Il Celan di Tonino Pintacuda

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Poesia e verità in Paul Celan
di Tonino Pintacuda

La prima volta che ho letto le poesie di “Atemkristall” di Paul Celan, io la poesia l’ho vista. Proprio davanti agli occhi mi si è presentata una scena completa e compiuta d’impareggiabile bellezza. L’ho ottenuta mischiando quello che mi porto dietro nella mia comprensione del mondo, la mia valigia di necessari pregiudizi, per dirla con Gadamer. C’era dentro Charlie Chaplin nella FEBBRE DELL’ORO che per rimediare una tazza di caffè simula un congelamento, ci ho messo pure qualche scena dalla COMPAGNIA DELL’ANELLO e ho chiuso il tutto dentro una di quelle bocce che vendono nei negozi di souvenir, quelle con la neve dentro che basta girare per veder nevicare sul Colosseo o sulla Torre Eiffel.

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Diverse re-interpretazioni

Mimmo Cuticchio
Mimmo Cuticchio è un puparo. Nel suo teatro in via Bara all’Olivella, a Palermo, mette in scena il repertorio tradizionale del teatro dei pupi: Orlando, Rinaldo, Gano di Magonza…
Ma quando è lui a salire sulla scena Mimmo è un Mangiafuoco buono: con la sua barbona grigia ammalia con la dolcezza ironica del dialetto palermitano cuntando e interagendo con i suoi pupi, fuoriusciti dall’anima delle storie, docili emanazioni della sua voce.
Ne “La riscoperta di Troia” Cuticchio torna su un tema che gli è caro, quello dei poemi omerici. Continua a leggere→

Passeggiata neozelandese

spiaggia1.jpgdi Gaja Cenciarelli
[questo racconto è stato pubblicato su Sinestetica il 9 marzo 2007]

Scendere non sembra difficile. Ci sono dune a perdita d’occhio che digradano fino alla spiaggia con qualche ciuffo di vegetazione qua e là. C’è l’Oceano Atlantico davanti alla riva (la sola idea scardina porte blindate che fino a qualche minuto fa ho pensato inespugnabili, piantate nel terreno della mia anima). La spiaggia mi sembra infinita, un concetto inesprimibile. Macchie marroni distese sulla sabbia (mi accorgerò solo dopo che si tratta di leoni marini).
Sono arrivata in Nuova Zelanda due giorni fa. Quando, sull’aereo, la hostess ha avvisato che stavamo per atterrare all’aeroporto di Christchurch, io avevo le cuffie alle orecchie: ascoltavo The Ghost of Tom Joad. Cantavo sommessamente e, sentendo quelle parole diffuse dalla cabina di pilotaggio, i miei occhi sono diventati liquidi.
In a cardboard box neath the underpass
Got a one-way ticket to the promised land

Al momento di scendere dall’aereo mi sono guardata intorno come se stessi lasciando una casa che mi aveva resa felice.
Grazie per aver volato con Emirates. Continua a leggere→

Le fiabe di Lucio Angelini

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Leggere, che libridine!

Ovvero Quel bruttocattivo di papà Cacciari, Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia, 1999.

di Elena F. Ricciardi

Ci sono mondi secondo Angelini in cui tutto gira al contrario. Il sole nasce … a ovest direte voi! Embè no ! Troppo facile! Il sole, per Angelini, nasce a Sud e poi rimane fermo mezza giornata se gli va; se invece ne ha voglia, girella fra stella e stella fino a sera e gira in spirali rettangolari, in cerchi ortogonali all’ipotenusa della luna, che spesso strabuzza gli occhi e sbuffa, perchè è un po’ pigra e preferirebbe non dover ruotare e circumnavigare come un carillon impazzito intorno a quel sole strambotto e irrequieto, per rette parallele che regolarmene a un certo punto s’incontrano provocandgli un deragliamento.

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Eugenio Montale (1896-1981)

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La Storia

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
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Remo Bassini, Il quaderno delle voci rubate.

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Remo Bassini, Il quaderno delle voci rubate, Vercelli, La Sesia, 2002.
Recensione di Elena F. Ricciardi

Un bar sotto i portici, nel cuore del paese fra Chiesa e Municipio, al crocevia di incontri e scontri delle piccoli grandi vite che fanno la storia di ciascuno di noi, di quelle storie che spesso, troppo spesso, in un piccolo paese, ma forse anche nei grandi condomini di città, diventano pettegolezzo; voci che girano incontrollate e che possono ferire fino ad uccidere. A Luca Baldelli però non interessa il pettegolezzo che pure il suo amico, il toscanaccio Lorenzini, di tanto in tanto ama gettare come le monetine tinnanti sul tappeto davanti al suonatore di fisarmonica nel freddo inverno, quasi un regalo “confidenziale” agli avventori e che pure ferisce la sensibile anima del taverniere dei nostri giorni. Continua a leggere→

Bi-post / Sautet – Blixen

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“L’autentico e leale seduttore, quando ha ottenuto il sorriso, l’occhiata in tralice, il valzer o le lacrime, saluterà deferente la dama, col cuore colmo di gratitudine, e avrà una paura soltanto: quella di poterla rincontrare”.

