Archivi categoria: Lirico terapia

Lirico terapia. Giovanna Bemporad

Veramente io dovrò dunque morire

Veramente io dovrò dunque morire

come un insetto effimero del maggio,

e sentirò nell’aria calda e piena

gelare a poco a poco la mia guancia?

Più vera morte è separarsi in pianto

da amate compagnie, per non tornare,

e accomiatarsi a forza dalla celia

giovanile e dal riso, mentre indora

con tenerezza il paesaggio aprile.

O per me non sarebbe male, quando

fosse il mio cuore interamente morto,

smarrirmi in questa dolce alba lunare

come s’infrange un’onda, nella calma.

***

Cos’è la morte? Consumarsi fisicamente? O piuttosto la fine delle relazioni, delle speranze? La poesia ci interroga, ci scuote dall’ovvio.

Lirico terapia. Vicente Huidobro, Arte poetica

Arte poetica

Che il verso sia come una chiave

Che apre mille porte.

Cade una foglia; qualcosa passa in volo;

Quanto guardano gli occhi sia creato,

E l’anima di chi ascolta resti a tremare.

 

Inventa nuovi mondi e cura la parola;

L’aggettivo, quando non dà vita, uccide.

 

Siamo nel ciclo dei nervi.

Il muscolo pende,

Come un ricordo, nei musei;

Ma non per questo abbiamo meno forza:

Il vero vigore

Risiede nella testa.

 

Perché cantate la rosa, o Poeti!

Fatela fiorire nella poesia;

Solo per noi

Vivono tutte le cose sotto il Sole.

 

II poeta è un piccolo Dio.

***

Può la poesia creare un mondo parallelo? Può il poeta sfidare la creazione, proporre una sua alternativa? Questi versi pongono interrogativi inquietanti ma, come sempre, utili per capire chi siamo.

Lirico terapia. Andrea Zanzotto, Ormai.


Ormai

Ormai la primula e il calore

ai piedi e il verde acume del mondo

 

I tappeti scoperti

le logge vibrate dal vento ed il sole

tranquillo baco di spinosi boschi;

il mio male lontano, la sete distinta

come un’altra vita nel petto

 

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio

qui volgere le spalle.

***

È possibile che si apra una frattura tra noi e il mondo? Che il paesaggio sia qualcosa di estraneo, lontano, di cui, semplicemente, “cingersi”? Lasciamoci interrogare, come sempre.

Lirico terapia. Fabio Pusterla, Breve omaggio a Plutone, II.

Breve omaggio a Plutone, II

Perché la pioggia, perché il vento e le pianure 

notturne, l’erba gialla, il respiro. Quell’acqua 

che scroscia nei vicoli, e i prati. Perché 

non c’è tregua, o domani. Soltanto

le sbarre, la gabbia di un io.

L’inferno è non essere gli altri,

guardarli passare e sparire nel niente: 

un posteggio che piano si svuota, 

il cantiere del vento.

***

L’inferno sono gli altri, ha scritto Sartre nell’opera teatrale A porte chiuse. Per Pusterla, invece, l’inferno è l’assenza degli altri, è il loro svanire nel nulla, il lasciare vuoto il parcheggio, la casa, il cuore.

Lirico terapia. Elio Fiore

D’improvviso mi sei apparsa 

in questa stanza, madre. 

Mi hai sorriso mentre continuavo

a scrivere, accanto alla tua foto 

di giovinetta. Camminavi sicura, 

poi mi hai detto: «C’è disordine 

in ogni dove, sei un bibliotecario,

ricordati di togliere la polvere 

dai libri». Poi, sei andata in cucina

e ti sentivo cantare come un tempo,

mentre preparavi la cena; 

Io, ho continuato a scrivere,

sentendo la tua cara voce

sognando che tu mi venissi a dire:

“Vieni, è pronta la cena!”.

All’alba, mi sono svegliato 

con le braccia sul tavolino, solo 

con la tua foto eterna di giovinetta.

***
Una delicatissima immagine di amore filiale, questa di Elio Fiore. Ci sono archetipi talmente potenti e profondi che non hanno bisogno di interpretazioni: sono lì, sempre sorprendenti e necessari.

Lirico terapia. Coventry Patmore, Giocattoli

 

Giocattoli

Il mio bimbo che guardava imbronciato 

atteggiandosi a uomo ormai fatto sette volte

non mi aveva obbedito. Fu punito e scacciato

e privato del bacio clemente 

della mamma che già non ha più.

Ma temendo che vegliasse nel pianto 

silenzioso entrai nella stanza

per trovarlo nel sonno profondo:

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Lirico terapia. Humberto Ak’abal, Chonimutux

Chonimutux

Le notti a Chonimutux sono dense e nere.

Se ne può prendere 

un poco tra le mani 

e chiuderci

i buchi delle pareti.

