metromorfosi – musica cinema teatro arte scrittura tic a roma e dintorni
metromorfosi è un mensile gratuito di info-critica
2007apriletre
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2007apriletre
ADOLESCERE, SCRITTURE IN ATTESA
Questo spazio non vuole esplorare scritture giovani, di per sé compiute. Piuttosto possibilità, sguardi verso il prima, quando ancora non sappiamo chi siamo, né che cosa faremo nella vita. Quel momento in cui cominciamo a intuire qualcosa e ben presto sentiamo il bisogno di un maestro che ci insegni, che ci faccia specchiare, mettendoci in contatto con la nostra natura più profonda.
E’ uno stato in cui il narcisismo dell’artista, quel bimbo che chiede a voce alta una ricompensa, ancora tace, farfuglia. Ed è questo che mi interessa.
Vi presento alcune poesie del poeta romano Daniele Mencarelli, tratte da BAMBINO GESU’, Ospedale Pediatrico, che uscirà prossimamente nella collana di poesia di Avagliano che dirigo assieme a Andrea Di Consoli.
Claudio Damiani
T’ho salutato per sei mesi
pensandoti impiegata o segretaria
di chissà quale ufficio dentro il paese,
poi l’anziano collega mi spiegò bene
la tua vera professione dento l’ospedale,
vivere da cinque anni dietro a un figlio,
un lavoro che nessuno potrà toglierti
per quanto sarà lunga la tua vita.
Ma tu della fatica ne fai un sorriso
del sacrificio una saggezza pratica.
Oggi sulla panchina ti godi il tempo
limpido e fresco com’è d’autunno a Roma.
(Padiglione Pio XII)
***
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Come risplende il tuo lucido fato
che io ti invidio, che ti fa sereno
come la luna, argento in faccia a Dio!
Quando l’angoscia è diventata piena
in questa oscena, dura e vuota notte
te costruisco, mio fantasma amato.
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di Drugo Saya & Drugo Krauspenhaar
Per chi sarebbe, ora, suonata la campana? Quali incontri ravvicinati attendevano i nostri proci eroi? Quale prossima moritura Sally sarebbe salita sulla cima dei nostri pennoni? O… un Leslie qualunque sarebbe stato portato via dal tornado drugo? Dove si sarebbero dirette, ora, le due lucciole intriganti con Sanremo contro? Mission possible, la pulizia territoriale dello stato nemico. Continua a leggere
(Da: Robinia Blues, dario Flaccovio Editore 2004)

Marta è dotata di un equilibrio estetico naturale, che l’ha sempre immunizzata dalle reazioni scomposte e dagli sbalzi del clima. Quando gli anni Ottanta si sono portati via la nostra pretesa di rifare la Storia, si è dedicata alla calma costruzione di un’esistenza familiare, arredandola con gusto e pazienza, e io vi ho trovato rifugio. Non che sia stato sempre un’edera al suo fianco: un tempo sapevo stupirla, e lei mi lasciava intravedere la sfrenatezza nascosta nel suo stile.
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Nella sua professione di ginecologa ha assistito a scene davvero commoventi, ma questa le mancava davvero: dopo aver seguito la nascita di una bimba destinata all’adozione, al padre naturale è bastato tenerla in braccio pochi istanti per decidere di tenerla sempre con sé.
di Francesca Matteoni

I
Dai rigagnoli il fiume incrosta le scarpe –
il residuo di scantinati molli
di stalattiti sciolte nelle condutture.
Le case grandi, abbandonate sanno
di pioggia, di bosco inesplorato, cattedrali.
Gocciano nei capillari la trama
di un’ignoranza fitta, primordiale.

