Magrelli sulla poesia

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Da “Avvenire” giovedì 2 agosto 2007.
OBIETTIVO POESIA/4,
«Si aggrava il dissidio tra mass media e cultura»: il j’accuse di Valerio Magrelli. «Svalutando la trasmissione del sapere, la nostra società si condanna a divorare il proprio cervello»

I nuovi sapienti? Sono proprio i poeti

«Il panorama che c’è in Italia, nel campo di chi scrive versi, è differenziato e vivo. Ma si traduce poco. I miei favoriti? A parte i grandi Bonnefoy e Walcott, Charles Simic e Sharon Olds».

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Costantino Kavafis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese –
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente :
le più vicine dànno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente. Continua a leggere→

Mentre i gatti non ci sono.

Sull’amore vero

Anelli di menzogne
come
diademi su mani scarnificate

Risate e sorrisi insani
di ruvidi corpi
avvinghiati

Cuori sanguinari
legati
da corde di bugie
e di dolore

Risate e sorrisi stanchi
di corse lungo il limite del cuore

Perle blu e lucenti
fra dita
che ingannano
come richiami d’amore

Amore
friabile amore
pasta secca
nelle mani di un bimbo
goloso e affamato.

Ho ritrovato questa specie di poesia mentre cercavo altre cose: l’ho scritta parecchi anni fa, l’avevo dedicata alla mia donna dell’epoca. Ne ero follemente innamorato.
Mi domando cosa avrei potuto scriverle se non lo fossi stato.
Non l’avrei mai postata, lo faccio per un motivo: questo blog è vuoto come una città del Nord in Agosto, e proprio in questi momenti si possono fare cose che durante l’anno non ti sogni nemmeno. Una sorta di trasgressione.
Vabbè, scusate le banalità, passate un buon Agosto e un abbraccio a tutti.

“Extra Omnes”, di Gaja Cenciarelli

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Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi.

di Gaja Cenciarelli

recensione di Elena F. Ricciardi

Ci sono molti modi per leggere un libro. Lo si può scorrere velocemente e pensare che quel tappeto di parole che si srotola più o meno linearmente sia tutto ciò che il testo ci può offrire in questo caso nel libro della Cenciarelli si trovano un’infinità di date che pur spesso intersecandosi in continui flash-back ci raccontano una storia che inizia con un rapimento, o meglio con la scomparsa di una quindicenne romana il 22 giugno 1983, dell’inutile ricerca affannosa , degli assurdi impedimenti politici, dei presunti o veri intrighi intenazionali nel meccanismo dei quali la povera ragazza sarebbe incappata diventando il capro espiatorio di lotte di potere
troppo più grandi e opprimenti del suo essere solo una ragazzina anonima per la grande Roma sonnecchiante e indifferente di
quell’estate.
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L’esodo – di Andrea TOSTI

L’esodo – Un racconto di Andrea TOSTI

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Marco passò tutto il tempo della traversata in silenzio. Aveva fatto, nei giorni precedenti la partenza, le solite domande che ogni bambino curioso avrebbe posto: dove si trova il pianeta? (qui sulla carta, dove punto il dito) è abitato? (no, se fosse abitato non potremmo andarci) posso davvero dare il nome che voglio a tutte le cose che incontro? (si, a meno che qualcuno non lo abbia già fatto prima di te. Segna subito il nome se non vuoi che ti venga rubato). Continua a leggere→

Dubbi

uelsmann_symbolic_mutation.jpgdi Arturo Fabra

«È nato, pesa trechiliduecentosettantagrammi… sì… sta bene… fate con calma…ciao». Francesco chiude il cellulare. Ha ancora addosso il camice verde di carta usa e getta.
Per il primo figlio non era entrato in sala parto, ma stavolta Anna non gliel’avrebbe perdonata. Sono le tre del mattino e si sente distrutto, ma non può darlo a vedere, l’eroe della nottata è sua moglie, lui è solo un comprimario di sfondo.
Rientra in sala parto e immediatamente gli ronzano le orecchie. Il medico si è messo a ricucire Anna – santiddio, la ricuce nel vero senso della parola – servendosi di qualcosa di simile a un paio di forbici che stringono un ago curvo con tanto di filo che sale e scende nelle carni… sale e scende… come il vomito che sta per arrivare..
«Perché non viene con me al nido?» chiede una delle due ostetriche, per evitare che il neo papà si esibisca in uno svenimento davanti a tutti. Francesco coglie l’occasione e la segue, lei spinge davanti a sé l’incubatrice portatile con dentro Paolo, lui scambia un cenno di saluto con Anna ed esce. Continua a leggere→

Mario Luzi

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a cura di Elena F. Ricciardi

FIRENZE – La sua ultima poesia, battuta al computer da Caterina Trombetti,
sua assistente e amica, domenica sera, poche ore prima della morte. Gli
ultimi versi di Mario Luzi, grande poeta del Novecento. Eccoli.

Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco, si approssimava,
ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
di una tappa pellegrina
su alla celestiale cima.

Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto…
immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio al suo tormento.
Sì, l’immensità, la luce
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata…
Questo temeva, questo desiderava

(1 marzo 2005)

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Luzi e De André (a cura di Elena F. Ricciardi)

luzi.jpgIntroduzione a Accordi eretici di Fabrizio De André

di Mario Luzi

Caro De André,
sono invecchiato nella quasi totale ignoranza del suo talento e me ne scuso” – così vorrei dire al musicista che invece tutti conoscono e seguono da anni di concerto in concerto, di album in album, Fabrizio De André. Sono dovuto andare alla ricerca di cassette e registrazioni per ricostruire una storia, la sua, che non avevo partecipato e di cui non avevo che vaghissima conoscenza. Continua a leggere→

Notizie da Vibrisselibri

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Il 16 novembre del 2006 prendeva vita un’originale esperienza
editoriale: vibrisselibri.

vibrisselibri voleva essere una casa editrice in rete
(www.vibrisselibri.net) e un’agenzia letteraria. In sostanza, ci
proponevamo di pubblicare in rete buoni libri che non avessero trovato
cittadinanza nella “repubblica delle lettere di carta” e,
successivamente, di darci da fare per promuovere la loro pubblicazione
presso editori tradizionali. Un classico doppio gioco, insomma.

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Lucini a don Ciotti

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di Gianmario Lucini

Caro Fabrizio,
questa l’ho scritta per Luigi, ma penso che vada bene anche per te.
Don Luigi è un uomo eccezionale, umilissimo, umanissimo – e per questo “uomo di Dio”. Ha una memoria di ferro. Ci siamo visti in febbraio a Gioiosa e abbiamo preso un caffé insieme, con altra gente: 5 minuti, non di più. Poi l’ho rivisto a Cles, due settimane or sono. Arrivo mentre sta terminando il pranzo, con altri di Libera, Pax Christi, sindaci, politici, carabinieri, pacifisti, cooperative, associazioni.

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(in fila sul greto)

Nella cura di badanti ucraine il miele
di alveari nella fiumara chiusa –
la contrada seppe di copule, generazioni infami
di serpenti e di umani dal viso di cucùlo:
nel secco e nel rigagnolo geme
la fiera osservazione del ritorno.
L’asino austero riporta alla sorgente.

Gianmario Lucini, Dieci testi

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G, Mahler, Sinfonia n.1, Il Titano

Sto saldamente dove m’ergo eppure spargo

dita e braccia al cielo – e sono cielo

e vento e nube -. Il mare

nella bisaccia, una conchiglia per cappello

mi godo questa stretta vita,

camicia lisa che non mi veste e benedico

l’attimo presente che mi vede

gigante d’un passo varcare l’orizzonte,

sparire, lasciarmi il nulla alle spalle

– e una scia di colore.

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Cartolina #2

MESSINA

Lungo il porto, con – sul viso –
l’aria inerte ed un ossesso pensiero:
“e se, nessun preavviso,
giungesse il Traghetto, quello vero?”

OLTRE CARIDDI

Oltre Cariddi c’era, gonfia minna,
c’era un tempo l’Europa, vanamente.
Al di qua, ventre da cui s’esilia
ogni voce ogni luce, la neutra Messina.
Era, qui, inizio e fine di Sicilia.

NELLO STRETTO

Da sempre sfinito
dal viaggio
quasi infinito
ripiglio coraggio
recito m’offro
in pasto al mito
mi tuffo (con gli occhi
lo sfido)
nell’azzurro astuto
infido
dello Stretto
muto
mi guardo non soffro –
nulla che mi tocchi.

P.S. – questi versi risalgono all’inizio degli anni Ottanta: sono apparsi nella plaquette Esercizi vitali e nella raccolta Pause.

Il signor Muratti

inutile di Viviana Capurso

[Questo racconto è stato pubblicato sul numero 3 di «inutile. opuscolo letterario», liberamente scaricabile dal web. La rivista si prende una vacanza d’agosto, ma i suoi redattori stakanovisti continueranno indefessamente ad aggiornare il blog]

Così, ogni volta che mi veniva voglia di accettare una sigaretta
da chi me la offriva, mi fermavo.
E ripensavo a lui.
Frivolezza, non lo nascondo, ma la prima volta che l’avevo visto ero rimasta molto colpita dal suo aspetto fisico.
Proprio un bell’uomo, alto, molto magro, con il naso sottile e i capelli grigi. Portava occhiali di Cartier dalla montatura in oro ed era sempre in giacca e cravatta. Continua a leggere→