Archivi categoria: Lirico terapia

Lirico terapia. Vittorio Sereni, I versi.

I versi

Se ne scrivono ancora.

Si pensa ad essi mentendo

ai trepidi occhi che ti fanno gli auguri

l’ultima sera dell’anno.

Se ne scrivono solo in negativo

dentro un nero di anni

come pagando un fastidioso debito

che era vecchio anch’esso d’anni.

No, non è più felice l’esercizio.

Ridono alcuni: tu scrivevi per l’Arte.

Nemmeno io volevo questo, so

che volevo ben altro.

Si fanno versi per scrollare un peso

e passare al seguente. Ma c’è sempre

qualche peso di troppo, non c’è mai

alcun verso che basti, se domani

tu stesso te ne scordi.

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Lirico terapia. Roberto Mussapi, Vocazione di san Matteo


Vocazione di san Matteo

Avevo vent’anni, da tempo non rivedo 

né lui, né gli altri che mi erano accanto.

Ricordo il buio della bassa stanza e l’improvvisa 

luce nata dall’orizzonte coprire 

la pallida luce interna densa d’ombre, rendere 

latteo, opaco, morente il cielo esterno. 

E poi la mano, luce piena su un volto, 

un’altra mano chiamata, tesa verso di lui, 

e lui chino, già in una zona umile d’ombra, raccolto. 

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Lirico terapia. Antonio Fiori, Il filo

Il filo

Che cuciva le carni

che ne conteneva gli spasmi

che tratteneva la gioia che davi

e il decorso dei giorni preziosi

che impediva il riaprirsi dei tagli

che ci univa nonostante gli altri

che voleva, voleva legarci…

non è marcio, ancora resiste

ha un capo che tiro ogni tanto

– lo senti, amore, quel filo di voce

che arriva di nuovo, miracolo,

al tuo lontanissimo capo?

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Lirico Terapia. Davide Rondoni, Voler bene a una persona.

Voler bene a una persona

Voler bene a una persona è un lungo viaggio –-


rupi, cadute d’acqua e bui

improvvisi, dilatati 

il chiuso di foreste, 

lampi a volte

sul silenzio così vasto del mare


e strade sopraelevate, grida


viali immersi all’improvviso 

in una luce sconosciuta.


Voler bene a uno, a mille, a tutti 

è come tener la mappa del vento.

Non ci si riesce ma il cuore 

me l’hanno messo al centro del petto 

per questo alto, meraviglioso fallimento.


Sugli altipiani di ogni notte 

eccomi con le ripetizioni e le mani rovesciate della poesia: 

non farli stare male, sono tuoi, non farli andare via

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Lirico terapia. Angelo Mundula, L’introvabile dove.

L’introvabile dove

Mai lo sapremo 

quale tempesta si addensa

quale bonaccia

sulla nostra piccola barca 

se il vento cala o si alza 

al di là della scogliera. 

Sempre viaggiamo verso ignota terra 

neppure il mare basta alla nostra sete 

neppure l’onda che ci solleva 

sopra la piccola baia 

mentre il cielo passa sulle nostre teste tessendo la sua celeste tela 

il mistero di sempre. Basta un niente a sorprenderci: un ramo 

che s’agita sulla terra e annunzia il cambiamento o quella scaglia d’oro 

che trapela da qualche parte del cielo. 

Siamo i naviganti che hanno doppiato 

le Colonne d’Ercole senza trovare la terra sempre più estranei al porto che 

ci attende sempre più lontani

dalla nostra scogliera.

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Lirico terapia. Valerio Magrelli, Ecce video.

Ecce video

In memoriam E.H.

ritrovato nel suo appartamento

nove mesi dopo il decesso

seduto davanti alla tv

I.

Morì fissando il suo Televisore 

la sfera di cristallo del presente,

guardava il Niente e ne vedeva il cuore, 

cercava il Cuore e non vedeva niente.


Chi sfidò il lezzo del buio malfermo

si accorse che veniva dall’Illeso,

non dal Morto, ma dal Morente Schermo, 

non dal Corpo, bensì dal Video acceso.


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Lirico terapia. David Maria Turoldo, In morte di mio padre e mia madre.

In morte di mio padre e di mia madre

3

Ora dunque giunti, approdati a tanta

chiarezza, ora che paura più non li adombra

e le anime dei figli le vedono 

dal di dentro, e leggono i giorni nudi

e sanno più che profeti il mistero, ora che vita e morte ci hanno

tramandato, alfine usciti 

di solitudine, ove più non trincerano

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Lirico terapia. Vera Lúcia De Oliveira, Le cose.

da Nel cuore della parola

Le cose

trovava che le cose dentro i libri erano più vere che fuori

che le cose nei libri e le persone stavano al posto giusto e se stonavano

era solo per poi riprendere il posto esatto che spettava loro

Tutto molto chiaro in questa poesia di Vera Lúcia De Oliveira. Ma la poesia dice sempre qualcosa di più di ciò che sembra. 