1 – Il cuore che ho tatuato sul petto è un cammeo del perdono.
Sette le spade che lo trafiggono in una nuvola di fumo.
Io non so di me, ma tento di dire per gli altri.
Nell’enigma mi dibatto; in quella culla di speranza che il certo ha trasformato nell’abbaio di un cane… perché io non voglio sapere di me, ma delle fragili conclusioni di chi mi sta dinanzi. Se conclusione può esistere, se l’osso non ha già strangolato, quel bastardo a 4 zampe.
Sempre più l’automatizzazione della produzione, e più in generale la possibilità di affidare alle macchine e ai computer pressoché ogni tipo di lavorazione e di attività, richiede quantità irrisorie di forza-lavoro umana. Perché dunque tutti non dovrebbero poter approfittare della ricchezza prodotta dalle macchine e del tempo liberato dal lavoro?
Per E.
l’anima
questa messa spopolata
dove solo dio è in ginocchio
questo scheletro
fatto di parole e non di ossa.
l’anima
questa misteriosa nemica
che portiamo dentro
e che alcuni vorrebbero salvare
e farla arrivare intatta chissà dove.
invece deve restare qui
nella casa del mondo
come il fiore che sta per nascere
stanotte
restare qui insieme a noi
e consumarsi interamente
nella religione dei nostri baci
e delle nostre lotte.
Ahi che la Tigre,
la tigre Assenza,
o amati,
ha tutto divorato
di questo volto rivolto
a voi! La bocca sola
pura
prega ancora
voi: di pregare ancora
perché la Tigre,
la Tigre Assenza,
o amati,
non divori la bocca
e la preghiera…
*
Pedalando in solitudine
attraverso campi d’erba alta
in una pioggia di fiocchi di cotone
in mezzo a tanta bellezza
sento solo un sordo dolore
che la brezza non scalfisce
un piccolo dolore
che non finisce.
*
Per sapere se è arrivata davvero
la primavera
in mancanza di almeno
due rondini
vanno lo stesso bene
cinque passeri saltellanti
sul mio balcone?
*
Eravamo felicemente brilli
la luce d’aprile nei tuoi occhi belli
e le carezze e i mille baci alla Catullo…
Peccato che hai dimenticato sul tavolo
la poesia che t’avevo dedicato.
Da “Temporali”, I protagonisti, (collana Zerozerosud a cura di Michele Trecca), Foggia 2002

In un recente articolo P.G. Oddifredi si domanda se la matematica sia il linguaggio della natura o sia stato l’uomo a imporgliene uno fittizio. Diciamo che il quesito andrebbe riformulato spostandone i termini, per chiedersi piuttosto se la matematica è davvero strumento di conoscenza perfetta o invece è inganno, un artificio della mente con cui rimuovere l’orrore del divenire. A sostegno della rispettabilità della matematica va detto che nulla esclude, riguardo il divenire inteso come caos, che esso ci appaia tale perchè non ne conosciamo i meccanismi espressivi. Ma è pur legittimo metterne in discussione la sacralità quando scopriamo di non possederne uno straccio di modello che illustri l’atto fondativo dell’universo, l’arcinoto Big Bang.
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di Mauro Baldrati
Il ghiaccio esplose come se un enorme geiser irrompesse all’improvviso dal basso e perforasse con la sua potenza e il suo calore la spessa calotta di ghiaccio.
Il demone emerse nella tormenta che spazzava la grande spianata. Il vento che soffiava a centocinquanta chilometri orari sferzò il corpo massiccio e lo incrostò immediatamente di ghiaccio.
Come divertire, il rapporto tra narrativa e tecnologia: saranno alcuni degli argomenti di un incontro che prevede un continuo confronto con il pubblico. Secondo appuntamento alla Biblioteca Lorenteggio (a Milano in via Odazio, 9), sabato 31 marzo alle ore 18.00 con l’autore di fortunati bestseller Gianni Biondillo e lo scrittore di culto Franz Krauspenhaar autori amati da critica e pubblico e in grado attraverso il Blog Nazione Indiana di allargare gli orizzonti della narrativa.
TRADOTTI DAL SILENZIO # 2 – René CHAR
“Piegati soltanto per amore.
Se muori, continuerai ad amare.”
*
“Perché ho tradotto, o cercato di tradurre nonostante i rischi, René Char? Quale simpatia irresistibile mi ha spinto al tentativo – il più delle volte disperato, almeno per i miei mezzi – d’un’imitazione italiana? Dico imitazione perché mi rendo conto che una restituzione perfetta rimane sempre, quando si tratta di poesia traslata, una chimera, non fosse che per l’inevitabile usura che le parole, come le monete, subiscono attraverso il cambio.
Vanvera era un simpatico ragazzino, dai capelli misti, che finivano in domande? ed esclamazioni!. Aveva una sorella gemella di nome Logica, che ovviamente era completamente diversa da lui… tranne per il fatto che entrambi indossavano calzini a righe. Logica era bravissima in Costruzioni Astratte: costruiva case, castelli e palazzi così perfetti che le persone riuscivano a toccarli, impiastricciandosi con il cemento fresco. Continua a leggere
bel riparo si aggiunge alla scena, non
dispiace. se Medusa viene, fa di smalto
chi guarda
la verità locale, chi esalta
in sé la pronuncia grossa. è il modo
che sembra gelo. Quando ti abbiamo visto
affamato, che eri nudo, quando?: dove
è una somma di diversità strane. Come
è, in terra, il grigio e nero, a fronte
del giorno, e il suo lavoro. L’impatto,
che il mare ha, a confronto del bersaglio
mancato; e la vita dedicata; il Nastro
parlato da Rosaria; e mio popolo, urla mio popolo,
ripete mio popolo, e perché mi lasci?
da venti sonetti, La camera verde, Roma 2006 – immagine di patrizia bianchi