Sono come burroni a bocca in giù.

Se ti fermi a guardare la loro profondità 

ti sentirai girare la testa.

Come se la terra stesse sopra

e tu fermo nel cielo.

La poesia indigena latino americana ci riserva sorprese come queste. Non è difficile intuire lo spessore di una tale comunione con la natura, apprezzare la trasparenza del cuore di fronte alla bellezza del creato. Abbiamo bisogno, ogni tanto, di immergerci in questo sguardo vergine, capace di riconciliarci con la terra.

Lirico terapia. Alejandra Pizarnik, Solo la sete

Solo la sete

Solo la sete

il silenzio 

nessun incontro


guàrdati da me mio amore 

guàrdati dalla silenziosa nel deserto 

dalla viandante col bicchiere vuoto

e dall’ombra della sua ombra 

La vita di Alejandra Pizarnik è avvolta in un mito oscuro, per certi versi indecifrabile. Gli ultimi studi hanno messo in evidenza la complessità della persona e dell’opera, non riducibile a un unico piano di significati. Credo bastino questi pochi versi per capirlo. Versi di una bellezza inquietante, magnetica. Le risonanze al lettore, come sempre.

Lirico terapia. Gerard Manley Hopkins, Certo tu sei nel giusto

Certo tu sei nel giusto

Certo tu sei nel giusto, Signore, se io disputo 

Con te; ma anche ciò ch’io dico, Signore, è giusto. 

Perché prospera la vita dei malvagi? E perché devon 

Tutti i miei tentativi nella delusione terminare?

Se tu fossi mio nemico, o tu che sei mio amico, 

Come potresti, mi domando, peggio di così schiacciarmi 

E ostacolarmi? Oh, gli sciocchi e gli schiavi del piacere 

Guadagnano di più col loro ozio di me che spendo

La vita, Signore, per la tua causa. Guarda sui boschi e le colline 

Come ora spuntano folte le foglie! Come tornano a vestirsi 

Di prezzemolo, guarda, e vento fresco le accarezza;

Come gli uccelli costruiscono – e io no, non costruisco,

E mi sforzo, eunuco del tempo, ma non produco un’opera che duri. 

O tu signore della vita, alle mie radici manda pioggia. 

***

C’è un’eco dei salmi biblici in questa poesia di Hopkins, che descrive il contendere dell’uomo con Dio, raffigurato, nell’Antico Testamento, con l’icona della lotta fra Giacobbe e l’Essere misterioso (Gen 32, 24-34). Ciascuno di noi può ritagliare, entro questi versi, i segni della propria personale “contesa”. 

Lirico terapia. Franco Fortini

Per le opere di Isaac Babel

a I. Ehrenburg autore della prefazione.

Se non sapete punire 

se non sapete incenerire 

quella parte di voi 

quella parte di noi

stessi, che è stata muta;

se non sapete dire

perché abbiamo fatto morire 

Babel e gli altri; e chi ha in noi premuta, 

vent’anni, la sua bocca;

non parlate, non scrivete

prefazioni, non dorate 

quei nomi per la pietà.

Lasciateci la nostra verità

imperfetta, umiliata

– tra la Rivoluzione che è passata 

e quella che verrà.

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Lirico terapia. Màrgara Russotto.

Annotato in margine a un libro di astronomia di Padre Eusebio Kino

Ma allora

se la bellezza del sapere si nasconde 

e tenui galleggiamo nell’etere 

dalle chimere astronomiche solcato


a che pro cercare in tanti libri l’errata vanità mondana?


Tutto sapremo dello spazio sensorium di Dio e della sua misura


Qualcosa in più sapremo di certe passioni


Forse tutto dei venti

e dei climi


Meno dell’indicibile


tanto sospirato 

Cosa conta sapere? Màrgara Russotto ci mette davanti a una domanda in apparenza banale, ma che non cessa di provocarci, se glielo consentiamo. Consciamente o inconsciamente, siamo tutti alla ricerca “dell’indicibile / tanto sospirato”. 

Lirico terapia. William Butler Yeats, Avvento della saggezza col tempo.

Avvento della saggezza col tempo

Unica è la radice a molte foglie;

nella menzogna della prima età

volgevo fronde e fiori incontro al sole; 

voglio appassire nella verità.

Cosa dicono alla nostra vita questi versi? Ognuno può leggervi la propria parabola, dalla carne allo spirito, dai sensi esterni ai sensi interni. Ma, come sempre, la poesia dice di più: cosa sono quelle fronde e quei fiori? Che significato ha quell’appassire? Sono uno spazio vuoto in cui ciascuno può mettere al vaglio la sua vita.

Lirico terapia. Sujata Bhatt, Un’altra storia.

Sujata Bhatt

Un’altra storia

I

Il grande Pan non è morto;

è solo emigrato

in India.