(Claude Sautet – Un cuore in inverno / Karen Blixen – Ehrengard)

Da: Liste, di Ruggero Solmi

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LISTA 9876

quiche, esergo, astensione, in extension, mi rivolgo al sentiero,
configgo, immergo, scuoto, salpo, scalpo, smunto, separo,
sono, in un ventre di vacca, basso, resupiscente, negativo, addomesticabile, come campana a morto, d’absolut vodka versato, nero, come scorrimento, di bande, accampabili qui, viaggio a londra, ricordo a inviti, papavero e memoria, my beautiful laundrette, appeal, look, jayaprakasn narayan, cromwell, wordsworth, fish & chips, goodbyte megabyte, lo ascoltassi, sylvester, utopia per topi, crimea alta, letteratura per bastimenti, marinai tedeschi, rum da m.lle claude, j’ai vu des arbres, que ne, retrouvarait, aucune botaniste, carne da macello, ultimo ribot, rimet, rimmel, rodari, rivera, river plate, sciagurato e disperato com’ero, whisky a taniche, lenti a flutti, sbraghi a falde, spenti a maglie, calci a culi, cavalcioni, cavalloni, redatti, che, fare, disse, io non io, vega torama, e luis vinicio, ghaled al bazim, indossa un tori,
su truppe di fiori, roridi ammenicoli, drag queens uccise, da pistole ad acqua, fori, la porta, a lame, casta, Continua a leggere→

Una donna coi baffi

Sedeva tutta composta, nell’ufficio postale. Piccola, candida, ben curata. Sarà stata alta un metro e mezzo, centocinquanta centimetri di dignità malgrado gli anni. A occhio e croce doveva aver passato gli ottanta, o forse no. Non era facile stabilirlo. Il candore dei capelli poteva ingannare, come anche le rughe, che quando ci sono hanno sempre qualcosa da dire. Chi lo sa, questi anziani, quanto sono anziani. A volte sembrano al massimo cinquantenni, e invece hanno venti primavere di più. Altre volte dimostrano almeno ottanta anni, ma poi si scopre che sono appena andati in pensione. Ci giocano, con il tempo, che può essere con loro gentile o impietoso. Anche di questa, pur indiscutibilmente anziana, signora non si riusciva indovinare con certezza l’età. Continua a leggere→

Sul senso dello scrivere

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Pensando alla scrittura, si materializza davanti a me l’immagine di un uomo piegato su un tavolo. Solo lui, nella stanza. Un’immagine semplice ma che sa riassumerci molte cose. La distanza dal mondo, il raccoglimento, la dedizione, e, forse, anche il sogno, l’urgenza, la fede in ciò che sta facendo, la capacità di fare a meno del calore del mondo: almeno per il tempo che si trova lì. Continua a leggere→

Jean Paulhan, poesia e mistero.

paulhan-jean.jpgArticolo pubblicato su “Il Manifesto” del 17 agosto 2007, p.12.

Voglio immaginare un angelo, un persiano, un uomo caduto sulla terra da un altro pianeta che scopra all’improvviso – come è tipico di personaggi del genere – tutta la poesia francese, ma anche quella tedesca e inglese, dal XII al XX secolo, da Théroulde, o più semplicemente da Chenedoullé, fino a Paul Éluard. Ecco, all’incirca, ciò che potrebbe osservare: la poesia appare oggi una faccenda molto più seriosa di quanto non lo sia stata un tempo.

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Otto poesie di Antonio Sparzani

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LV. La vecchia rima (19 gennaio 2003)

Sotto gli squadernamenti
di neve e di roccia
ho cercato un simbolo vero,
la metafora di un’emozione;
non ho trovato che una breve
traccia,
un fastello di luce,
una minuscola
particella d’amore:
la vita della superficie
mi sorprende a volte per la lieve
rilevanza,
e per la battente vicinanza
ai segreti del cuore. Continua a leggere→

Yeats, Gonne & Branduardi: una poesia d’amore

maudgonne.jpgDedicata a Maud Gonne, eroina della Resistenza irlandese,
di cui Yeats era follemente innamorato.
La versione originale è del 1893. La traduzione italiana è di Luisa Zappa Branduardi,
moglie di Angelo Branduardi. Ecco a cosa mi aveva fatto ripensare
il post di qualche giorno fa intitolato Cogli la prima mela di Emilia Zazza.
E, a tal proposito, segnalo questo sito: Branduardi canta Yeats.
Per un’estimatrice di Branduardi quale io sono e per l’amore che mi lega all’Irlanda, non può non essere un Luogo, sia pure virtuale, che mi suscita emozioni infinite. In altre parole, un Luogo dell’anima. Continua a leggere→

Elogia virorum illustrium

Paolo Giovio, Elogi degli uomini illustriTra i più bei libri italiani di sempre, anche se scritti in latino, figurano gli Elogia veris clarorum virorum imaginibus apposita, quae in Musaeo Ioviano Comi spectantur (Venezia 1546), che uniti agli Elogia virorum bellica virtute illustrium (Firenze 1551) formano il volumone Elogi degli uomini illustri, uscito alla fine del 2006 a cura di Franco Minonzio per i «Millenni» di Einaudi. È la prima traduzione integrale dei celebri Elogia o Ritratti di Paolo Giovio.

Paolo Giovio (1483-1552) era un tipo piuttosto eccentrico: medico, filosofo, vescovo, finissimo letterato e umanista, ma soprattutto grande amante e praticante del pettegolezzo più sfrenato. Nel 1538 iniziò la costruzione di una magnifica villa sul lago di Como, che nelle sue intenzioni doveva diventare Museo, ovvero luogo dedicato alle muse, aperto alla visita di amici e conoscenti. La villa comprendeva una galleria in cui erano esposti circa duecentocinquanta ritratti di celebrità antiche e moderne collezionati da Giovio nell’arco di tutta la vita. Gli Elogia furono inizialmente concepiti come cartigli destinati a illustrare questi ritratti.
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