, come una scritta che non riesci a leggere, come un pontile che visto da lontano non sembra più un pontile. Continua a leggere→

39. Rattoppi

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Le hai aperto la porta come in trance. La mansarda non è più bella, da quando vi ha fatto irruzione con la faccia da Medusa: non vedeva l’ora di pietrificarti, di dar ragione a coloro che le avevano riferito il tradimento, che ti avevano colto mano nella mano insieme con quell’altra. Continua a leggere→

38. Viaggi e miraggi

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Torni da un altro viaggio, stressato come sempre: non le reggi più le signore brontolone che hanno sempre qualcosa da ridire, come se vivere fosse concentrarsi sull’unico punto nero nel foglio bianco del mondo. C’è mancato poco che ce le mandassi, ma non puoi cambiare ditta ogni tre giorni. Continua a leggere→

36. Simboli

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Hai sentito dei rumori, avvertito l’ombra di gente che correva e urlava. Ti sei accorto di quello che accadeva, ma la scrittura ti prendeva troppo, ti chiedevi come tutta la luce che invadeva la tua vita, l’aura di fiaba, in famiglia, nella scuola, la faccia seria della maestra Battistoni, Nazareno Pietroni con la pancia in fuori, lo snobismo di Aldo Bises, Continua a leggere→

35. Chi è?

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Come l’avete trovato, questo posto? Non avevate prenotato all’hotel di lusso in Rue de Berthollet? Ma in fondo, cosa importa? Ti sembra l’ideale, con le brocche stile Modigliani sulle mensole in legno, la stella grigia che pende dal soffitto, lo specchio che riflette il letto a due piazze dal copriletto arancione e la selva di cuscini accavallati senza un ordine preciso. Continua a leggere→