Dovunque (o ovunque) è un avverbio relativo di luogo e in quanto tale non è corretto adoperarlo assoluto (da solo), anche se c’è l’ “imprimatur” di qualche vocabolario. Deve essere seguito da un verbo (verrò ‘ovunque’ tu vada) e non deve essere adoperato nell’accezione di “dappertutto”. È scorretto dire, perciò, c’era polvere ‘dovunque’. Ecco ciò che dice in proposito il linguista Aldo Gabrielli:
Avverbio di luogo, vale propriamente “in qualunque luogo dove…”; ed è relativo, regge sempre un verbo; sarà quindi bene usato in frasi come: “Dovunque c’è un fiume c’è nebbia”; “Lo troverò dovunque io vada” e simili. Molti invece lo usano malamente nel significato compiuto di “dappertutto, in ogni luogo”; per esempio: “Lo troverò dovunque”; “Dovunque era solitudine”; diremo: “Lo trovo in ogni luogo”; “Dappertutto era solitudine”. Sono sottigliezze, ma costa poca fatica rispettarle. E lo stesso dicasi per ‘ovunque’, che ha il medesimo significato.
Poesie blues: Africa & Usa

Nella lirica di David Diop c’è l’anima proteiforme del continente africano.
AFRICA
di David Diop
(1927-1960)
Africa, Africa mia
Africa fiera di guerrieri nelle ancestrali savane
Africa che la mia ava canta
In riva al fiume lontano
Mai t’ho veduta
Ma del sangue tuo colmo ho lo sguardo
Il tuo bel sangue nero sui campi versato Continua a leggere
Breve storia di Israele ad usum ignorantis – di Andrea B.Nardi
(pubblicato da Radio Radicale)
http://fainotizia.radioradicale.it
Premetto che non sono né Israeliano né Ebreo (e mi spiace quasi). Scrivo questi appunti non esaustivi per fornire un po’ di chiarezza a coloro che sparlano di argomenti vitali senza nemmeno prendersi la briga di informarsi. Ho sentito negli anni affermare che Israele sarebbe uno Stato grande come l’Italia, e che gli Ebrei hanno cacciato via dalla Palestina popolazioni indigene per stabilirvisi negli anni ’40.
Dunque, partiamo dall’inizio. Continua a leggere
Poesie – LI PO
Davanti alle coppe piene
Lo zeffiro in corsa verso levante ci visita;
Sfiora nei calici il vino che appena s’increspa.
I fiori aperti cadono dai rami; Continua a leggere
Interzona #0: la tecnica dello scrittore in tredici tesi di Walter Benjamin

I. Chi intende procedere alla stesura di un’opera di vasto respiro si dia buon tempo e, al termine della fatica giornaliera, si conceda tutto ciò che non ne pregiudica la continuazione.
II. Parla di quanto hai già scritto, se vuoi, ma non farne lettura finché il lavoro è in corso. Ogni soddisfazione che in tal modo ti procurerai rallenterà il tuo ritmo. Seguendo questa regola, il desiderio crescente di comunicare diverrà alla fine uno stimolo al compimento.
Liliana ZINETTI – Poesie inedite
Con tutta questa fine che viene per le strade
tu mi chiedi del cielo.
E non la trovo la parola di finestre ariose
per affacciarti al mistero delle stelle,
per deporre l’azzurro, lo stupore
di un fiore impossibile nella tua mano,
superbo dono. Continua a leggere
Far’ piovere la vita su di sé
Emmy Ball-Hennings ( 1885- 1948) non si risparmia.
Se la vita è quella, lei, che non è né meglio, né peggio di essa, se la fa andare bene: pronta ad affrontare ogni giorno così come viene. Trovare sè stessa per EBH significa l’assimilazione totale, significa rendersi penetrabile, senza giudicare la sorte.
Da giovane fa l’attrice nei Tingeltangel, cioè nei varieté e la venditrice ambulante. Quando le occorrono dei soldi, si prostituisce e ancora poco prima della sua morte è costretta a lavorare in una fabbrica di scope. Non si lamenta e cammina dritto.
Quattro poesie di Sergio La Chiusa
Due poesie da “I sepolti” (Lietocolle, 2005)
La caduta dei ciechi
chi l’avrebbe detto che quell’inciampo
quella caduta del primo della fila
sarebbe stata per tutti una rovina:
abbiamo sentito l’abisso a uno a uno squarciarsi
sotto i piedi la spalla amica cedere sotto la mano
e il cielo e la chiesa e la campagna fermi nel silenzio
prima e dopo il precipizio
non badano a quella frana di corpi disarticolati
come noi neppure immaginiamo l’orrore d’uova
sgusciate che ci hanno ficcato al posto degli occhi
– non dovevamo fidarci di quella guida
cieca come noi solo più sicura, presuntuosa – Continua a leggere
Dall’amore all’odio
“Noi siamo intimi amici di certe persone e crediamo, in effetti, che lo saremo per sempre e quando un giorno veniamo delusi proprio dalle persone che considerevamo superiori a tutte le altre, persone che ammiravamo, che in fondo addirittura amavamo, allora le detestiamo, queste persone, e le odiamo, e non vogliamo avere più niente a che fare con loro, dato che non le vogliamo perseguitare per tutta la vita con il nostro odio, come in origine facevamo con la nostra simpatia e con il nostro amore, semplicemente le cancelliamo dalla nostra memoria.”
(Thomas Bernhard – A colpi d’ascia)
Su “Il collezionista di tempo” di Marino Magliani
A prima vista «Il collezionista di tempo» di Marino Magliani pare un romanzo-congiunzione. Che lega e collega luoghi – da una parte i carrugi e mulattiere bruciate dal sole dell’entroterra ligure, dall’altra dune e boschi olandesi e tempi – da una parte l’infanzia di Gregorio, che s’interrompe il giorno in cui parte per studiare dai preti, in collegio, dall’altra Gregorio adulto: prima militare, poi aspirante spacciatore di droga in Spagna, infine in Olanda, scrittore da due soldi ma, come tutti gli scrittori, dai grandi sogni nel cassetto -. Continua a leggere
Crossings di Seamus HEANEY
Everything flows. Even a solid man,
A pillar to himself and to his trade,
All yellow boots and stick and soft felt hat,
NEO PAGANESIMO, NUOVA BARBARIE di Romano Guardini
(Da: La fine dell’epoca moderna – Morcelliana)