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Lirico terapia. Kenneth Patchen, Pastorale.

Pastorale

La colomba cammina con piedi appiccicosi 

Sulle verdi corone del mandorlo. 

Le piume spalmate sulla calura

Come miele

Che pigramente gocciola nell’ombra…

Chiunque fosse in quel frutteto

Così immerso nel sonno e nella pace,

Si sarebbe

Accorto appena della collina

Che sta lì presso

Con le tre strane braccia di legno

Levate su una turba di popolo immobile

– Oltre gli elmetti dei soldati di Pilato 

Splendenti come denti argentei nel sole.

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Lirico terapia. Giovanni Raboni, Ho amato vivendo.

Ho amato vivendo

Ho amato vivendo degli animali, non gli animali. Adesso, nel ricordo, non ne amo nessuno, come se a bordo 

dell’arca in viaggio verso più ospitali

silenzi ci fosse posto soltanto 

per creature fatte a somiglianza 

di mio padre e mia madre. La vacanza 

da quello che siamo più di quel tanto

non può durare, e uno sente il fiato del buio sul collo non sa che farsene 

dello charme dell’innocenza, dei traffici 

con il bello e la grazia a buon mercato 

dice addio senz’ombra di rimpianto e agli dei senz’ombra che ha avuto accanto.

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Lirico terapia. Gastòn Baquero, Nozze d’argento

Nozze d’argento

Quando diventa muta la carne lamentosa, 

per lei ci resta la tenerezza.

Persiste lo splendore di quell’incendio bello 

che un giorno fu inno di delizia, ramo di musica vivente.

Sotto le pallide ceneri

palpita ancora

il gaio cantare di quel fuoco.

Gli occhi scapparono ad altri paradisi; 

toccò altre spiagge la nave del desiderio, 

ma nel centro dell’anima è incrostata

quella musica lontana, soave e tenace come il profumo dell’infanzia.

Quando diventa muta la carne lamentosa,

aleggia gemendo nell’angolo più puro dell’esistenza 

l’uccello grigio della tenerezza.

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Lirico terapia. Valentino Zeichen, Il poeta

Il poeta

Presumibilmente, 

sembro un poeta di elevata rappresentanza

sebbene la mia insufficienza cardiaca 

ha per virtù medica il libro del “cuore” 

Abito appena sopra il livello del mare 

mentre la salute, la purezza, la ricchezza

e gli sports invernali

stazionano oltre i mille metri

Perciò mi ossigeno respirando l’aria dei paradisi alpini

così arditamente fotografati

dagli scalatori sociali

nonostante la pericolosità dei dislivelli

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Lirico terapia. Mariella Bettarini, Stupidi giacinti e ancor più stupide nuvole.

Stupidi giacinti e ancor più stupide nuvole

La guerra prende spunto dal fatto

che ho già incontrato marzo e ho fatto finta

di non vederlo. E sì che le cose

sono cambiate: te ne vai in ospedale, c’è meno luce

nella casa, a causa del palazzo nuovo; il cielo

è già molto più alto e lontano;

i giacinti mi interessano

meno di sempre, la mia mente

si fa più concreta, semplice; sono disposta

a credere solo a due cose: a Cristo e all’uomo;

per il resto non lotto più, eppure

come uomo, come essere della Terra, ci sono

eccezioni alla regola, ci sono occhiate, cadute,

stupidi giacinti e ancor più stupide 

nuvole.

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Lirico terapia. Gastón Baquero, Breve viaggio notturno.

 

Breve viaggio notturno 

Secondo la leggenda africana, l’anima dell’addormentato va sulla luna.

Mia madre non sa che di notte,

quando lei guarda il mio corpo addormentato

E sorride felice sentendomi al suo fianco,

la mia anima esce da me, se ne va a viaggiare

guidata da elefanti biancorossi,

e tutta la terra resta abbandonata,

e ormai non appartengo alla prigione del mondo,

perché arrivo fino alla luna, scendo

sui suoi verdi fiumi e nei suoi boschi d’oro,

e pascolo greggi di teneri elefanti,

e cavalco i docili Leopardi della luna,

e mi diverto nel teatro degli astri

contemplando Giove che danza, Ileo che ride.

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Lirico terapia. Ezra Pound, L’isola del lago

L’isola del lago

O Dio, o Venere, o Mercurio, patrono dei ladri,

Datemi a tempo debito, vi imploro, una piccola tabaccheria,

Con le piccole scatole lucide

posate l’una sull’altra su gli scaffali

E il Cavendish sciolto e fragrante

e lo Shag,

E il brillante Virginia

sciolto in lucenti custodie di vetro, 

E una bilancia non troppo unta di grasso,

E che le prostitute entrino a scambiare passando una parola o due,

Una parola maliziosa, e ad aggiustarsi i capelli.

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