Qui gli dèi girano indisturbati,

travestiti da serpenti o da scimmie;

ed è peccato

trattare male un libro.

È peccato spingere un libro da una parte

                     con il piede,

è peccato sbatterlo forte

                     contro un tavolo,

è peccato buttarne uno sbadatamente

                       dall’altra parte della stanza.

Devi imparare a girare le pagine con garbo,

senza disturbare Sarasvati,

senza offendere l’albero

dal cui legno è stata fatta la carta.

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Lirico terapia. Giovanni Giudici, Questo caro sgomento.

Questo caro sgomento

L’infanzia dalle lunghe calze nere

Logorate ai ginocchi sugli spigoli

Dei banchi, l’infanzia delle preghiere 

Assonnate ogni sera, delle nere

Albe dei morti, della litania

Di zoccoli cristiani sul selciato,

L’infanzia che m’ha dato 

Questo caro sgomento mio d’esistere…

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Lirico terapia. Luciano Erba, Abito a trenta metri dal suolo.

Abito a trenta metri dal suolo

Abito a trenta metri dal suolo 

in un casone di periferia 

con un terrazzo e doppi ascensori.

Questo era cielo, mi dico attraversato secoli fa 

forse da una fila di aironi 

con sotto tutta la falconeria 

dei Torriani, magari degli Erba

e bei cavalli in riva agli acquitrini.

Questo mio alloggio e altri alloggi

libri stoviglie inquilini

questo era azzurro, era spazio

luogo di nuvole e uccelli. 

L’aria è la stessa: è la stessa?

sopravvivere: vivere sopra?

Non so come mi sento agganciato

la sera ha tempo di farsi piú blu 

da un pallido re pescatore

o, di passaggio qui in alto, 

dal vero barone di Múnchausen.

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Lirico terapia. Giovanni Giudici, Cambiare ditta

Cambiare ditta

Non puoi cambiarti, ma almeno cambia ditta, 

Il posto di lavoro è piú che una metà 

(Inutilmente resisti) della tua anima:

E quante cose per te cambieranno!

Avranno altri volti e strade le tue mattine, 

T’illuderai quasi di aver cambiato città, 

Di avere davanti una vita. Un nuovo gergo 

Imparerai nelle file dei nuovi conservi:

Ti ci vorranno due mesi per scoprirlo banale. 

E poi nuovi padroni, nuove regioni dei tuoi nervi 

In evidenza agli uffici del personale,

Nuovi prodotti e una nuova misura

Di quel che è bene e male – ed infine te stesso 

Di cui tutti diranno che sei nuovo.

Annuncerai ai lontani la tua novità:

“Questa mia è per dirti che adesso mi trovo…”

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Lirico terapia. Giovanni Raboni, Cinema nel pomeriggio

Cinema di pomeriggio 

Quasi sempre, a quest’ora 

arriva gente un po’ speciale (però

di buonissimo aspetto). Chi si siede

ma poi continua a cambiar posto,

chi sta in piedi, sul fondo della sala, e fiuta, 

fiuta rari passaggi, la bambina

mezzo scema, la dama ch’entra sola, 

la ragazza sciancata… Li guardo per sapere 

che storia è la loro, chi li caccia. Quando 

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Lirico terapia. Pietro Zovatto, Verso dove?

Verso dove?

Diventiamo adulti 

per un breve istante 

se la sorte

ci estrasse alla vita. 

Quando hai guardato 

tutte le cose della terra 

e sopra le stelle 

e ogni creatura 

rifatta in armonia 

nello splendore del bello 

è ora di andare 

alla ricerca di un altro 

appiglio nelle frontiere 

dell’assoluto silenzio. 

I santi e i profeti 

con più forza cantino 

quest’uomo che geme 

esiliato in non so quale 

taverna oscura. Se 

hai questo desiderio 

arcano sei maturo 

per passare all’altra 

riva, dice l’operaio 

buono di Nazareth.

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Lirico terapia. Gerald Manley Hopkins, Il porto del cielo.

Il porto del cielo

Una suora prende il velo

Ho desiderato andare

               Dove le primavere non tramontano, 

In campi dove non cade grandine aguzza e spigolosa 

                E qualche giglio spunta. 

E ho chiesto di essere 

                Dove non vengono tempeste, 

Dove il verde mulinare è muto nei porti, 

                 E lontano dal sommovimento del mare.

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Lirico terapia. Mario Benedetti, Addio pessimismo.

Mario Benedetti

[Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia]

Addio pessimismo

Sei maggiorenne ormai 

e devo congedarti

pessimismo

anni che ti preparo colazione 

che controllo la tua tosse di cattivo augurio

ti misuro la febbre

cerco di raccontarti con i particolari

il passato meno prossimo

convincerti che in fondo noi siamo gagliardi e leali

e che bisogna far buon viso a cattivo gioco

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