
[Da un eterno esilio]
Da un eterno esilio
eternamente ritorno
e coi giorni mi volgo e mi confondo,
vado, da me sempre più lontano,
divelto per erbe prati e tempi
d’ottobre
e silenzi confidati agli orecchi
da stelle e monti.
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[Da un eterno esilio]
Da un eterno esilio
eternamente ritorno
e coi giorni mi volgo e mi confondo,
vado, da me sempre più lontano,
divelto per erbe prati e tempi
d’ottobre
e silenzi confidati agli orecchi
da stelle e monti.
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[da L’io singolare proprio mio]
Quasi sempre chi è contento è anche volgare;
c’è nella contentezza un pensiero
che ha fretta e non ha tempo per guardare
ma passa via compatto e maniacale
e reca oltraggio volgendosi a chi muore
– Avanti con la vita, su, coraggio!

Else Lasker-Schüler
Preghiera
Cerco per ogni dove una città,
che ha un angelo davanti alla sua porta.
Alla scapola porto
spezzata la sua grande ala pesante –
come sigillo, in fronte, la sua stella.
E sempre nella notte vado errando…
L’amore ho portato nel mondo, che azzurro ogni cuore
faccia fiorire,
e su me stanca ho vegliato una vita,
in Dio ravvolto il cupo battito del respiro.
Chiudimi attorno, o Dio, il tuo saldo manto;
so d’essere il residuo nel bicchiere rotondo,
e se l’ultimo uomo vuota il mondo
più non mi cacci dall’onnipotenza
e intorno mi si chiude un nuovo globo terrestre.
***
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Qualcuno si salva ascoltando l’usignolo
Diciamo che una sera
l’usignolo cantò
su questa pietra
perché nel toccarla
il tempo non ci nuoce
Non tutto è tuo oblio
Qualcosa ci rimane
tra i ruderi credo
che non sarà mai polvere
colui che ne ha visto il volo
e ne ha ascoltato il canto
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Parlo di me, dal cuore del miracolo:
la mia colpa sociale è di non ridere,
di non commuovermi al momento giusto.
E intanto muoio, per aspettare a vivere.
Il rancore è di chi non ha speranza:
dunque è pietà di me che mi fa credere
essere altrove una vita più vera?
Già piegato, presumo di non cedere.
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Poesia della poesia
Scrivere costa ma hai un lavoro da uomo
se appiccicato sarai all’onestà coatto
come due piedi alla terra
e diffidente
non guardando le streghe
quando passano sul manico di legno
mira dove partono
non altrimenti uscivano le V2
tra le stelle sopra Londra inquieta.
***
“Scrivere costa”: è lo sforzo che occorre per superare l’immediato, Continua a leggere

Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.
Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.
Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettano occhiate
d’accordi. E gli astanti s’affacciano
al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono
entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.
Inoltre metti in versi che morire
è possibile a tutti più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.”
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Interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete. In questi tre aggettivi si coglie il superamento dell’individuo, dell’io. La persona è se stessa quando trova, in sé, qualcosa che la supera. Solo trascendendosi scopre il senso della vita. È il bivio fondamentale, la scelta tra l’egoismo e l’amore. L’egoismo è il ripiegamento sul proprio interesse, che spegne lo spirito; l’amore è la porta aperta su uno scenario infinito, che ci sorprende sempre. È qui la radice della meraviglia, da sempre considerata il presupposto della vera conoscenza.

Sono note, ormai, le potenzialità terapeutiche della poesia: esistono, al riguardo, pubblicazioni, laboratori, figure professionali. Questa rubrica intende promuovere un tipo di esperienza similare: trovare, nella poesia, spunti efficaci per lo scioglimento di nodi che rischiano di appesantire o inquinare i nostri stati d’animo. Non si avanzano pretese di scientificità, ma semplicemente di efficacia. Si tratta della verità indimostrabile di valori accreditati dall’esistenza di chi li sperimenta con successo.