Archivi categoria: La poesia prima della fine del (o di un) mondo

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Salvatore Cantone

Addio

Ogni cosa ripete
sommessamente
nell’aria addio,
e addio toccherà
anche a me pronunciarlo
ogniqualvolta rivivrò
nel suono e nel sapore
del tuo labbro
che più non torna.
Quell’ultimo bacio
mi lasciò vibrare,
ascolta, ti prego ascolta
il mio cuore,
scordato strumento
che suonò d’amore.

da Morire d’Amore (RPlibri 2023) Continua a leggere

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Carlo Di Legge

“Mansuetudine, solitudine, limite”

VI
Nel tempo cosmico, una e molte vite
bruciano nell’attimo,
ogni vita è già compiuta.

VII
Secondo paradosso, i mistici
cercano Dio nel nulla, oppure
trovano eccelsa la miseria urbana.
Uccidono in nome di presunte
verità, come se i morti,
liberati da errore, potessero vederle.
Gli assassini sono pronti, agnelli
e lupi si scambiano i ruoli.
Vivi e morti testimoniano certezze.
Compi te stesso. Offri
albergo al pellegrino
dove discutere senza fanatismi.

VIII
Pensare non guadagna seguaci.
È fede urgente in sé esigente.
Luce di paradossi, evidenza dell’oscuro, pratica
d’ignoto, linguaggio potente, sete d’introvabili.
Non sapere: volontà di sapere, cammino
a nuovo non sapere. Esperienza
di singola esistenza,
si comunica,
non si può condividere.

(da Di febbraio in “Buenos Aires, Benares”, Delta3 edizioni, Grottaminarda (AV) 2024).

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giovanni Nuscis

Chi cura e preserva sé stesso salva un pezzo di mondo

C’è un momento nelle nostre vite in cui la coscienza di chi siamo s’illumina anche un solo istante, e la nostra piccola storia si misura in modo fulmineo con le nostre aspirazioni e ci fa dire: ecco, questo sono io, questo vorrei fare di me, nel tempo che mi è dato. 

Non dando peso a questa folgorazione, il primo mondo a morire sarà proprio il mondo che noi siamo, porzione del più ampio mondo. Preservare la nostra identità, riconoscerla, affermarla, accrescerla e difenderla è un esercizio di salvezza dall’indubbia valenza sociale. 

Un uomo, solo, può fare molte cose. Con altri, ben di più, e di rilievo, come l’esperienza ci insegna. Continua a leggere

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Carla Malerba

Nella meraviglia del silenzio

Nella meraviglia del silenzio
aggirarsi al buio
sfiorare muri ed angoli
solitamente familiari
mentre i riverberi
del modem investono
le pupille le accecano quasi.
La solitudine dell’anima si allarga
eppure è solitudine compagna.
Saremo soli nella nebbia e nel sole
in questo percorso vano e breve
che è il nostro vagare
sulla terra
anch’essa come noi
metà ombra e metà luce.
Andremo
dove i fiumi si saranno essiccati
e di essi i rigagnoli soltanto
scorreranno lenti
o altrove dove le acque ritirate
si innalzeranno improvvise
con moti violenti.
E sempre il plenilunio
ci guarderà irridente.
Noi saremo bacche e polvere di tigli
corteccia resina fiore
che dal nostro cuore spento
bucherà la pietra sepolcrale
fino a trovare la gloria della luce.

Forse è proprio la notte ad ispirare versi e pensieri sulla attuale condizione di un’umanità sconvolta da istanze egoistiche in cui quelle spirituali faticano a trovare posto. La riflessione indotta dalla poesia diviene necessaria per attuare un processo ricostitutivo di quei valori essenziali che devono tornare ad essere un vademecum per le generazioni future.
“Sarà proprio il flusso poetico a riscattare la negatività e a considerare le situazioni nella loro impegnativa e a volte dolorosa complessità “si legge nella postfazione della raccolta da cui è tratta la poesia che ho scelto.
Nell’ultima parte del componimento l’immagine predittiva di un mondo ormai sconvolto dall’avvicendarsi di eventi non più controllabili segna l’anelito delle coscienze che, nonostante tutto, coltivano speranze salvifiche di una vita altra, da consegnare al divenire delle cose.

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Massimo Ridolfi

Alla maniera di Franz Anton Mesmer

I

Tommaso, metti la tua mano
nel mio costato.
Rinuncia ai tuoi occhi.
Fidati della tua mano.

II

Tommaso, metti la tua mano
ti ho detto nel mio costato.
Rinuncia ai tuoi occhi
sciocchi.
Fidati della tua mano
che mai di tanto
io mi allontano. Continua a leggere

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giovanni Parrini

Quella che fu la mia modesta storia,
inscritta nel recinto d’un display;
mia ma non mia, come non nostre mai,
eppure tanto nostre, le vicende,
usitate, usurate, inesitate,
discese per correnti atroci e dolci;
la mia storia – dicevo – l’oggettivo
correlativo pallido di quanto
ebbe la forma informe di un pensiero
marcì, decadde, scadde, andò perdendosi:
me n’ha informato, asettico, il Sistema,
offrendomi il possibile, passibile
d’altra occasione, di una nuova nascita
che incuberò, non so per quanto mai
e sarà putre divenire, pronto
alla notizia che non fa notizia,
della durata che in una manciata
d’ore, monta, decresce, va in silenzio
alla cancellazione programmata.

