Gesù è nell’Ostia: non cessa di stupire la Sua presenza in forma così umile. Siamo sensibili ai posti importanti, al prestigio di poltrone visibili e invidiabili. Capiremo che Colui che è non ha bisogno di conferme?
Gesù è presente in ogni Ostia della terra: un Dio che è qui, non come gli idoli muti degli antichi, né come i segni della superstizione d’ogni tempo e paese. Pronto ad accoglierci nel Suo mondo d’amore, a salvarci dall’oblio.
Siamo il frutto della misericordia, il prodotto del perdono. Se siamo ancora vivi, se continuiamo a sperare, se non ci arrendiamo di fronte all’evidente insufficienza delle nostre risorse, è perché Dio ci guarda dall’alto del Suo amore, e scende nel baratro della nostra debolezza.
Abbiamo tanto da imparare, perfino dagli insetti. Volano verso l’alto, e vedono il Creatore. Dobbiamo aprire gli occhi, come quei due discepoli che, a Emmaus, ospitarono il Risorto.
Immaginiamo che tutte le preferenze fossero per Cristo, che il picco degli ascolti coincidesse con Lui, che il Centro di ogni cuore lo accogliesse come Re: allora il Corpus Domini sarebbe una realtà.
Mettersi al riparo dell’Ostia, sapere che niente può proteggere di più, e trovare la pace: un buon programma per l’hanno già iniziato. O il solo modo perché inizi davvero.
Umano, troppo umano, diceva qualcuno, e in questo indovinava. Siamo portatori del soprannaturale: Dio, attraverso di noi, entra nella vita quotidiana. Che responsabilità ci ha regalato! Portare un po’ di cielo sulla terra, è il nostro sogno.
Donare a Dio la nostra casa, la stanza, i luoghi in cui viviamo, e il luogo dei luoghi, il nostro cuore: allora verrà facilmente, starà con noi, Lui che è l’Emmanuele.
Fatichiamo a staccarci da noi stessi, per innestarci in Cristo. Eppure è l’unico modo per entrare nella vita: Gesù ce l’ha spiegato in lungo e in largo, ricordando che morendo potremo risorgere, che solo perdendoci ritroveremo la nostra identità.
Tutto passa e quasi orma non lascia, scriveva il genio recanatese, toccando una corda decisiva. Solo Gesù resta per sempre, non inganna. Con Lui siamo sicuri che il tempo è un dettaglio secondario, sullo sfondo di un amore eterno, indistruttibile.
Ci sentiamo insufficienti, fragili, mancanti; a volte questo ci abbatte, ci deprime. Ma Gesù è al nostro fianco per colmare i vuoti, irrigare i deserti, sedare le tempeste. Lasciamoci soccorrere, non perdiamo l’occasione di salvarci.
L’intimità con Gesù è la cosa più importante e trascurata. Siamo spesso iperattivi, convinti che il fare costruisca il Regno sulla terra. Ma il Regno è Gesù: trascurandolo, edifichiamo su fondamenta instabili. Cerchiamolo, parliamogli, e costruiremo sulla roccia.
Dovremmo far brillare Gesù, attraverso la vita: perché ciò sia possibile, lascialo passare nelle sofferenze, nelle ferite antiche e nuove, perché ti curi con la potenza del Suo amore. Allora sarai raggio di una luce intramontabile.
Gesù si accontenta di tutto, anche delle briciole. Si comincia a donargli qualcosa comprendendo quanto sia felice per ogni gesto d’amore, anche il più insignificante.
Gesù vuole che chiediamo: gioisce nell’esaudirci e si rammarica per la mancanza di fiducia. Da oggi in poi, corrispondiamo volentieri a un desiderio che si sposa così bene con il nostro.
Maria è la bontà: come figlia, ha un amore sconfinato per il Padre, che l’ha scelta da sempre; come Madre, una dolcezza incomparabile, nel contatto con il Figlio di Dio. E noi siamo suoi figli: apprezzeremo il tesoro ricevuto in dono?
C’è una differenza tra parola umana e parola di Dio? Proviamo a dire quale. Cominciando, magari, dal significato di Logos: parola, logica, ragione, progetto…
Soffrire non è inutile né disperato. Qualunque dolore può essere vissuto in unione con Gesù. È questo che rende preziosa un’esperienza da cui spesso si fugge, mentre è la vera intimità con Dio.
Ci preoccupiamo per gli impegni, temiamo che si aprano falle, di non essere all’altezza. Dimentichiamo che, affidandoci, è Gesù che pensa a noi, che fa quadrare i conti, che scioglie tutti i nodi. Provare per credere, soddisfatti o rimborsati.
Si sbaglia, a giudicare. Ma un esercizio è proficuo: giudicare bene, scommettere sul buono presente in ogni essere, anche nel più abbrutito. Sperare contro ogni speranza è il giudizio più adeguato.
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