È piena estate e gli insetti abbondano, sicché Erre non si preoccupa del vistoso eritema rosso fuoco che d’un tratto gli è fiorito su un braccio; però, da bravo ipocondriaco, non lo perde di vista.
Matia Bazar, di Ruggero Solmi
On the rocks around the kiosk
io vidi svanire una serata
era la neve, sulla cattedrale gotica
di riso pilaf, con rucola e gamberi
e l’aglieloglio a mezzanotte,
quando la ronda va, a piacere.
Era il momento dell’agguato
sereno, che tu ricorderai
con un sorriso in sogno. Continua a leggere
Poesia!
di Pasquale Giannino

Stoisa – “Narciso”, catrame e pittura a olio su pavimento in legno, installazione del 1984 presso la Galleria Tucci Russo
La poesia è come l’amore. Questo pensavo mentre ero “in fila al supermercato col carrello gonfio”. Prima di me c’era una coppia dall’aria insofferente: lui, un tipo “alternativo”, l’evidente calvizie “impreziosita” da un grottesco interminabile codino, i jeans pieni di squarci griffati…
Interzona #3: Vita di Vittorio Alfieri

di Francesco Sasso
Di pochi autori si conosce la vita attraverso un’opera quanto è “Vita” dell’Alfieri (1749-1803), che in essa forse si descrive più quale credeva di essere che quale era realmente, ma che tuttavia compose un’opera molto interessante, da cui traspare chiara la crisi dell’Illuminismo e il primo annuncio della nuova epoca del romanticismo.
Reclusioni #4 – di Marina Pizzi
La gita di rondò
la gita fu un rondò di sguardi.
i sedili del pullman erano o troppo vicini o troppo lontani.
i vicini non interessavano, i lontani invece sì:
lì sedevano gli amanti possibili,
le sillabe dell’accento, accentate dall’emozione
accentuate zone di tatuaggio.
la gita finì con un nulla di fatto:
il piazzale di accesso al ritorno
parve nemico, sventrato da un bombardamento:
i saluti tremolavano nei versi giusti
ma le stigmate già si andavano aggirando
nella gattabuia di un ricordo di rimpianto.
(Agosto 2007)
Incontri, di Pamela Canali
Aprii gli occhi, appena una spiraglio, per vedere chi mi stava coprendo il sole. La mia pelle già abbronzata si animava sotto i raggi brucianti, anche a quest’ora della mattina. Mi ero svegliata insolitamente presto e avevo disertato la spiaggia troppo silenziosa e ordinata. Continua a leggere
Il “linguaggio” della luna
Il vocabolario di una lingua si arricchisce non solo per i termini che riceve in prestito o in dono da altri idiomi – gli “americanismi”, per esempio – ma anche e soprattutto attraverso le voci che si formano spontaneamente (fenomeno che potremmo definire “autogenesi linguistica”), per derivazione spontanea, appunto.
Molto spesso da una sola radice (o tema) si forma un’intera famiglia di vocaboli che, come le famiglie umane, possono essere scarsi o numerosissimi. Ecco una famiglia molto prolifica, quella della luna. Da questo splendido satellite sono derivati – per “parto spontaneo” – gli aggettivi “lunato” e “lunante” che significano, entrambi, “falcato”, vale a dire curvo come la falce della luna; “illune” (dal latino “illunis”, formato con “in” privativo e luna), cioè “senza luna”: notte illune; “lunatico”, cioè capriccioso, volubile e i sostantivi “novilunio” e “plenilunio”; “lunario” e “lunazione”, cioè il mese lunare di ventinove giorni, oltre a “lunedí” (dal latino “lunae dies”, ‘giorno della Luna’) e a “lunetta”, termine adoperato in architettura per indicare lo spazio semicircolare tra l’uno e l’altro piede delle volte.
* * *
Se apriamo un qualunque dizionario alla voce “opportuno”, leggiamo: Aggettivo – che ben si presta per fare una determinata cosa; che è di grande utilità in una situazione particolare; che fa al caso; conveniente al tempo, al desiderio.
Ma qual è la sua origine? Come è “nato”, insomma? Semplice, il solito… latino “opportunu(m)”, composto con “ob” (verso) e “portus” (porto): “che spinge verso il porto”. Si diceva “opportuno”, infatti, il vento che, soffiando nella direzione di un porto, permetteva ai natanti di approdarvi e trovarvi, quindi, sicuro riparo. Il termine, per tanto, è squisitamente nautico e attraverso l’accezione di “provvidenzialmente orientato” è divenuto aggettivo assumendo il significato di “adatto”, “utile”, “efficace”, “propizio”, “favorevole” e simili: non è il momento opportuno (cioè “favorevole”) per prendere certe decisioni.
Al Caffè
Il Caffè della Poesia ha due tavolini sempre occupati.
Si trovano agli angoli opposti della sala.
Nell’angolo est è seduto un uomo che mordicchia il cannello di una pipa spenta, si fa portare caffè e te, davanti ha un grosso quaderno e nella mano destra una penna a sfera, sul tavolino sono sparsi fogli e foglietti di varia foggia e colore, numerati, con personaggi, scene, ipotesi di sviluppo della trama. Continua a leggere
Ghiannis Ritsos, Monocordi: 336 poesie inedite di un verso tradotte da Nicola Crocetti, All’insegna del pesce d’oro, 1980
92. Greco. Non nudista. Nudo.
105. Con le pietre del linciaggio ho eretto questo monumento.
98. Sempre la lanterna del minatore accanto alle mie carte.
191. In vecchiaia, continui il bimbo che eri.
195. Tutte le parole non ti bastano per dire il niente.
Tuttaviéno o nondivìa
C’è una parola, in particolare, che da qualche giorno mi risuona nella mente.
