di Valter Binaghi
Pubblicato su “Il Domenicale” numero 30 – 28 luglio 2007

Giusto quarant’anni fa ero in quinta elementare. La scuola iniziava in ottobre, allora.
Il primo giorno convenevoli e prolusione del pedagogo incravattato e deamicisiano, il secondo e il terzo vedere i compiti delle vacanze, il 4, san Francesco, era già festa.
Il quinto giorno, puntuale come la morte, entrava in classe il direttore, accolto dal maestro con sussiego: era per distribuirci il solito regalo della Cassa Rurale.
Il porcellino. Il salvadanaio di terracotta, accompagnato dal fervorino con cui il direttore esaltava la virtù civica e privata del risparmio, e avviava alla banca locale nuovi clienti.
I genitori a casa approvavano, posavano l’oggetto in luogo visibile e invitavano il piccolo a mettere lì almeno un’avanzo della mancetta della domenica (non erano previste elargizioni infrasettimanali, per i piscialetto degli anni Sessanta). Avevano patito la fame in guerra, i nostri vecchi, adesso c’era lavoro e paga, si poteva comprare a rate, ma non si fidavano troppo: contadini nell’anima, temevano la grandine dopo il bel tempo.
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