Un nuovo paganesimo si sviluppa, ma di natura diversa da quello antico (…)
L’attuale non- cristiano ritiene spesso di poter cancellare il cristianesimo e cercare una nuova via religiosa riallacciandosi direttamente agli antichi. Ma qui sbaglia. Non si può risalire a ritroso nella storia. Come forma di esistenza l’antichità è definitivamente tramontata. Quando l’uomo di oggi diviene pagano, lo è in forma totalmente diversa dall’uomo prima di Cristo.
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Il tempo dei mele – di Michele Riccardi
E’ dura la vita del deputato. Sono a Roma, in una Roma deserta e assolata e piena zeppa di pellegrini polacchi. C’è da votare la liberalizzazione dell’energia elettrica, e non posso allontanarmi dal mio seggio.La mia famiglia è nelle Marche, sul Conero. Mia moglie Luisella e i miei figli Alcide e Ciriaco. Ad accompagnarli c’è mia suocera Clelia. Ho affittato un bungalow al Campeggio Adriatico e l’ombrellone ai Bagni Rossana per tutto il mese di agosto. Li sento la sera, quando i bambini vanno a letto. Mia moglie li mette a letto, poi va alla cabina del telefono che sta dietro i gabinetti del campeggio e mi chiama. Continua a leggere
Giorgio Seferis
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A cura di Elena F. Ricciardi
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Rima
Labbra, sciolte di quella mia passione moritura
mani, catene della mia gioventù menomante
colorito d’un viso perso nella natura
uccelli… cacce… piante
Corpo grappolo nero al sole che dardeggia
corpo,dove fai vela , ricca nave?
E’ l’ora che la sera nel sòffoco boccheggia
e frugare la tenebra m’è grave…
(Ogni giorno la vita più scarseggia). Continua a leggere
POETAS – Racconto a puntate di un viaggio poetico – V
di Alessandro Seri
C’è una pausa da sfruttare per far cadere sul pavimento un po’ di poesia ma non faccio in tempo ad alzarmi che Irene Ramahlo Santos arriva diretta verso di me dicendomi che quest’anno a Poetas la poesia italiana è stata molto amata. Continua a leggere
Odisseas Elitis
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A cura di Elena F. Ricciardi
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V
Se ne andarono gli occhi ma precedevano le nostre anime
Al loro incontro nei cieli
Brillò attimo puro
Ansioso tremolìo
Specchio fedele delle nostre viscere
Più in alto
Nella solitaria unità delle sue stelle
Regna la Quiete
Perchè la liberammo dal nostro corpo
Perchè la svuotammo delle nostre speranze
Perchè le portammo in voto la nostra Idea
Rigenera sentimenti
(da Orione) Continua a leggere
Elias Canetti, da “La provincia dell’uomo”: Quaderni di appunti 1942-1972, traduzione di Furio Jesi. Adelphi, 1978
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A ogni generazione, una sola persona che muore, come monito.
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La vittima che nella morte si trasforma nel suo assassino e grida aiuto con la voce di lui. (Ramayana)
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Il rancore segreto di tutto ciò che avremmo potuto conoscere e non abbiamo mai conosciuto.
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Zoppica così bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 28
Erre si mette comodo sul divano ed apre il prezioso volumetto che un amico poeta gli ha spedito.
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PARODIA INFERNALE DELLA LUCE di Valter Binaghi

Il 6 agosto di 62 anni fa lo stato maggiore dell’esercito americano ordinava il lancio di una prima bomba atomica sulla città di Hiroshima, in un Giappone ormai rimasto solo a combattere e prossimo alla resa.
Il fuoco, e l’accecamento, parodia infernale della Luce.
Grappoli d’occhi di bambini, mutati in candelabri.
Una potenza di devastazione mai vista, ma ora visibile al mondo intero, monumento d’immagine. Un monito più che una vendetta.
Nessuno oserà definire questo un crimine contro l’umanità e il governo americano di allora un regime criminale. I giapponesi non sono diventati vittime di professione, salvo trasformarsi in agnelli mannari coi vicini.
Gli americani continuano pazientemente ad esportare democrazia.
Una falsificazione della Storia che s’impone al secolo.
RESTA – Poesie inedite di Luigi PINGITORE

RESTA – di Luigi Pingitore
Ho inventato un sonno
Bevuto ne ho tutto il verde
Sotto la signoria dell’estate
(R. Char) Continua a leggere

