Angelini su “Nenio”

nenio-de-medio.jpgEugenio De Medio, Nenio.
di Lucio Angelini

Vibrisselibri è una casa editrice “anfibia” sorta nel giugno 2006: cerca il nuovo e l’insolito attraverso una rigorosa (e gratuita!) opera di scouting, ne pubblica on line i frutti migliori, rendendoli leggibili e scaricabili (sempre gratuitamente) secondo la formula del copy-left) e proponendoli poi agli editori tradizionali per un’eventuale versione cartacea. Il sito è www.vibrisselibri.net.
Vibrisselibri è figlia di una febbre di mezza estate di Giulio Mozzi, che intendeva soprattutto lottare editorialmente contro la cosiddetta “logica del profitto”, dando visibilità a testi letterari ritenuti interessanti indipendentemente dalla “speranza di lucro” loro attribuita. Volontariato culturale bello e buono, da parte di tutti gli aderenti all’iniziativa: una sessantina di persone circa.

continua qui:
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/08/002342.html#002342

Bi-post / Woody Allen – Jules Laforgue

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“O piccola città, sei stata il mio solo amore, ma io ho già detto troppo. Da quando lei (Lei) è deceduta, io non vi ho più fatto ritorno, nè voglio averci più a che fare; non per sentimentalismo (quantunque il sentimentalismo non sia ciò che la gente vanesia crede) ma per un nonsocché che non ha un nome in nessuna lingua, allo stesso modo della voce del sangue”.

(W.Allen – Manhattan / J.Laforgue – Il miracolo delle rose)

Cartolina #1

Taormina, cartolina gentile,
generosa bomboniera in aprile,
al primo caldo sanno le turiste
nordiche esilità del cuore
agli occhi di galli immaginari.
A noi, che nell’imprevista domenica
vaghiamo per il vuoto litorale,
l’ascesa alla tua luce,
all’aria tua molle e disposta,
l’anima attarda in una pace
inattesa, da secoli composta.
Ma non ci arrestiamo:
c’inerpichiamo, ingordi
d’una felicità da cuore in gola,
in su, verso Castelmola.

p.s. questi versi risalgono al 1980 e sono apparsi nella raccolta “Pause” (1992)

Gardo Mongardo: un Ulisse dei nostri tempi

Mennidi Antonio Celano

Qualcuno ha scritto che questo libro è antilirico. Non è vero: non solo è lirico, ma pure epico; anche se è l’epica di un Ulisse, la poetica a volte un po’ cupa di un uomo solo.
Gardo Mongardo è un Odisseo lanciato ormai oltre le Colonne d’Ercole, che cambia pelle al cambiar dei contesti (ricco tra i ricchi, povero tra i poveri, umano tra gli umani, mostro con i mostri; e poi ancora clochard a Parigi, ridotto alla nuda vita in Brasile, brillante sulla Croisette di Cannes, abile giocatore, spiantato peone e molto altro ancora): un accorto flâneur che rovista e abbandona i cul-de-sac della vita brusco e disilluso. Perché, in fondo, quest’uomo ha delle regole: stordirsi e lasciarsi andare – naufragare più volte, addirittura – ma perdersi mai, ché nel suo io restano fermi alcuni punti, pochi ma forti come acciaio. Dunque deriva solo apparente (perché è la corrente della vita che porta via il recalcitrante, non il suo volontario abbandono), e invece presenza e fedeltà a se stesso, a un io che sa resistere come il migliore degli amici nei momenti peggiori. Ulisse, del resto, non era così? E l’Odissea non è ancor oggi l’accattivante sceneggiatura di un viaggio tra isole abitate da maghe ammaliatrici che tutto trasformano in sesso e in porci, ma pure di finte Venezie e autobus transamazzonici e angoli di Cuba dove ci si può imbattere in un amore intenso e brevissimo? Non è il romanzato multiverso popolato da sparuti ciclopi, da divinità umanizzate (amici o nemici, certo), da mille altri naufraghi che per la strada s’acquistano e si perdono? E questi attracchi, al tempo della globalizzazione cos’altro sono se non il mondo di un’impossibile medietà, montagne russe che possono ribaltarsi soltanto nel senso verticale delle condizioni materiali di vita, cielo e fango?
E dire che un sussulto, all’inizio, l’ho avuto, quasi un moto di indignazione: ché mi era parso – ecco, ci risiamo, mi sono detto – il solito libro del cinicone che sembra abbia tanto vissuto e invece non ha visto una mazza, e che gioca pure a far lo sbandato. Continua a leggere→

14 uomini (La madre al figlio & La giostra)

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Oggi 15 agosto : ritrovamento al largo di Lampedusa, in acque maltesi. Sarebbero 14 i corpi individuati da un aereo Atlantic della Marina Militare. Sei i corpi già recuperati.

PALERMO – Una motovedetta della Guardia di Finanza ha recuperato sei cadaveri in mare a 50 miglia a sud di Lampedusa. Fanno parte del gruppo di 14 corpi di clandestini individuati da un aereo Atlantic della Marina militare in una zona di ricerca e soccorso (Sar) di competenza maltese. Nello specchio d’acqua dell’avvistamento si sono diretti anche la corvetta Chimera della Marina militare e un pattugliatore della Guardia Costiera. Al momento dell’avvistamento, i clandestini indossavano i giubbotti salvagente. Solo in un secondo momento l’equipaggio sull’aereo Atlantic ha capito che si trattava di cadaveri. A raccogliere l’allarme sono state la Guardia Costiera e la Finanza, che hanno dirottato nella zona una motovedetta e un guardacoste.