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Angela Caccia

Capita 
e lasci la preda - o preda 
lanci segnali di soccorso    è allora che 
        t’accorgi 
        di quanti tuttavia sei ricolmo 
        e come è morbido e remissivo 
        il veleno di alcuni fiori 
ma la poesia civile è sangue - indelebile 
nell’affronto/confronto 
bianco e nero Yin e Yang. 

Avventurarsi nella tana del lupo 
esplorare il più forte nel territorio del pericolo 
dormire magari il suo stesso sonno 
e poi 
quello dell’agnello 
svelarne la vulnerabilità l’innocenza 
la calma degli indifesi 
sarebbe un prezzo congruo perché l’umano ci modelli 
peccato che il sofista di turno 
faccia il giro del mondo mentre 
la verità 
viaggia su auto di seconda mano

Tentativo di questi versi, evidenziare come, alcune dinamiche intrinseche – potere e vulnerabilità, sfruttamento e resistenza, preda e predatore – siano nel nostro tessuto sociale dove, oggi più che mai, il forte schiaccia il debole. L’immagine dell’“avventurarsi nella tana del lupo e poi in quello dell’agnello” evidenzia spazi di conflitto che devono sfociare necessariamente in dialogo: solo una valida comunicazione abbatte muri, trasforma le dinamiche predatorie in opportunità per la coesistenza e la solidarietà.

La poesia civile in genere, sottolinea come la scrittura, e l’arte nel suo complesso, siano validi strumenti di denuncia e, al contempo, atto di resistenza nella misura in cui si propongono come veicolo di cambiamento e consapevolezza. 

Non esistono “proprietari di questa terra”, solo usufruttuari: 
[…] siano benedetti
quanti -estranei a quel sole e a quella notte –
in una marcia sonnolenta
si aggirano tra i vicoli dei nostri sogni
a ribadire che tutti siamo fame
e tutti bisogno

[Di lentissimo azzurro ed. Campanotto, 2025]

La poesia prima della fine del (o di un ) mondo, a cura di Rita Pacilio. Agostina Spagnuolo

Signore del cammino

Mi era parso di aver dimenticato
la tua presenza leggiadra
sulle orme dei miei passi
lungo le scorciatoie del tempo.
Non avvertivo il soffio
del tuo respiro sommesso
nei singhiozzi quando contavi
la mia erranza tronfia e sazia
accecata dall’effimero del mondo.
Ma ho aperto gli occhi al risveglio
del cuore che era soltanto assopito.
Lo so che Tu ci sei,
Signore del cammino,
compagno dei percorsi
sulle latitudini del mondo.
Ci sei quando ti affido i dubbi
che fendono la strada
che pensavo facile
l’aver scelto di percorrere.
Sei la mia stella nella notte oscura
quando brancolo a un approdo
nel mare del dolore.
Ci sei nel varco dei silenzi,
oasi di respiro nel chiasso
delle vanità del mondo.
E nella risalita, l’ultima,
più ardua, non mi abbandonerai.
Dinanzi all’Infinita Tua Presenza,
stretta alla tua mano, per le vie del cielo
con Te dovrò restare.

***
Aurore

Ci sono aurore
che lasciano alla notte
il buio del sentire
e rischiarano di luce
e guidano il cammino.
E basta anche un raggio
a risplendere di Dio,
che ci induca a rifuggire
vanità e ciò che è effimero,
a ricondurci al senso
che spesso si smarrisce.
Com’è semplice la voce
che chiama all’Infinito!

[23 maggio 2010 (per la Beata Teresa Manganiello)]

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonio Fiori


Traviseremo i fatti
diremo cose mai dette
       cambieremo
mantenendo i connotati

Interrogheremo
e saremo interrogati
avremo istruzioni
daremo prestazioni
     perfette

Ogni parola sarà artificiale
cesseranno paure e preghiere
nessuno si potrà lamentare

       Sarà vietato soffrire

[inedita 2025]

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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonio Spagnuolo

Qualche pozza

Oltre che provvisorio ormai sospeso
il tratto che riunisce i tentativi
delle nuvole sparse tra fiammate.
Lotta di straniamento in qualche pozza
improvvisamente aperta al segreto
che rassomiglia a fratture della mente,
sempre incantata.
Parole allora di colore rosso
proietteranno gli ultimi sguardi invidiosi
tra i brividi che suggellano il congedo.
Ecco i frammenti ricomporre memorie
per la mano che scava rovistando.

[…] Tutti i valori sono caduti e ormai regna una carenza di cultura che fa paura! Mi riferisco al bagaglio culturale classico, che nei secoli scorsi ha forgiato menti eccelse e uomini di valore. Oggi l’intelligenza artificiale, il telefonino, la chiusura ermetica del “vocabolario”, accompagnano giovani che non sanno più parlare. In effetti, non c’è più “fede”, i sentimenti sono assopiti, le coppie si dividono dopo pochi anni dalla cerimonia, i figli sono abbandonati alla solitudine. Cosa fare? Eccomi con una poesia a rispondere all’appello.

Antonio Spagnuolo