Una congiunzione che ha valore avversativo, che introduce un contrasto, un’opposizione.
Non un aggettivo – che, incastonato al posto giusto e al momento più opportuno, può dar sapore a un periodo e disegnare una gamma di eloquentissime sfumature [mi piacciono gli aggettivi, devo impormi di non pescare a piene mani dai miei preferiti, quando scrivo] – e nemmeno un avverbio [i suffissi in –mente appesantiscono troppo il periodo, mi diceva uno degli editori per cui ho lavorato e per il quale ho tradotto Black Juice, sorprendente raccolta di racconti di Margo Lanagan].
Una congiunzione. Una misera congiunzione [da qui in avanti m.c.], sinonimo di “tuttavia”, o anche di “nondimeno”.
Eppure. Ebbene sì, mi piace.
Mi piace la doppia bilabiale che è quasi un’esplosione. Mi piace – da amante delle patate – quella specie di allusione finale al purè. Mi piace perché, alle mie orecchie, suona più spontanea di un tuttavia o di un nondimeno che mi ricordano uno degli editori per cui ho lavorato e che non allargava mai troppo la bocca quando parlava, quasi temesse di veder crollare il meraviglioso impianto che il chirurgo plastico gli aveva costruito sulla pelle.
Eppure è più sbarazzina, più désengagée. Continua a leggere
Exhibitionpost / Gerhard Richter
Una piccola selezione di opere dell’artista tedesco Gerhard Richter – Dresda, 1932.
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Abstraktes Bild Continua a leggere
“La poesia del teorema di Pitagora” di Roberto PARACCHINI
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“Non ho difficoltà a immaginare un’antologia dei più bei frammenti della poesia mondiale in cui trovasse posto anche il teorema di Pitagora”, afferma Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura in “Letture facoltative” (Adelphi). E a chi domandasse scandalizzato il “perché?”, la poetessa risponde che “lì c’è quella folgorazione che è connaturata alla grande poesia, e una forma sapientemente ridotta al termini più indispensabili, e una grazia che a non tutti i poeti è stata concessa”.
Reclusioni #3 – di Marina Pizzi
estate il mito delle statue
del mare reso al secchiello
della maretta dentro la conchiglia
del molo all’infinito della zattera di cielo
vestirci di un grappolo di uva
vederci dietro una tenda
pronuba dell’ombra stenta
che dà silvano il sole
cruento altrimenti
venuto a spegnerci la vista
lo sguardo al guado solo per granello.
(Agosto 2007)
Da: Variazioni newyorkesi, di Jim Carroll
Sempre di ritorno nelle strade, devastate e bagnate,
affaticate dalla stanchezza del centro, tardo pomeriggio
quando i furbi pedoni incanalano il flusso dei taxi
o si voltano verso il cielo per staccarsi parole bagnate
dalle palpebre. Continua a leggere
Emile Faguet, Contro l’oscurità.
da “Il Manifesto”, giovedì 23 agosto 2007, p.12.
[Da un grande critico e scrittore francese una arringa rivolta a demolire quegli autori che tramite giri di frase, inversioni di senso e un certosino lavoro di sostituzione di parole pertinenti con termini oscuri, ottengono l’ambito risultato di trasformare frasi chiare in espressioni sibilline].
Clemente Rebora – da Pensieri in Le poesie, Garzanti, 1988
Ogni vero poeta (e pochissimi sono) – e a lui si aggiunga ogni artista, o semplicemente artefice, ché veramente al Divino Creatore dovremmo riservare la qualifica di Artista – è unitotale, sia pur ristretta di numero l’opera sua; egli ha in proprio il suo non comunicabile genio personale innestato nell’elemento unanime e perenne della cultura e della civiltà del suo tempo; per cui, questo elemento universale – e quanto più è purificato d’ogni ingombro contingente – lo fa diventare un classico.
13 ottobre 1956
Caduta di un gigante
di Mauro Baldrati
Nelle mani giuste di Giancarlo De Cataldo è il secondo romanzo in cui m’imbatto in un ritratto di Raul Gardini (Ilio Donatoni). L’altro è Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti (ing. Marani). Nel secondo il personaggio viene rappresentato con ammirazione, l’ing. Marani è un imprenditore outsider, un gigante anticonformista che fa proposte industriali che mettono a soqquadro l’establishment (per esempio Gardini propose di utilizzare un derivato della soja, di cui era grande produttore, come additivo per la benzina); nel primo appare in tutta la statura tragica di chi, mosso da grande ambizione, forse da un’ansia di paragone col Fondatore della dinastia, del quale ha sposato la figlia, si impegna in un gioco pericoloso, più grande di lui (accordi-ricatto con Cosa Nostra).
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Reclusioni #2 – di Marina Pizzi
Provocazione in forma d’apologo 29
Da giovane Erre maneggiava con sorridente e noncurante abilità i fuochi dell’arte propria e altrui. Oggi ha le mani piagate e la grandezza spesso lo fa arretrare inorridito.
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Bi-post / Bresson – Bunuel
“Non riesco a capire l’ossessione che alcuni hanno per dare una spiegazione razionale a immagini spesso gratuite. La gente vuole sempre la spiegazione di tutto. È la conseguenza di secoli di educazione borghese. E per tutto quello per cui non trovano spiegazioni ricorrono in ultima istanza a Dio. Però, a cosa gli serve? Dopo dovranno spiegare Dio”.
(Robert Bresson – Diario di un curato di campagna / Luis Bunuel – Da un’ intervista rilasciata nel 1962 dopo aver vinto il premio della critica al Festival di Cannes con L’angelo sterminatore)