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“Una nuova cultura” Franco FORTINI

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Quando si pronuncia la parola cultura, viene fatto di pensare ai libri e allo studio; perché per i più, infatti, cultura equivale a sistema più o meno organizzato di conoscenze intellettuali. Per altri, e per noi, cultura è invece il modo nel quale gli uomini producono quanto è necessario alla loro esistenza, la particolare maniera, mutevole per il mutare dei mezzi di produzione, con la quale essi entrano in rapporto con gli altri uomini e con le cose. Continua a leggere→

Max Tivoli

Un’ altra rilettura:

“25 aprile 1930

Siamo tutti il grande amore di qualcuno.
Voglio scriverlo, in caso io venga scoperto e non riesca a terminare queste pagine, in caso le mie confessioni vi turbino al punto da gettarle nel fuoco prima che io arrivi a raccontarvi d’amore e di assassinio. E come biasimarvi? Tante cose possono impedire di ascoltare il mio racconto. C’è da spiegare un cadavere. Una donna amata tre volte. Un amico tradito. E un bambino cercato a lungo. Così comincerò dalla fine, dicendovi che siamo tutti il grande amore di qualcuno.”

Le Confessioni di Max Tivoli è un romanzo di Andrew Sean Greer, tradotto da Elena Dal Pra e pubblicato in Italia da Adelphi nel 2004.

Posto rimandandovi ai commenti di un precedente post qui inserito…

A mio vedere ho inserito un commento che vale più di un post, quindi vi invito a ritornare indietro… movimento, del resto, non sempre sconsigliabile… soprattutto in questi tempi… un commento che val pure una Messa… (o era Parigi?):

https://www.lapoesiaelospirito.it/2007/08/08/neo-paganesimo-o-nuova-barbarie-di-romano-guardini/#comment-23747

Giovanni Giudici, da “Il male dei creditori”, Mondadori, 1977

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OMAGGIO A BAUDELAIRE

All’ultimo momento come sempre sopraggiunta
Nel taxi già strapieno di notte e su di me
Stipata dentro fra ilare e compunta

Ma poi bastò che di colpo lo sgangherato veicolo
Si tramutasse tutto nuovo e più grande
Con ben tre file di sedili e un nasuto ridicolo

A nome mi sembra Frigerio capo non so di chi
E subito tu da lui baciandolo sulle guance
Tutta effusiva e me lasciandomi lì

Che tuttavia non mi potevo a questo punto più tirare
Via dalla festa in quel lontano pianoterra
Dove poi ci sbarcarono mettendosi a parlare

Del giovinotto che s’era buttato
Giù dal terrazzo dello stesso palazzo
E io forse il solo che non ero invitato

Tanto che tu travestendoti a tua volta
Da neurotico mondano in odore di suicidio
Protervamente mi additavi rivolta Continua a leggere→

Il primo libro di LI PO di Vittorio SALTINI

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Il sapiente taoista vuol tornare alla natura per dar l’esempio d’una vita senza compromessi. E come esempio, va benissimo. Ma se tutti, e non solo pochi eremiti e saggi, tornassero alla “natura”, al posto del potere confuciano starebbe non l’armonia del Tao, né una società felice senza governo, ma la sopraffazione dei forti sui deboli, e sui saggi. Lo stato di natura è prepotenza. Continua a leggere→

Linea d’ombra

Tra i miei libri ci sono brani che rileggo spesso e che mi piacerebbe condividere in questo blog nello spirito della frase “potrà questa bellezza rovesciare il mondo?”. Iniziamo da qui:

“Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. E’ privilegio della prima gioventù vivere d’anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione. Continua a leggere→

da “Un gerundio di venia” – di Marina Pizzi

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24.
tingere i capelli bianchi è una violenza
sul carico del tempo, sulla paura, sul limbo del soqquadro.
qua l’alunno invece s’innamora
proprio d’inganno e la questione è trita
da per sempre. quale matita correrà l’artista
per distanziarsi un poco? quale bugigattolo
infernale all’altare della paura? perché
questa finestra aperta sembra serrata
sposa di rapina? fin qui non vissi e la tovaglia
vara nel banchetto di ieri a credito. e già
conviene procurarsi cuccia e spalto
di filosofo: la gregaria morte.

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Il ghiaccio

Sculture di ghiaccio, tratto da bergbahnen.zermatt.chIn prossimità dei poli sono flotta imperiale, perfida trappola tesa ad ogni vascello che ai limiti del mondo s’avventura. Di continenti vasti e impenetrabili io sono il Re, monarca assoluto e invitto, continente io stesso, io medesimo mondo, io universo, io tutto. Altrove sono un piccolo servo cubico e fedele, pronto a tuffarmi nei calici degli accaldati, felice di offrire la mia vita per loro, qual navicella trasparente su minimi flutti colorati e alcolici, naufrago nelle gole dei gaudenti estivi.

I bicchieri viaggiano a decine, dai banconi alle labbra di centurie assetate. Miriadi di piedi calzati alla leggera invadono la piazza ancora bollente, scacciando il sole dietro la torre dell’orologio. Camerieri di cento nazioni servono in silenzio gli assisi, mentre la folla degli appiedati diffonde nell’aria trilli di gioie e di bracciali dorati.
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